Terremoto, il sindaco Falcucci:
“Stanco dopo questi 10 mesi,
siamo un comune in rianimazione”
CONVEGNO - Il primo cittadino di Castelsantangelo: "Il 24 agosto abbiamo rischiato grosso tra le macerie insieme a mio figlio e alla mia nipotina di tre anni. Oggi mi sento costretto a prendermi colpe non mie. Occorre una risposta differenziata per aree e danni. Un commissario per gli Affari marchigiani come 20 anni fa? Sarebbe una buona idea". E a Tolentino l'ex sindaco Ronchetti propone una legge sullo smaltimento delle macerie per tutti gli eventi tellurici

Il giornalista Maurizio Verdenelli con il sindaco Mauro Falcucci

di Maurizio Verdenelli
(foto di Luciano Carletti)
“Sono stanco. Dal 24 agosto quando abbiamo visto crollare tutto io, mio figlio e la mia nipotina Chiara di 3 anni, mi sento come un cireneo coperto di insulti e costretto a prendersi colpe non proprie”.
“Siamo in rianimazione, un coma naturale: abbiamo bisogno di risposte concrete per non staccare la spina. Il paese è fantasma: eravamo in 277 l’estate scorsa, 22 chiese, ed un patrimonio edilizio capace di ospitare 1.200 persone. Siamo colpiti duramente da undici mesi, ma lottiamo ancora, crediamo che alla fine ‘arriveranno i nostri’. Il 93% delle nostre case è distrutto, la maggioranza della popolazione è adesso a Roma, altri come zombie, lungo la costa. Gli anziani mi chiedono di aiutarli a morire a casa loro: non gli resta molto e questi mesi li hanno indeboliti ancora di più. Abbiamo beni culturali notevoli a grave rischio d’estinzione, l’intera opera di un maestro come Paolo da Visso e l’altro giorno a Valleinfante hanno scoperto, sotto una crosta, un’opera addirittura antecedente, databile al 1.200. Un diamante nel ‘fango’ della distruzione”.
“Noi? l’ho detto a suo tempo a Matteo Renzi: siamo politicamente e socialmente un’enclave adiacente alla Provincia Autonoma di Norcia, eppure Abbondanza Claudia dè Reguardati, la madre di San Benedetto era nata a nord del nostro paese”.
Parole (e musica rock) di Mauro Falcucci, sindaco di Castelsantangelo sul Nera, due terremoti, il viso scavato, dentro forse uno struggimento ‘mortale’ eppure con tutta la voglia di resistere per quel ‘cordone ombelicale’ che lo tiene legato al comune più lesionato. “Nel ’97, il sisma ci colse durante una seduta dell’assise comunale, terminato poi all’aperto” ricorda il maceratese Luigi Staffolani, a quei tempi consigliere e candidato sindaco (perdente) di Falcucci, presente anch’egli ieri sera all’Orto dei Pensatori. Dove l’associazione ‘Dialoghi’ del professor Francesco Giacchetta ha tenuto la seconda tappa dedicata a ‘Luoghi da abitare’ tra Macerata e i Sibillini. Intervistato da chi scrive, davanti ad un pubblico partecipe ed emozionato (“Hai visto quanto è provato? Lo si legge dal volto scavato, dagli occhi…” il commento sottovoce) Falcucci non ha rinunciato all’attacco, lui è un combattente forgiato da due eventi tellurici: forse troppi per una sola vita da sindaco italiano.
“L’altro giorno, alla riunione, l’ho detto al governatore Ceriscioli: occorre un nuovo impianto di ripartenza. Non si possono considerare alla stessa stregua i 131 comuni del cratere di 4 regioni diverse: tutti uguali pure gli 87 municipi marchigiani. Occorre una risposta differenziata per aree e danni, correggere il potere decisorio. Insomma c’è bisogno di uno strumento nuovo. Nel ’76 nel Friuli furono assunti come funzionari regionali i sindaci dei comuni terremotati e create due fasce. Adesso ci sia una legge dello Stato che contempli i casi di catastrofe”.
Che dice di un commissario unicamente per gli Affari Marchigiani, come fu vent’anni fa il governatore D’Ambrosio?
“Sì, sarebbe bene”.
Quando pensa che si concluderà questa ricostruzione?
“Fra 10, 15 e forse 20 anni”.
Castelsantangelo esisterà ancora?
