Quanti marchigiani a Kabul
Picchio: “Il mio Afghanistan”
E saltata fuori anche una ‘figlia segreta’ del fotoreporter maceratese, stando ad Adriano Sofri, che commenta così l’incontro (casuale) con una bambina fotografata da Guido a novembre: "L’immagine varrà per lui come un’adozione improvvisa, cui ripensare ogni tanto. Una piccola figlia afghana che gli è venuta incontro tutta sola e sorridente nel carcere femminile di Herat". Lo scrittore ha testimoniato insieme con altri 24 inviati speciali nel libro di Picchio, presentato a San Benedetto del Tronto con il colonnello Giuseppe Lucarelli ed il portavoce della Nato Andrea Angeli. Una serata con tante sorprese

Guido Picchio, Maurizio Verdenelli, Giuseppe Lucarelli e Andrea Angeli durante la presentazione del fotolibro Afghanistan-Italia, Isaf 2001-2014
di Maurizio Verdenelli
Te lo do io l’Afghanistan. E si scopre a San Benedetto, le palme illividite da una pioggerella fredda, una sera d’inverno eppure magica che quella terra insanguinata, teatro di tutti i conflitti del mondo, è anche la terra ‘della porta accanto’. La madre di tutti i territori straziati del pianeta, dove manca tutto, dove ogni mattina è un dono “perché poi non si sa..” è l’Afghanistan. Tuttavia e soprattutto, è una terra dell’anima, dove non si può non tornare. Mi confida l’appuntato scelto Tony Marinelli, da Ascoli Piceno, già del servizio di Sicurezza all’Ambasciata italiana: “Quando verso sera lo vedevo da lontano, mi veniva spontaneo preannunciarne il ‘percorso’ insieme con gli altri commilitoni. Eccolo, dicevo, tra poco ci chiederà con il suo modo gentile: ‘Scusate ragazzi, avete un caffè, anche un goccio e freddo per me va benissimo’. Poi, una cosa per volta diplomaticamente, dopo il caffè, chiederà: ‘c’è un po’ di zucchero?’ Già perché per noi, per tutti noi a Kabul o ad Herat, anche il caffè è un lusso. Quando rimettemmo in piedi, sotto il lancio continuo dei razzi talebani, l’ambasciata d’Italia mancava tutto, perfino l’acqua, c’erano solo i muri.

Il colonnello Giuseppe Lucarelli, comandante del contingente italiano ad Herat con Angeli
Siamo andati avanti con le razioni K e la fatidica ‘tazzina’ eppoi è arrivata la ‘benedizione’ di una macchina della ‘Nuova Simonelli’, resistente, ‘dura a morire’ perfetta per Kabul. Se adesso c’è una sede diplomatica ‘vera’ si deve, tuttavia, ad una sambenedettese Samuela Isopi, 42 anni, ora ambasciatore in Camerun”. Dice ‘sì’ ed approva convinto ‘il misterioso visitatore notturno’ di Kabul, il maceratese Andrea Angeli, portavoce Nato ad Herat. Andrea e Tony si sono nuovamente incontrati l’altra sera nell’auditorium dell’Università telematica ‘Pegaso’ a San Benedetto. Con Tony, Angeli, il col. Lucarelli e chi scrive, nelle vesti di conduttore, hanno presentato il fotolibro di Guido Picchio: Afghanista-Italia, Isaf 2001-2014 (tipografia San Giuseppe, Macerata) elogiato dal premier Renzi e dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Andrea Angeli, portavoce Nato ad Herat
E’ stato un incontro bello, caldo, tra amici che apparivano come reduci da un’affascinante escursione e pronti a ripartire (“Ricordati di ritirare il tuo sacco verde vegetato, Andrea, custodito in ambasciata” raccomanda Tony). Nell’auditorium scorre il trailer di Guido. I terremoti di Umbria-Marche, Abruzzo, il Kossovo, l’assedio di Sarajevo, Alberto Tomba, e pure le paparazzate con Rino ‘King’ Barillari e i ‘vaffa’ dei vip sorpresi con la bellona di turno (e viceversa perché in questo c’è una rigorosa par condicioi). Inoltre e soprattutto i 13 anni di Afghanistan, il sacrificio dei 53 anzi i 54 caduti (ci fu chi morì in un contingente internazionale), i 6 miliardi spesi dall’Italia finora e perfino le critiche di chi parla di fallimento della strategiain campo. E’ tutto scritto –sottolinea Angeli- nel libro. Che s’avvale della collaborazione di Erika Mariniello (coordinamento editoriale) e della fotografa Lucrezia Benfatto. Immagini suggestive, mitra, armi tecnologiche, blindati. Picchio in mimetica tra i soldati, territori sconfinati, Kabul e le sue montagne (“La notte salivamo nei bunker con falce e martello, lasciati dall’armata sovietica, che rappresentano punti di riferimento ora da parte dei talebani per tentare di abbattere gli elicotteri della forza di pace” ricorda Marinelli). Angeli sottolinea un fatto senza precedenti nella sua storia di addetto stampa. “Nel volume sono presenti le testimonianze di tutti gli inviati italiani: 25 divisi spesso da ‘sana’ concorrenza. Ebbene Guido, questo marchigiano sorridente e simpatico a ciascuno, li ha messi tutti d’accordo. Hanno, senza eccezione, scritto per lui”.

