Franco Marini e una piazza stracolma
celebrano l’eroe Corridoni:
“Un punto d’onore per l’Italia intera”

CORRIDONIA - Cerimonia per il centenario dalla scomparsa del sindacalista rivoluzionario. Il presidente emerito del Senato: "Purtroppo la sua figura è stata usata dalla storia e dalla politica. Un animo aperto alla giustizia sociale, quello stesso principio che lo spinse, pur non amando la guerra, a scendere in battaglia per la libertà e la pace". Presenti le massime autorità civili e militari. Il sindaco Nelia Calvigioni: "Esempio per i nostri giovani di chi impronta la propria vita ai grandi ideali ed è pronto a morire per loro". LE FOTO
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Il presidente emerito del Senato Franco Marini a Corridonia per il centenario della morte di Filippo Corridoni

centenario filippo corridoni 2015 foto ap (37)di Claudio Ricci

(foto di Andrea Petinari)

Corridonia celebra la sua storia con il ricordo di Filippo Corridoni, sindacalista rivoluzionario morto a 28 anni in battaglia, il 23 ottobre del 1915 sulla Trincea delle Frasche a San Martino del Carso, durante la prima guerra mondiale. Oggi il culmine delle celebrazioni per il primo centenario dalla morte con la cerimonia ufficiale e l’inaugurazione della lapide commemorativa in piazza Corridoni. A rendere onore all’uomo da cui Corridonia ha preso l’attuale nome nel 1931 (per volere di Benito Mussolini) è il presidente emerito del Senato Franco Marini. Un discorso storico quello dell’ex ministro volta a legittimare a pieno titolo la figura dell’eroe e del militante sindacale «purtroppo usato dalla storia e dalla politica», dice Marini in riferimento alla strumentalizzazione fatta dal regime fascista durante il ventennio:

centenario filippo corridoni franco marini 2015 foto ap (35)«I compagni dicevano di lui che nella bisaccia portasse poco pane ma molti sogni e altrettanti valori. Purtroppo la sua figura soffre la trascuratezza della storia. Il torto che gli viene fatto è che lo si mette con gli interventisti come Marinetti, D’Annunzio o Prezzolini, quando lui era il primo, nei suoi scritti, ad ammettere di odiare la guerra e la sua violenza. Nella sua visione politica e mazziniana la guerra era una chiusura necessaria e positiva del Risorgimento con la liberazione dal dominio austriaco e una posizione di privilegio nei rapporti con le altre nazioni europee. Per giudicare la sua vita, occorre partire dalla sua morte, dai suoi scritti e da ciò che ha fatto a partire dalle sue battaglie sindacali».

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Le autorità in platea – In prima fila Irene Manzi, Angelo Sciapichetti Antonio Pettinari. Dietro alcuni sindaci tra cui Romano Carancini

«Una figura strumentalizzata – continua Marini –  perché era uno spirito libero, quindi di lui si poteva dire qualsiasi cosa. Un ragazzo determinanto che veniva dalla campagna e che arrivato a Milano, negli anni in cui erano i partiti ad imporre la linea ai sindacati, introdusse, con la capacità dialettica che lo distingueva, concetti modernissimi, volti a cambiare le regole, verso una legislazione sociale e la tutela dei lavoratori non ancora riconosciute». Marini traccia il dipinto di un eroe non solo in battaglia, dove Corridoni sacrificò la sua vita ma anche nell’impegno politico e sociale in cui le sue istanze rivoluzionarie furono col tempo riconosciute: «La sua è una figura che mi è rimasta attaccata da quando ero segretario di un grande sindacato (la Cisl ndr), purtroppo usata dalla storia e dalla politica. Un animo aperto alla giustizia sociale, quello stesso principio che lo spinse, pur non amando la guerra a scendere in battaglia per la libertà, la pace e la democrazia. E’ stato un punto d’onore per la vostra terra e per tutta l’Italia».

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L’ex sottosegretario Adriano Ciaffi

All’ombra della grande statua in bronzo di piazza Corridoni le autorità applaudono. In platea il sindaco di Corridonia Nelia Calvigioni, la deputata Irene Manzi, il presidente della Provincia Antonio Pettinari l’assessore regionale Angelo Sciapichetti, l’ex sottosegretario di Stato Adriano Ciaffi e diversi sindaci del territorio tra cui il primo cittadino di Macerata Romano Carancini. Quindi i nipoti di Corridoni, figli della sorella Maria, Marco, Michela e Barbara Anselmi. In apertura, l’inno suonato dal primo Reggimento Granatieri di Sardegna e all’alzabandiera il picchetto d’onoredel 235° Reggimento Piceno di Ascoli. Quindi la deposizione della corona d’alloro ai piedi della imponente statua in bronzo che ritrae Corridoni nel momento della sua eroica morte. Solenne il conferimento della medaglia d’oro al valore militare “per l’esempio dato ai commilitoni con coraggio instancabile”.

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Il sindaco di Corridonia Nelia Calvigioni

«Oggi ci troviamo in questa piazza non per celebrare la morte del nostro concittadino – così il sindaco Calvigioni – ma per trovare nella memoria la figura dell’eroe e la ricerca della sua corretta collocazione storica. In questi anni ci siamo impegnati per far conoscere soprattutto ai più giovani la storia di Corridoni con iniziative nelle scuole culminate con la manifestazione del 23 ottobre che ha visto circa milleduecento studenti in piazza (leggi l’articolo). Lui rappresenta per i nostri giovani l’esempio di chi impronta la propria vita ai grandi ideali ed è pronto a battersi e morire per loro».

 

 

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