“Siamo tutti reduci, torniamo sempre”
Antonio Rezza arriva a Borgofuturo

RIPE SAN GINESIO - Lo spettacolo Pitecus, scritto dal poliedrico regista insieme a Flavia Mastrella, in scena sabato 8 alle 21,25 nell'arena La Cava. "Scritto inizialmente vent'anni fa, ma è più moderno ora di prima"

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Antonio Rezza nello spettacolo Pitecus

 

di Leonardo Giorgi

«Siamo tutti reduci, non c’è nessuno che riesce a non tornare. Quando uno si mette in cammino, se si gira ritorna». Il regista, scrittore e attore Antonio Rezza spiega così la “sua” figura del reduce, il tema dell’edizione di quest’anno del festival Borgofuturo di Ripe San Ginesio. Sarà proprio lo spettacolo Pitecus di Rezza e Flavia Mastrella l’evento clou della serata di domani sera (sabato 8) della kermesse. I personaggi nevrotici e poliedrici dell’opera saliranno sul palco alle 21,25 sul palco dell’arena La Cava. Uno spettacolo nato vent’anni fa, «ma che è più moderno ora di prima» sottolinea il regista. «Quando lavori a un’opera – spiega Rezza in riferimento al continuo lavoro di scrittura che da trent’anni affronta e vice con Flavia Mastrella -, quella diventa una parte del tuo corpo che viene rappresentata continuamente anche vent’anni dopo. Diventa un linguaggio universale». Lo spettacolo si inserisce proprio nella sezione “Vent’anni” del festival, che vede al centro i reduci (principale tematica del festival) dalla società dei consumi e dell’individualismo. Nella stessa sezione anche lo scrittore Aldo Nove che, sempre domani alle 18,30 nello Spazio incontri, parlerà dei reduci e della progressiva accelerazione della società dei consumi, giunta ad intaccare ogni sfera dell’umano, partendo dalla sua prima raccolta di racconti, Woobinda, uscita nel 1996. Arrivato a Ripe San Ginesio, Rezza dedica un pensiero anche agli abitanti e all’attualità di un territorio, reduce (appunto) di mesi di terremoti che hanno devastato molte zone dell’entroterra maceratese. «Li sentiamo vicini – afferma -. Io trovo assurdo che nelle zone rosse dei paesi terremotati si possa dare la possibilità di entrare alle troupe cinematografiche e non ai parenti delle vittime del terremoto per andare a prendere un ricordo o qualcos’altro. Il fatto è che la tragedia crea denaro ed è assurdo. Dopo la commozione, in questi casi, si crea un giro economico. Ma le persone stanno facendo capire che unendosi, come nel caso delle proteste contro i vaccini obbligatori, il potere si può fermare e le cose possono cambiare».

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