La foto della “figlia segreta” di Picchio come l’ah definita Adriano Sofri nel suo intervento nel libro del fotoreporter maceratese
E a sorpresa ‘salta’ fuori dal bel volume, da sfogliare in un fiato, anche la foto di una ‘figlia segreta’ di Guido. Signora Picchio, stia tranquilla, posso spiegarle tutto… Si tratta infatti di ‘un’adozione’ virtuale e spontanea, nella sintesi di un secondo, nel carcere femminile di Herat dove il fotografo maceratese ha fissato lo scatto più bello ed emozionante, secondo Adriano Sofri. Guido e la bambina (figlia di una detenuta) “si sono incontrati così, senza un futuro comune. Ma la fotografia varrà per Guido come un’adozione improvvisa, cui ripensare ogni tanto. Una piccola figlia afghana che gli è venuta incontro, tutta sola e sorridente il sabato mattina, 2 novembre 2013, nella sezione femminile del carcere di Herat”.

L’appuntato scelto Toni Marinelli
“L’approccio dell’esercito italiano con le popolazioni locali è stato umanamente di gran lunga il migliore, l’Afghanistan è nella nostra anima, ha un posto fisso nella nostra coscienza migliore. Personalmente sono orgoglioso e non mi sento affatto un mercenario per la paga di 750 euro al giorno. Una somma che qualsiasi buon professionista guadagna al giorno senza rischiare la vita, tra sacrifici e privazioni inimmaginabili in Italia. Ci si alzava la mattina chiedendoci: cosa succederà oggi? Ne uscirò vivo?” dice il colonnello Lucarelli che ha diretto il ponte aereo più imponente dalla 2. Guerra mondiale ad oggi, trasferendo 11 chilometri di attrezzature. In sala c’è il col. (in aus.) Antonino Silvestre. Che si rammarica: “Avrei voluto fare quell’esperienza. Adesso, ascoltandovi, me ne dolgo di non aver partecipato”.
Personalmente ‘pungo’ Andrea e Guido: “Siete maceratesi diversi: l’1% della popolazione che ama l’avventura, il ‘fuoricasa’… Siete un po’ folli, ammettetelo”. I due amici si guardano, basta un’occhiata. Concordano entrambi sulla follia: gioiosa e contagiosa quella del fotoreporter, quieta, circospetta e fascinosa quella del diplomatico che iniziò qualche decennio fa sulle orme di Giorgio Pagnanelli, l’eroe di Kindu. Angeli lo ricorda e ripercorre la vicenda degli aviatori italiani massacrati in Congo, ma contesta l’idea secondo cui i ‘provinciali’ siano ‘pantofolai’. “Lo ha chiarito Bernardo Valli ad un incontro a Capodarco: è vero in realtà il contrario. Coloro che abitano nelle metropoli hanno il ‘mondo in casa’ e non hanno perlopiù voglia di girarlo”. Fa tanti esempi. Tra questi l’eroico maresciallo sambenedettese, Claudio Fiori (citato nel libro) che salvò un poliziotto musulmano da un assalto di miliziani. E naturalmente la stessa Isopi, capomissione a Kabul ed ora ambasciatore in quattro Stati africani: Camerun, Ciad, Guinea Equatoriale e Repubblica Centrafricana. Da parte mia cito pure il maceratese Emanuele Tacconi e il civitanovese Claudio Giulietti che hanno contribuito in modo determinante alla regolarità dell’esito delle elezioni presidenziali.

Padre Moretti
Ma soprattutto a Kabul c’è lui (anch’egli testimone nel libro di Picchio), il recanatese padre Giuseppe Moretti, barnabita, il superiore ecclesiastico della ‘Missio Sui Iuris Afhanistaniensis’. In parole povere il cappellano dei militari italiani. “Un giorno, con i talebani più aggressivi del solito, lo vedo in chiesa steso sotto la croce, pronto ad offrirsi al martirio…L’ho rincuorato. Per padre Giuseppe non era quello il giorno per morire” ricorda Marinelli.
L’amore dei marchigiani per l’Afghanistan, occorre dire, è solidamente ricambiato. “Proprio ieri è ripartito alla fine di uno dei suoi tanti soggiorni, il nipote del ministro della Difesa afghano insieme con tutta la sua famiglia –rivela l’app. Marinelli- Lui ama intensamente Ascoli, è ammirato da piazza del Popolo. E si stupisce amaramente che ad un suo caro amico, proprietario di tre minieri di diamanti, non venga concesso d’entrare in Italia”. Un vero mistero, sembra e paradossale se si pensa al fenomeno quotidiano dell’immigrazione sulle nostre coste. Ad Ascoli, vorrebbe parlare del suo Paese, del dramma delle donne afghane, la principessa Soraya Malek. Anche in questo caso, divieto assoluto.
E’ stata, in conclusione, una bella serata al ‘Pegaso’: piacevole ed intensa tappa del tour promozionale del libro di Guido Picchio. Conclusa con una cena di pesce all’osteria ‘L’arco’. E Kabul, fortezza Bastiani che i ‘Tartari’-Talebani attaccano ogni notte, è apparsa ai viaggiatori ‘Marche-Afghanistan’ anche se per qualche momento, lontana, molto lontana da San Benedetto del Tronto, Italia.






