Sisma, quello che si dice e non si fa:
il mancato coinvolgimento dei sindaci
provoca errori e ritardi

IL COMMENTO - Lo hanno ammesso i primi cittadini del Pd. I nuovi fatti e i nuovi personaggi del cratere: da Peppina al nuovo commissario Paola De Micheli. Finora si è lavorato per portare le famiglie il più lontano possibile dai luoghi di residenza, per costruire le casette in ritardo, per mantenere il più a lungo possibile le “zone rosse”, per rallentare la rimozione delle macerie. Le scelte dell’Erap nel reperire alloggi condizionate dal “futuro dell’edilizia residenziale pubblica marchigiana”? I fondi raccolti con gli Sms destinati a scuole e strade che dovrebbero essere a carico dello Stato. Appello del sindaco di Camerino per rifinanziare la microzonazione sismica di terzo livello
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

In questa puntata cercheremo di evitare riferimenti al “calvario” che stanno subendo i terremotati per chiosare alcune dichiarazioni ma anche comunicati di personalità di primo piano o di enti del territorio. 

E partiamo dall’operazione portata a termine, in tempi record, dall’Erap per reperire 439 alloggi fuori del cratere e 523 nei Comuni del cratere da destinare ai cittadini terremotati che necessitano di un alloggio. Facciamo il caso di un cittadino sui 40/50 anni che ha moglie e figli in età scolare. Pensate voi che preferirà località nel cratere anziché Fermo, Recanati, Morrovalle o Sant’Elpidio a Mare (centri tutti fuori dal cratere), dove ci sono scuole, ospedali non troppo lontani e maggiori possibilità di trovare lavoro (per sé e domani per i propri figli)? E lo stesso discorso vale per un giovane che vuol mettere su famiglia. Può portare la moglie, che prima o poi avrà un figlio, a cento chilometri di distanza dal più vicino ospedale (come successo a quel giovane padre che da Visso in piena notte ha dovuto portare la moglie in auto fino a Macerata per un parto prematuro)? Ma anche un anziano intenzionato a morire nel suo paese d’origine può rassegnarsi ad andare ad abitare in una cittadina diversa dalla sua anche se è sempre nel cratere? Per evitare questo la Regione Umbria ha individuato abitazioni soltanto all’interno del cratere. Mentre per quanto riguarda le Marche, da un comunicato ufficiale (evidentemente per un lapsus di chi l’ha scritto) è emerso che l’obiettivo dell’Erap era quello di realizzare un’operazione imponente “che segnerà positivamente anche il futuro dell’edilizia residenziale pubblica marchigiana”. Ovviamente dietro il paravento di “dare un’immediata risposta alle famiglie”. Ma questa è solo una malignità. Tuttavia a pensar male spesso ci si indovina…

Peppina, occhi rossi e grande dignità, mentre aspetta di andarsene

La vicenda della 95enne Giuseppina Fattori, terremotata della frazione San Martino di Fiastra, sfrattata dalla sua casetta in legno, costruita dai familiari in emergenza per non farla morire di caldo nel suo vecchio container (quello del terremoto ’97), ha commosso tutta Italia e la notizia è finita anche nei quotidiani e telegiornali stranieri. Sicuramente ha ragione la Procura della Repubblica di Macerata, non ci sono dubbi. Ma tutto quanto sta accadendo a Fiastra addolora se confrontato con quanto si verifica in Campania, il cui presidente di Regione, Vincenzo De Luca ha ammesso che nel suo territorio ci sono 70mila abitazioni abusive. Nel frattempo è stata approvata al Senato (ma non ancora alla Camera) la legge Falanga, nota come Legge sulla priorità delle demolizioni. Nella stessa tra l’altro si legge: “Nel caso di abuso edilizio di necessità, quindi perpetrato da chi non ha la disponibilità di altre abitazioni, la demolizione non potrà essere ordinata a prescindere dalla tipologia della costruzione o del luogo in cui essa sorge. Le abitazioni abusive abitate da chi non ha altro alloggio dovranno essere segnalate al Comune così da essere identificate ma non saranno abbattute”.

Paola De Micheli

E’ comunque da sottolineare positivamente le dichiarazioni rilasciate dal nuovo commissario per la ricostruzione, il sottosegretario Paola De Micheli, che dopo aver visitato alcuni comuni terremotati e parlato con i sindaci ma anche con gente del posto si è subito resa conto dei più gravi problemi del momento. Infatti lei tra l’altro ha detto: “Il problema di questi centri più colpiti mi è chiarissimo. Il rischio è che se la ricostruzione non parte subito nelle zone sostanzialmente rase al suolo come Muccia, queste comunità non si ritrovino più. Se le cose non si fanno subito, dopo passano gli anni e le persone si reinsediano in un altro posto, i loro figli si trovano nuovi amici e frequentano altre scuole. Sono perfettamente consapevole di questo”. Sono riflessioni sacrosante, solo che cozzano con quanto è stato fatto fino ad oggi. Infatti si è lavorato per portare le famiglie il più lontano possibile dai luoghi di residenza, di costruire le casette in ritardo (le Marche sono ultime rispetto a Umbria e Lazio) in particolare dopo l’inizio dell’anno scolastico, di mantenere il più a lungo possibile le “zone rosse”, di non far intervenire tempestivamente il Genio militare dell’Esercito per rimuovere le macerie ad integrare il lavoro del Cosmari (come è stato fatto per Arquata e Castelsantangelo), di far avviare i lavori per il ripristino della Valnerina dopo un anno ecc. ecc.

