Caduta della giunta, la Montali:
“Fatta fuori per il Burchio”

PORTO RECANATI - Dopo la crisi che porterà al commissariamento del Comune, il sindaco è un fiume in piena e spiega i retroscena del suo anno di governo. "Il Pd è legato a logiche che hanno a che fare con l’interesse dei lottizzatori. Per votare con noi sul progetto del resort hanno preteso che gli fosse garantito il posto (a Daniele Re, ndr). Mai avrei pensato che il nome di un funzionario potesse mandare in frantumi una maggioranza”
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Il sindaco Sabrina Montali con i suoi fedelissimi il giorno dopo le dimissioni

Il sindaco Sabrina Montali con i suoi fedelissimi il giorno dopo le dimissioni

di Alessandro Trevisani

Accuse frontali al Pd portorecanatese, all’assessore alla Costa Paola Giorgi e ai fedelissimi che sono diventati i traditori dell’ultima ora, ma anche un affondo critico nei confronti della città e della sua coscienza civica. Il sindaco Sabrina Montali non le manda a dire nella conferenza stampa che segue la caduta della sua amministrazione (leggi l’articolo). Si attendono la nomina e l’insediamento del commissario prefettizio, all’indomani delle dimissioni di 9 consiglieri comunali (su 16): cinque di loro erano stati eletti nelle fila di quel Noi per Porto Recanati che l’ha sostenuta e candidata. “Hanno dato le dimissioni nelle mani del notaio, come se si trattasse di comprarsi casa – è stato l’esordio della Montali -, il fatto è che per portare avanti un progetto come il nostro bisogna essere persone libere e non ricattabili: evidentemente è un profilo che non appartiene a tutti”. L’avvocato scandisce la parola-chiave: Burchio. “Ci siamo opposti – spiega Montali – alla lottizzazione, nel nome di un programma che parlava di zero consumo di suolo: da lì è iniziato un fuoco amico che ha portato alla presa di distanza netta del Pd verso il sindaco. Abbiamo avuto contro Gian Mario Spacca, l’assessore regionale Paola Giorgi, il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi. Tutti sintomi di uno sforzo concentrico di demolire il nostro progetto sul nascere. E il Pd che fa? Mi recapita una sfiducia di fatto, procurandosi pareri legali diversi da quelli richiesti dall’amministrazione, presentando in consiglio un ordine del giorno contrario a quello della coalizione, e soprattutto dimostrando di avere dei retro pensieri a livello di difesa del territorio. Per il Pd è un’occasione persa: si sono legati a logiche che hanno a che fare con l’interesse dei lottizzatori”.

Montali crisi 1

Da sinistra Alessio Sampaolesi, Loredana Zoppi, Lorenzo Riccetti e Alessandro Palestrini

Il vicesindaco Lorenzo Riccetti, presente in conferenza con altri assessori e consiglieri di Npp, rincara la dose: “Quando mi hanno coinvolto in questo progetto ho preteso per iscritto l’assessorato all’Urbanistica come garanzia che avremmo combattuto contro la cementificazione. Di questa lotta il Pd ha fatto merce di scambio, chiedendo cariche e garanzie in cambio di un appoggio sul Burchio. Hanno diffuso alla stampa, invece che al sindaco, i pareri dei loro avvocati, quando già la Coneroblu minacciava azioni legali di risarcimento: questo vuol dire passare dall’altra parte, e tutto è stato palese ieri, quando uscendo dal notaio il capogruppo Pd Petro Feliciotti si è congratulato con l’architetto della Coneroblu Giancarlo Biagioli, stringendogli la mano”. Altro capitolo: l’efficienza degli uffici. Montali è drastica: “Lavori pubblici e ambiente non erano strutture efficienti: tutte le problematiche che abbiamo avuto, dalla Fiumarella in poi, evidenziano che non erano in grado di affrontarle. Così, dall’oggi al domani, la scorsa estate, sulla stampa, da ridente cittadina siamo diventati un luogo inquinato, un far west ambientale”. Montali accusa il Pd di aver fatto scudo al dirigente dei Lavori pubblici Daniele Re: “Per votare con noi sul Burchio hanno preteso che gli fosse garantito il posto. Mai avrei pensato che il nome di un funzionario potesse mandare in frantumi una maggioranza: ma è successo 8 giorni fa, quando in giunta abbiamo votato a maggioranza l’accorpamento di quegli uffici abbiamo perso due assessori. Quando saremo tornati tutti liberi cittadini vorrei capire il perché di questo atteggiamento, perché quello che hanno detto alla stampa non è convincente”. Prosegue Montali: “Mi è stata negata anche la possibilità di guardare le persone negli occhi. E ieri la stretta di mano con la Srl che ci ha portato in tribunale ha chiuso il cerchio: mi inquieta che tutto ciò sia fatto alla luce del sole”. Riccetti e Montali hanno avuto degli screzi un mese fa, sul caso Farmacia comunale. “Upp fece un comunicato duro nei miei confronti – dice Montali – è stato un metodo inappropriato, non ho gradito. Prima si parla dentro, poi fuori. Ma col senno del poi lo reputo un peccato veniale”. Riccetti viene al tema della spesa. “Avevamo uffici che si muovevano fuori dalla logica del massimo risparmio nelle gare d’appalto – dice – ogni giorno perdevamo fiumi di denaro, ignorarlo era come voler stare su una barca rotta senza tappare la falla”. Riccetti viene al tema dei controlli sul patrimonio comunale: “Abbiamo interi edifici consegnati a enti e associazioni senza titolo, sulla parola: vale per chi occupa la scuola Diaz e anche per la Croce Azzurra”. Segue un’osservazione su alcuni colleghi, da parte sempre dell’avvocato Riccetti: “Nelle cause intentate al Comune da Khai, Dicearco e Coneroblu le controparti sono rappresentate dallo stesso studio legale: sarà un caso?”.

Montali crisi2Altro affondo lo fa Riccetti sull’assessore alla Costa Paola Giorgi: “L’ho sentita con le mie orecchie dire che i 4,2 milioni per la nostra costa andavano spesi dal sindaco che se li è aggiudicati, e non da Sabrina Montali”. Riccetti mostra il disegno del progetto che con l’immobiliare Sofim avrebbe presto coinvolto l’area dell’Hotel House: “Abbiamo rinegoziato una vecchia convenzione ottenendo di più per il Comune: oltre alla palestra di 400 metri quadri e alla tenenza dei carabinieri incassavamo la pista d’atletica a 10 corsie, un bosco di 4 ettari, parcheggi, spogliatoi e il rifacimento del manto dei nostri campi da calcio”. Sull’Hotel House Riccetti si toglie un altro sassolino: “La visita di Salvini e il can can che ne è seguito hanno rischiato di mandare a monte l’operazione interforze della mattina del 5 maggio, preparata dopo 6 mesi di tavoli nell’ambito del nostro progetto di controllo delle residenze: altro che mandare i carabinieri per far vedere che facciamo qualcosa”. Infine, discorso a parte per come la città ha vissuto i 12 mesi della giunta Montali. “Porto Recanati ha pochissima coscienza civica. Ho parlato con delle insegnanti delle nostre scuole: mi hanno detto che a forza di parlare di regole avrei perso potere. Ecco dove siamo arrivati”. Chiude Loredana Zoppi, assessore al Bilancio: “Mi prendono in giro perché ho fatto la catechista. Io ne vado orgogliosa e siccome l’assessore Canaletti frequenta l’oratorio e fa spesso il nome di Don Bosco ci tengo a dire che il mio nome non deve essere accostato al suo e a quello di chi ha lasciato a piedi una città”.

 



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