La Liberazione a colpi di rock,
a Cingoli il festival dell’Anpi
MUSICA - Il 2 maggio la quinta edizione della festa che affida al linguaggio musicale la memoria della storia. Oltre ai concerti, in programma tante attività finanziate da un'azione di crowdfunding
di Leonardo Giorgi
La Liberazione a colpi di chitarra elettrica. Per il quinto anno consecutivo, ritorna a Cingoli l’ormai consueto appuntamento con Liberazione Rock. Centinaia di presenze si ritrovano ogni anno per assistere ad un festival che, nel corso del tempo, ha visto crescere la sua importanza e il suo successo di pubblico in modo esponenziale. Spostato quest’anno al 2 maggio per motivi logistici, Liberazione Rock ha visto passare sul suo palco oltre 40 gruppi musicali e oltre 80 artisti di ogni età provenienti dal territorio comunale, dai comuni limitrofi, da altre regioni e da altri continenti. Organizzato dai ragazzi dell’Anpi di Cingoli, il festival nacque con l’obiettivo di tramandare una memoria che, col passare degli anni e con l’anzianità dei partigiani rimasti nel territorio, rischiava di sparire nel tempo.
La scelta di puntare sulla musica venne dettata dalla volontà di usare un linguaggio universale per ricordare la Liberazione e trasmettere la sua importanza ed i suoi ideali ai giovani cingolani. Inoltre, come racconta Erasmo Olivieri, uno degli organizzatori e ideatori del festival, era importante puntare alla musica (in particolare rock, ma con completa apertura verso tutti gli altri generi) perché «durante gli anni del regime fascista anche la musica, oltre ad ogni forma d’arte, era controllata. Una giornata di musica libera, come quella del nostro evento, sarebbe stata pura utopia». L’imminente quinta edizione della kermesse musicale presenterà importanti novità: «Oltre alla musica, il cibo e le bancarelle quest’anno abbiamo puntato anche sull’animazione per i bambini, che affollano gli spazi della festa ad ogni edizione ballando sotto il palco – racconta sorridendo Olivieri – e che stavolta potranno divertirsi anche con il “truccabimbi” e lo spettacolo degli animatori, tra cui un pagliaccio sui trampoli “in cerca della sua futura sposa”.
Ci sarà poi un gruppo di artisti dell’accademia di Jesi che, durante la giornata, dipingeranno un’opera di due metri per quattro. Abbiamo inoltre invitato dei ragazzi della Polisportiva Ackapawa, sempre di Jesi che si occupano di integrare nella società i rifugiati da ogni parte del mondo tramite lo sport. Neanche questo invito è un caso però: «Durante la liberazione, in particolare nel Maceratese, molti ragazzi delle colonie italiane in Africa internati al campo di internamento di Sforzacosta, scapparono e si aggregarono ai combattenti per liberare l’Italia e i loro paesi dal giogo fascista. Recentemente tra l’altro la bara che conteneva i resti di Carlo Abbamagal, un ragazzo etiope unitosi ai partigiani della zona, è stata ritrovata sul Monte San Vicino grazie al lavoro di Matteo Petracci, dottore di ricerca in storia, istituzioni e politica dell’area euromediterranea all’Università di Macerata». Per quanto riguarda i costi dell’evento – aggiunge Olivieri – è sempre dura riuscire ad organizzare una festa che ogni anno soddisfi e superi le aspettative, ma quest’anno siamo riusciti a ricoprire tutte le spese grazie anche ad un’operazione di crowdfunding (raccolta di denaro on-line per finanziare ogni tipologia di evento o progetto ndr) tramite il sito produzionidalbasso.com, cui hanno partecipato anche alcuni ragazzi musicisti e le loro famiglie».
In occasione del 70° anniversario, le iniziative legate al 25 aprile 1945 non si fermano con Liberazione Rock. Erasmo Olivieri presenta infatti un importante evento che l’Anpi ha in programma per il prossimo mese: «Il 27 maggio arriverà a Cingoli una persona speciale, Nunzia Cavarischia, una signora ormai di 85 anni che all’epoca della resistenza tennè prigioniero un soldato tedesco a casa sua. Con lui instaurò un legame di amicizia durato negli anni, fino alla morte del soldato. Per quasi settant’anni infatti, i due si sono incontrati un paio di volte all’anno da vecchi amici e la signora, che vive a Roma, ma è originaria della nostra zona, verrà qui a raccontare alle nostre scuole la sua esperienza, la guerra e la lotta partigiana oltre ad accennare anche qualche canto “di scherno” che i giovani di quegli anni usavano per prendere in giro le autorità, modificando le canzoni ufficiali del regime».