“E’ stato sempre un paese attivo con posti di lavoro. Nerea, la Casa di riposo, attività turistiche. Occorre che la gente sia consapevole che qualcosa dovrà cambiare per continuare ad esistere e resistere nello stesso luogo. E penso alla riperimetrazione, visto che la morfologia dei luoghi ha subito una modifica data la vastità del fenomeno tellurico. Non vogliamo seppellire solo i nostri morti o costruire abitazioni che magari tra vent’anni serviranno solo come seconde case: necessario riportare il lavoro. E bisogna per questo cambiare molto, occorre, ripeto un nuovo impianto per procedere il più velocemente possibile, perché dopo quest’estate ci sarà un nuovo inverno. Il 14 novembre intanto inauguriamo i nuovi spazi per gli uffici comunali”.
Tra il pubblico c’è Ovidio Monaco, storico del centro montano: in giardino gli è crollato parte del campanile della chiesa. Dice: “Intanto si faccia ciò che è possibile fare, i lavori già autorizzati. Recuperare le macerie ancora utilizzabili senza un inutile smaltimento”. Falcucci ha lasciato ieri sera anzitempo l’uditorio, per rientrare in famiglia a Fano, con una promessa: “Ritorneremo sotto le montagne. Pure i nostri ragazzi vogliono studiare e crescere all’ombra dei Sibillini. E’ scomodo, lo so, ma siamo abituati ai disagi delle zone interne”.
Le successive comunicazioni all’Orto dei Pensatori sono state di pari intensità e drammaticità. Per gli escursionisti o i semplici amanti della montagna, incuranti dei divieti sindacali posti all’inizio dei percorsi, il rischio è gravissimo. E si chiama: materia sospesa. Il riferimento è per i massi, le grandi pietre staccatesi e in equilibrio precario che le continue scosse telluriche, anche micro, rischiano di far precipitare ogni momento lungo i crinali. “Vietato è arrivare ai laghetti di Pilato: c’è un pericolo enorme di frana soprattutto in corrispondenza di Palazzo Borghese e de Le Svolte” dicono Renzo Marianelli, capo stazione del Soccorso alpino e il geologo Andrea Antinori, Cai di Macerata. In una parola: i Sibillini sono ‘chiusi’. “E se dai versanti maceratesi ancora alcuni sentieri sono percorribili, risulta del tutto out la parte ascolana”. “Tutti passano –dice ancora Marianelli- bisogna essere invece rigorosi come in Germania”. A Foce di Montemonaco, semidistrutta dal terremoto, dove vivono ancora sette persone, arrivano continuamente a fine settimane auto di escursionisti che s’incamminano verso i laghetti un po’ sprofondati”.
All’Infernaccio, inoltre, dopo le prime scosse si è formato un lago. “Vanno tutti là a farsi i selfie, rischioso”, poi una provocazione verso il pubblico dai due esperti di montagna: “Lo prosciughereste?”. Pollice alto: lago da salvare, tenendo presente il passaggio per le persone.
Sono giorni intensi, questi di dibattiti, sulla ricostruzione. A Tolentino, davanti ad un pubblico, l’altra sera si è parlato di uno dei punti caldi del post sisma presente anche il sindaco di Muccia, Mario Baroni. E’ stato in occasione della presentazione a cura di Frank Tiberi (‘La città del sole’ con la Bottega del Libro) dei volumi ‘Una tragedia dimenticata’ (presente Luciano Magnalbò), ‘La Sibilla’ (con l’autore Americo Marconi che ha presentano due impressionanti fotogrammi sui Sibillini: il profilo di Cecco e il Drago di fuoco), ‘La maschera delle ombre’ (Maurizio Angeletti) e ‘Il ragazzo dell’altipiano’, biografia di Venanzo Ronchetti. “L’ingegner Cesare Spuri sta facendo un grande lavoro – ha detto il ‘sindaco del terremoto del ‘97’- E lo fa nonostante le difficili normative e la burocrazia raddoppiata”.
I sindaci di adesso?
“Noi facevamo squadra sempre e dovunque spostandoci come un uomo solo laddove ci fosse stato da conoscere nuovi regolamenti o chiedere chiarimenti…”
Auspicio finale, Ronchetti?
“Che a proposito dello smaltimento delle macerie, si faccia una legge nazionale che valga per tutti i terremoti”.












