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“Due epoche di risate” a Montelupone

A Palazzo dei Priori in corso una mostra sul Marc’Aurelio, il giornale satirico che ha raccontato i cambiamenti della società italiana dal periodo fascista agli anni del “boom” economico

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La mostra su Marc’Aurelio allestita a palazzo dei Priori

 

di Alessandro Feliziani

Quella che ha raccontato la politica, i mutamenti sociali e di costume attraverso la satira è stata una delle “pagine” più fortunate della stampa in Italia tra la fine dell’Ottocento e la metà del secolo scorso. Pietra miliare del giornalismo satirico è stato il Marc’Aurelio, famoso periodico cui Montelupone dedica una mostra in corso a Palazzo dei Priori. Allestita dal Centro studi Galantara e curata da Fabio Santilli, la mostra può essere visitata (ingresso gratuito) fino al prossimo 18 settembre. Il merito e la fortuna del Marc’Aurelio sono stati quelli di riuscire a fare giornalismo e “passare in sordina gli sfottò politici”, sottraendosi alla censura del periodo fascista. Anzi, la sua massima diffusione fu raggiunta proprio dalla metà degli anni Trenta fino alla vigilia della caduta del fascismo, quando in piena seconda Guerra mondiale dovette sospendere le pubblicazioni, per poi ritornare in edicola dopo la Liberazione.

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Una delle prime pagine del Marc’Aurelio durante il periodo fascista

Nel periodo prebellico il giornale arrivò a vendere oltre 350mila copie, cioè la stessa diffusione che oggi hanno i due maggiori quotidiani italiani, Corriere delle Sera e La  Repubblica. Ideatori e fondatori del Marc’Aurelio (inizialmente costava 20 centesimi e usciva in edicola due volte a settimana, il mercoledì e il sabato) furono nel 1931 due giornalisti del Popolo di Roma: Oberdan Cotone e Vito de Bellis. Essi intuirono la necessità di riempire in Italia il vuoto lasciato nell’editoria satirica da due giornali tra loro concorrenti e veri e propri “avversari” sul piano ideologico, entrambi fondati da due marchigiani ed entrambi costretti alla chiusura per ragioni politiche a metà degli anni Venti. Vale a dire: “L’Asino”, rivista anticlericale e socialista, nonché interventista alla vigilia della prima guerra mondiale, di cui fu cofondatore nel 1892 Gabriele Galantara di Montelupone e “Il Mulo”, giornale satirico d’ispirazione cattolica e antisocialista, fondato nel 1907 dall’anconetano Cesare Algranati (che si firmava con lo pseudonimo Rocca d’Adria), che all’epoca era anche direttore del giornale bolognese “Avvenire d’Italia”.

001Il nuovo giornale satirico, che secondo una prima idea avrebbe dovuto chiamarsi “Il cupolone”, con evidente allusione al Vaticano, uscì per la prima volta il 14 marzo 1931 con la testata Marc’Aurelio, titolo che faceva chiaramente riferimento all’imperatore romano, il cui ritratto compariva a cavallo sul frontespizio del giornale. Tra i primi redattori figuravano anche collaboratori del gruppo di umoristi e scrittori del Becco Giallo, altra rivista fatta chiudere dal governo fascista, tra i quali proprio il  “nostro” Gabriele Galantara. La sua presenza – come ha ricordato Fabio Santilli all’inaugurazione della mostra a Montelupone – fu tollerata da Mussolini in virtù della loro personale e ormai datata amicizia, nata all’interno del movimento socialista-interventista. Galantara, però, non poté firmare le vignette, né con il proprio vero nome, né con il ben noto pseudonimo “Ratalanga”, ma con il falso nome Fabio Serti e in seguito, quando ormai tutti sapevano, con la sigla “Gala”.

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Uan delle copertine negli anni del boom

Sopravvissuto al regime e poi a una guerra mondiale, il Marc’Aurelio – che ha cessato le pubblicazioni nel 1960, salvo un tentativo di risorgere durato poche settimane nel 1973 – con le sue vignette e i suoi testi satirici ha accompagnato gli  italiani anche negli anni della ricostruzione e nel primo periodo del “boom economico”, ponendo sempre l’accento, in particolar modo, sulle trasformazioni che avvenivano nel costume.  Negli anni, la redazione del Marc’Aurelio era stata animata da redattori e collaboratori che tutti in seguito hanno meglio conosciuto attraverso il cinema. Per altro, secondo molti critici cinematografici, le storie e i personaggi creati nei film comici e di costume della seconda metà del Novecento, da Totò a Sordi, avrebbero trovato ispirazione proprio nel lavoro compiuto da autori e registi all’interno della rivista satirica.

005Gli acquerelli, le matite e i testi che negli anni hanno raccontato sul Marc’Aurelio la storia d’Italia, il cambiamento e la trasformazione di un Paese, infatti, sono stati quelli di personaggi come Giovannino Guareschi, Achille Campanile, Marcello Marchesi, il duo Age (Agenore Incrocci) & Scarpelli (Fulvio  Scarpelli), Cesare Zavattini, Steno (Stefano Vanzina) e perfino Federico Fellini ed Ettore Scola. La mostra in corso a Montelupone, non a caso, s’intitola “Marc’Aurelio: la satira a cavallo tra due epoche, da Galantara a Scola”. Il regista di “C’eravamo tanto amati” e di molti altri film di successo, scomparso all’inizio di quest’anno, era stato tra il 1948 e il 1954 uno dei più assidui collaboratori della rivista e la mostra a Palazzo dei Priori propone anche una vasta serie di tavole disegnate proprio da Ettore Scola. Una mostra nella mostra.

 

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