Storia di Mireille e di altre prostitute
internate a Petriolo, Pollenza e Treia

MACERATA - Un convegno organizzato dall'Istituto storico fa luce sul fenomeno e sulla sua evoluzione nell'Italia contemporanea. L'appuntamento è per giovedì 25 e venerdì 26 maggio alla biblioteca Mozzi Borgetti

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Annalisa Cegna

di Annalisa Cegna*

Durante la Seconda guerra mondiale il fascismo relegò a vario titolo molte donne, italiane e straniere, in appositi campi di internamento.
Il regime istituì i campi in cui segregarle tra le Marche (Petriolo, Pollenza e Treia, tutti in provincia di Macerata), il Molise (Casacalenda e Vinchiaturo in provincia di Campobasso), la Campania (Solofra in provincia di Avellino) e l’Abruzzo (Lanciano, in provincia di Chieti, che però fu un campo femminile soltanto fino al febbraio del 1942). Molte furono, dunque, le recluse che sostarono anche nei campi della provincia di Macerata, nei quali furono detenute anche un numero significativo di prostitute.
Durante il Ventennio la prostituta costituiva per il fascismo una minaccia per l’ordine pubblico, per la moralità e per la salute. Per proteggere la comunità, si organizzarono i bordelli come veri e propri luoghi di segregazione e si tentò di colpire duramente le donne che esercitavano il meretricio fuori dalle case chiuse. Con l’ingresso dell’Italia nel Secondo conflitto mondiale, tanto la prostituzione clandestina, quanto quella esercitata nelle case chiuse divennero, agli occhi del regime, un vero e proprio pericolo per il paese, soprattutto quella praticata in prossimità di accampamenti militari. In primo luogo perché si temeva che le meretrici si potessero rivelare delle spie pronte a carpire segreti ai militari che le frequentavano e, in secondo luogo, per questioni di carattere igienico-sanitario, dal momento che si paventava il dilagare nell’esercito delle malattie veneree. Ecco, dunque, che molte di queste donne vennero arrestate e, successivamente, rinchiuse anche nei campi fascisti del maceratese.
Tra le tante loro storie salta all’occhio quella di Mireille, cittadina francese di 27 anni, originaria di Nizza ma residente a Roma da diversi anni, che venne internata nel luglio 1940, insieme alla sorella.
prostituzioneLa donna, ricoverata più volte per tubercolosi, nella mattina del 24 settembre 1942 tentò di togliersi la vita all’interno del campo di Pollenza. Le autorità della struttura così documentarono l’accaduto: «Stamane poco dopo la comunicazione avuta del rifiuto, da parte del Ministero, della sua domanda di trasferimento per motivi di salute, è stata trovata nel gabinetto del secondo piano in stato di incoscienza e rigidità delle membra. Da alcune macchie di colore scuro sulla bocca e sul mento si presume che abbia ingerito una certa quantità di laudano […]. Poiché l’internata in parola assolutamente non vuole più stare in campo di concentramento, ciò che fa pensare possa ripetere l’atto insano, prego di voler provocare l’immediato suo allontanamento da qui». Mireille venne trasferita e di lei si perdono le tracce, come per tante altre internate passate nel nostro territorio durante la guerra.

*Annalisa Cegna, direttrice dell’Istituto storico di Macerata

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Della storia di Mireille e di tante altre si parlerà durante il convegno di studio dal titolo “La prostituzione nell’Italia contemporanea”. L’evento organizzato dall’Istituto Storico di Macerata, l’Università di Macerata e la Commissione pari opportunità della Regione Marche, hsi terrà nei giorni 25 (dalle 15 alle 19) e 26 maggio (dalle 9 alle 13), nella Biblioteca Comunale di Macerata.


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