Un esempio su tutti. C’è un albergo al centro di Camerino, con relativo ristorante e con una dotazione di 50 camere, rimasto perfettamente efficiente. Ebbene non si è fatto nulla per consentirgli di riprendere l’attività perché inchiodato nella “zona rossa”. Eppure erano 50 camere che, se non potevano ospitare 50 famiglie, sicuramente potevano ospitare almeno 50 persone. Ed erano cinquanta cittadini, o magari 50 studenti, che potevano evitare la…deportazione. Ma c’è di più: qualche famiglia è riuscita a rientrare nei propri appartamenti non danneggiati al centro di Camerino, ma non possono abitarvi perché non può essere ripristinata loro l’erogazione dell’acqua. Tutti figli di un dio minore? Altro evento significativo è stato la rinuncia della Camera di commercio di Macerata ad associarsi all’ente camerale di Fermo per presentare ricorso al Tar contro la creazione, per tutte le Marche, di una sola Camera di commercio. Legittimamente 23 consiglieri (contro due) hanno convenuto di non far ricorso sostanzialmente “per evitare una rottura istituzionale con la Regione”. Tutto è bene quel che finisce bene ma qualcuno dei consiglieri, sottovoce, sicuramente avrà mormorato: “veramente è stata la Regione a dichiararci guerra forzando Ascoli ad allearsi con Pesaro e Ancona”. Qualcuno potrà chiedersi: E questo che c’entra con il terremoto? C’entra perché l’idea originaria della Camera di commercio Marche sud (come sottolineato anche in una lettera inviata direttamente al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni dai tre sindaci delle città capoluogo di provincia) era proprio quella di unificare le tre Camere di commercio per destinare più fondi possibili alla rinascita dei Comuni terremotati. E’ andata diversamente. Pazienza.

La riunione dei sindaci del Pd

C’è stata una riunione di dodici sindaci del Pd della nostra provincia ed alla fine è stato approvato un documento in cui si parla di tutto e anche del terremoto. E la frase più interessante è la seguente: “Il vero problema della gestione dell’emergenza è stato il poco coinvolgimento dei sindaci nelle decisioni, personalismi di un Comune o di un altro hanno fatto prendere strade spesso difficili da giustificare”. Parole sante ma era scontato che ciò avvenisse dal momento che tutte le decisioni vengono accentrate a Roma e che sono state esautorate le Province che potevano fare da coagulo per tutte le istanze avanzate dai Comuni. I sindaci invece sono andati allo sbando e ognuno ha pensato per sé. Ha sollevato poi un polverone il sindaco di Amatrice con il problema sull’utilizzo dei fondi raccolti con gli sms. E tutto si è chiarito con la dichiarazione di Anna Finocchiaro, ministro per i rapporti con il Parlamento, la quale ha detto: “I circa 34 milioni di euro, di cui 23 milioni raccolti con gli sms e oltre 11 milioni provenienti da donazioni dirette…sono stati utilizzati nel rispetto delle procedure”. L’assegnazione dei fondi è avvenuta da parte del Comitato dei garanti “sulla base delle proposte presentate dalle Regioni, in accordo con i comuni”. Quindi tutto in regola? “No – sostiene il sindaco di Amatrice – perché quei soldi erano stati donati dai cittadini in favore dei terremotati. E invece sono finiti in favore dello Stato”. Infatti la maggior parte dei fondi sono stati destinati a scuole, ad una sede comunale e ad una strada. Opere queste che sono a carico dello Stato.

Tra gli altri investimenti previsti ci sono 7 elisuperfici. Ma è dal terremoto del ’97 che si era capito che in un’area priva di arterie veloci e di treni è indispensabile una rete di elisuperfici vuoi per le emergenze vuoi per esigenze di soccorso sanitario. Sono passati 20 anni e si sono attese le offerte dei cittadini per provvedere a questa carenza? Ma non poteva essere diversamente perché la divisione dei fondi è stata fatta dal “Comitato di garanti”, sicuramente tutti romani e nessuno dei quali magari avrà mai visto i Sibillini neppure in fotografia. In un precedente articolo avevamo accennato alla carenza di fondi per la microzonazione sismica di terzo livello. Una operazione indispensabile per ricostruire in sicurezza. Ebbene è da registrare con piacere che il sindaco di Camerino Gianluca Pasqui ha segnalato al commissario per la ricostruzione Paola De Micheli, al presidente della Regione Marche e al responsabile dell’Ufficio ricostruzione “la necessità di provvedere ad opportune risorse per un piano di microzonazione sismica di terzo livello completo” non limitato al solo centro urbano perché “a Camerino il sisma ha causato danni ingenti in tutto il territorio comunale…”

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