Guido Picchio per una notte
re di Colmurano
La guerra e la scoperta della ‘mela rosa’

SCATTI - Il noto fotoreporter, su iniziativa della Società Operaia, ha parlato della sua esperienza al museo Lorenzo Contratti-Ventura. Ed è stata l'occasione anche per la cittadina per lanciare le proprie eccellenze: una di queste è legata proprio al delizioso frutto, tipici della zona. "Abbiamo distribuito duecento piante" dice il sindaco, Ornella Formica "e stiamo ricostruendo la ricetta storica della classica 'paccuccia' che si dava nelle case povere ai bambini a fine pasto.

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picchio colmurano5di Maurizio Verdenelli

«Guido, sei tu la nostra melarosa». Per una notte, Guido Picchio ‘re’ di Colmurano. Se infatti Macerata è la “Grande Prugna”, New York notoriamente la ‘Grande Mela’, la cittadina marchigiana sulle colline equidistante da mare e monti (30 km esatti) è la ‘Piccola Melarosa’. Che ieri ha accolto, in un caloroso abbraccio pieno di simpatia, l’ormai celebre fotoreporter giramondo, nonchè fotoreporter Cronache Maceratesi. Le avventure, gli scatti ‘rubati’ come un bacio a   mezzanotte, le foto diventate famose nei tabloid italiani ed esteri, le immagini dai teatri di guerra dei quali lui è, come ha scritto Adriano Sofri, il ‘veterano’, hanno tenuto con il fiato sospeso la platea del museo Lorenzo Contratti-Ventura. Una bomboniera di auditorium ricavato all’interno della chiesa settecentesca (sconsacrata) già dedicata ai santi Pietro e Paolo, perfettamente restaurata. Che contiene ai ‘piani superiori’, anche questi ricavati con aeree strutture d’acciaio e vetro, insieme con altre di artisti provenienti da numerose Accademie, le opere della gloria locale che firmava le più belle illustrazioni in stile liberty sui periodici italiani. Renzo C. Ventura è stato, una ventina d’anni fa, forse meno, ‘scoperto’ da Vincenzo Mollica: partì da Colmurano e non ne fece più ritorno come tanti marchigiani di talento sconosciuti in ‘patria’ e che ora la cittadina sui colli (1.200) anime giustamente onora.

picchio colmurano3Alla riscoperta delle proprie ‘radici’ a due passi da quella che fu il capoluogo della ‘Quinto regio’, le Marche, Urbisaglia (di cui è arcivescovo mons. Georg Ganswein) che Dante annovera con Luni tra le grandi città cadute in rovina.  Colmurano, famosa per ‘Pizzagra’ e gli artisti di strada che l’animano ad agosto, fa ‘rete’ con tutti gli altri meravigliosi comuni che si snodano lungo la statale che conduce al fermano. «Anche se ormai le famiglie inglesi, restano invece le tedesche, che tanto amavano questi colli se ne vanno perché non considerano più competitivo il costo della vita: è una perdita anche per le classi scolastiche…» dice il sindaco, ins. Ornella Formica (appartenente ad una nota famiglia che ha dato alla politica personalità importanti, anche se lei da quest’anno non è più iscritta al Pd). Che, ieri sera, ha ringraziato per l’attiva partecipazione i  rappresentanti di Loro Piceno. E’ stata pure  l’occasione per la comunità, di cui è stato per 14 anni primo cittadino il  dottor Romano Mari, presidente del consiglio comunale di Macerata,  anche per valorizzare le proprie ‘eccellenze’. A cominciare dalla celebre  ‘mela rosa’, varietà unica per bellezza e squisitezza. La cui ‘particella’,  come a Macerata per i ‘pistacoppi’, dà in vulgata il nome stesso ai   colmuranesi, chiamati appunto ‘li paccuccià (facendo riferimento alla   ‘particola’, alla fettina del frutto).

L’amministpicchio colmurano4razione si è fatta carico di   questa operazione di ‘reinserimento’ di questa tipicità locale distribuendo   duecento piante di mela rosa e verde con relative istruzione per la coltura e potatura. Non solo, e soprattutto: il giornalista ed enogastronomo Ugo Bellesi insieme con Emidio Seri sono alla  prese con la ricostruzione della ricetta ‘storica’ e gastronomica della  ‘paccuccia’. La sottilissima fettina di mela rosa che costituiva, a fine del   misero pasto, il ‘dolce’ per i bambini delle famiglie povere, le prevalenti   naturalmente in tutto il territorio maceratese dall’inizio del secolo scorso   fino al postguerra. Dice il professor Seri: “Sul frutto ci sono fonti scritte ed   orali. Le prime siamo andate a ricercale tra i Detti colmuranesi ed ancora   nella Biblioteca comunale di Fermo tra i ‘Blasoni popolari’ di Luigi   Mannocchi (1855-1935) che cita la mela rosa e le pere immerse nel vino   cotto”. Progenitrici della splendida ‘pera cardinale’, evoluzione sontuosa della risicatissima ‘paccuccia’ data al piccolo di casa per confortarlo della povertà del cibo quotidiano. La serata intorno a Guido Picchio è stata organizzata dall’amministrazione comunale di concerto con l’antica Società operaia di Colmurano, presieduta da Mario Lambertucci.

picchio colmurano 6Un presidente appassionato succeduto a Gabriele Gentili, morto prematuramente al quale si devono le   tantissime iniziative che peraltro continuano, anche nel suo nome, ad animare la cittadina sul colle. «Il sodalizio –dice Lambertucci- raccoglie   tanti aderenti nel circondario anche da altri comuni ed è uno dei più   antichi della provincia. Stiamo preparando l’anniversario del 150. Che   cade nel 2017».  La cura degli eventi riesce tradizionalmente bene alla ‘Società operaia’: ed   è stata puntualmente stata una serata magnifica tra l’Agra Mater   (agriturismo che celebra anch’esso, tra le eccellenze locali e la melarosa)   e l’ex chiesa con la targa che ricorda il benemerito sacerdote Ciappi,   vissuto tra ‘700 ed ‘800. Con il fotoreporter è emersa prepotentemente   sul grande schermo e le sue parole, l’attualità italiana con lo sguardo fisso   agli orrori della guerra dai quali lui torna ogni volta, documentandoci (con   l’assistenza tecnica del fido Peppe Isidori) sul fatto che in realtà le   ‘fiamme’ sono molto più vicine a noi di quanto pensiamo. L’occasione è   stata ancora una volta il suo bel libro sulla presenza italiana in   Afghanistan, elogiato da Matteo Renzi e dal Presidente Giorgio   Napolitano (e pure da L’Espresso). «E’ straordinario come Guido sia   riuscito a mettere d’accordo i 25 principali inviati di guerra italiani (tutti   primedonne) che hanno voluto testimoniare stima ed ammirazione per lui   nel libro» ha detto nella presentazione, chi scrive. Ma non solo estero e la   famosa questione dello scandalo Arcobaleno da lui rivelata, ricordando en   passant Andrea Angeli –portavoce Onu e Nato, sodale di Picchio su tanti   fronti internazionali- ma pure gli ormai famosi casi Tomba, Mentana,   Parietti, Ferilli (dal capitolo ‘paparazzo’: «Non ho saputo d’esserlo finchè   non mi sono imbattuto con Rino ‘King’ Barillari in piazza Navona» dice lui),   Roma calcio, Capizzano. Fino agli ultimissimi colpi di cronaca nera:   sempre puntuale, sempre primo anche se a rischio …di squalifica (e   sequestro, stavolta, solo di rullino e non personale come accaduto con i   serbi) per eccesso di tempestività.

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