La pipì esige gratitudine,
se viviamo è merito suo

MOVIDA E MULTE - Una funzione fondamentale che riguarda tutti gli animali, compresi gli esseri umani. E talmente seria che ci si può perfino scherzare

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di Giancarlo Liuti

Siccome la Movida è anche una“Bevida” soprattutto di birra e siccome la birra ha alte proprietà diuretiche, fra le questioni di pubblica attualità si è ultimamente inserita, a Macerata, pure la pipì. Mi scuso subito coi lettori se stavolta mi occupo di un argomento che può apparire inverecondo, ma vi sono costretto della circostanza che la pipì sta entrando sempre più spesso nella cronaca cittadina con episodi talmente seri da coinvolgere carabinieri e codice penale. In concomitanza con la Movida di alcune notti fa, infatti, due giovani – un lui e una lei – sono stati sorpresi dalla “Benemerita”mentre facevano pipì in un vicolo di corso della Repubblica, la qual cosa, trattandosi di “atti contrari alla pubblica decenza”, gli costerà una multa di almeno 3.300 euro a testa (leggi l’articolo).
Episodi seri, ho detto, ma stavolta ne farò oggetto di considerazioni scherzose perché resta pur vero che la diuresi, ossia il fare pipì, rientra fra le funzioni fondamentali per la vita di ogni animale, esseri umani compresi, tanto che senza pipì si finisce per morire, ma tale funzione, se svolta fuori di casa, comporta questioni sulle quali è interessante soffermarsi per la diversa postura che distingue il genere maschile da quello femminile. Nel caso dei maschi, infatti, basta servirsi anche in piedi di quel “rubinetto estraibile” che ciascuno di loro possiede, mentre per le femmine la cosa è un tantino più complicata, trattandosi di tirarsi su la gonna se s’indossa una gonna o di tirarsi giù i pantaloni se s’indossano dei pantaloni, dopodiché accovacciarsi con le spalle a un muro. La pipì femminile richiede insomma del tempo, e non poco visto che di pipì bisogna farne, mediamente, quasi un paio di litri al giorno.

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Bagni pubblici in via Roma

A Macerata esistono sei “bagni pubblici”, uno in viale Trieste, davanti allo Sferisterio, uno all’inizio fra via Roma e corso Cavour, uno in via Berardi, uno ai giardini Diaz, uno alla stazione ferroviaria e uno all’altezza di piazza Pizzarello presso il terminal dei pullman di linea. Sufficienti? Abbastanza. Puliti? Mica tanto. Però con alternative, visto che il favore di un salto al gabinetto non lo si nega ai clienti dei bar e di vari negozi. Ma non è questo il punto che m’interessa. Ripeto infatti che sulla pipì intendo scherzare. E non sarò certo il primo, visto che la pipì, specie quella dei bambini, è protagonista anche di numerose e allegre canzoni, come “Mi scappa la pipì papà / mi scappa la pipì papà” o “Ed io che sono Carletto / l’ho fatta nel letto per fare un dispetto / a mamma e papà”. Fra l’altro questo della presenza urinaria nella musica leggera è un fenomeno piuttosto sorprendente, tanto da far pensare che nella canzone la pipì gareggi, ovviamente in secondo piano, col protagonista assoluto, vale a dire l’amore. Ma la pipì fa la sua comparsa anche nella poesia e basti citare il trecentesco poeta Cecco d’Ascoli che con un grato pensiero al Creatore la mette addirittura in rima: “Chi l’acqua beve / e per virtù divina / senza lo suo voler subito orina”. Onore, dunque, alla pipì. Le dobbiamo la vita.

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