Borghi: “Sperimentare nuovo sviluppo
Evitiamo i paesi presepe”
MACERATA - Il coordinatore nazionale per l’attuazione della strategia delle Aree interne è intervenuto ieri sera nel corso dell'incontro organizzato dal Circolo Aldo Moro. I residenti dei comuni del cratere per qualità della formazione e del lavoro non sono secondi a nessuno. Sargolini (Unicam): "Va compreso per chi dobbiamo ricostruire"

Da sinistra Massimo Sargolini ed Enrico borghi

di Federica Nardi
(foto di Fabio Falcioni)
Nel cratere maceratese in quanto a qualità della formazione e del lavoro la popolazione non è seconda a nessuno, anzi. Secondo i dati presentati ieri durante gli incontri del circolo Aldo Moro all’hotel Claudiani dall’economista Marco Marcatili, il nostro entroterra batte non solo i piccoli Comuni con popolazione simile ma anche il capoluogo in quanto a visione strategica e capacità di sviluppo. Un punto di partenza che insieme all’intervento del sociologo Massimiliano Colombi ha dato il la agli ospiti della serata: Enrico Borghi, coordinatore nazionale per l’attuazione della strategia delle Aree interne e Massimo Sargolini, docente Unicam di Urbanistica e componente del comitato tecnico-scientifico di Vasco Errani. Un politico e uno scienziato a confronto su quella città diffusa che in provincia rende i confini con la campagna labili e lo sviluppo legato a doppio filo con politiche che tengano conto della complessità. Soprattutto ora, con la ricostruzione da fare e immaginare. “È un momento delicato di metamorfosi – ha detto Borghi -. O pensiamo che le aree interne siano una landa di sfigati da assistere, pensiero che non porta da nessuna parte, oppure possiamo pensare che la crisi permetterà al territorio di sperimentare una nuova modalità di sviluppo. Bisogna archiviare il dov’era com’era e pensare al dov’è e come sarà. Per evitare la presepizzazione dell’Italia centrale serve però che a deciderlo siate voi”. Anche per Sargolini “c’è una grande opportunità di sviluppo in questo momento storico, ma non si può pensare alle aree interne come a un sistema omogeneo. C’è complessità, che non piace a molti politici perché non è redditizia e non dà risultati immediati”. Il problema per il docente Unicam non è tanto dove ricostruire “ma per chi. Chi saranno le comunità? Bisogna smettere di dire che il periodo di transizione dopo il terremoto sarà breve, si creano solo tensioni. Sarà lungo e non dobbiamo né trasformare i paesi in presepi né disperderci nella globalità”. E in fase di progettazione “dalle comunità non dobbiamo avere solo un lasciapassare, ma le idee e la genialità”. Uno spunto anche per l’intervento del arcivescovo di Camerino Brugnaro, che ha ricordato come “l’impoverimento delle comunità non è iniziato dal terremoto” e ha aggiunto, sempre nel segno della programmazione del territorio: “Ho più di 300 chiese, devono essere tutte ricostruite?”.




