“Una storia di tutti”, l’Anpi riflette sulle stragi di Stato

CALDAROLA - La presentazione del libro è stata l'occasione per chiedere verità e giustizia

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Il curatore del libro, Gino Marchitelli, Claudia Pinelli e il rappresentante dell'Anpi Caldarola, Giorgio Roselli

Il curatore del libro, Gino Marchitelli, Claudia Pinelli e il rappresentante dell’Anpi Caldarola, Giorgio Roselli

di Marco Cencioni

Rinnovare la richiesta di verità e giustizia. Questa l’idea alla base del libro “Una storia di tutti – Atti del convegno sulle stragi di Stato”, presentato – di fronte ad un nutrito pubblico – nei giorni scorsi alle scuderie del palazzo Pallotta di Caldarola. Si tratta di un compendio dell’omonimo convegno tenutosi a Milano nel gennaio del 2013 sulle stragi di Stato che hanno insanguinato l’Italia tra la fine degli anni 60 e la metà degli anni 80, scritto attraverso la testimonianza e la memoria di molti dei protagonisti e delle associazioni che tuttora agiscono per non far cadere nel dimenticatoio quanto successo in quel periodo. All’iniziativa, promossa dall’associazione culturale “Tina Modotti” in collaborazione con le sezioni Anpi di Caldarola e Sarnano, sono intervenuti Gino Marchitelli del direttivo Anpi di San Giuliano Milanese – curatore del testo – e Claudia Pinelli, figlia di Giuseppe Pinelli, il ferroviere morto nella questura di Milano a ridosso della strage di Piazza Fontana avvenuta il 12 dicembre 1969, il giorno in cui la strategia della tensione iniziò a fare morti (nel 1969 furono infatti 145 gli ordigni che esplosero). Gino Marchitelli, nel suo intervento introduttivo, oltre a ricordare e denunciare il malcelato tentativo di rovesciare la storia, tracciando un filo comune che dalla lotta di liberazione arriva ai giorni nostri, afferma: “Ho impiegato più di quattro ore a scrivere i nomi delle 122 vittime delle stragi di Piazza Fontana, dell’Italicus, di Piazza della Loggia e della stazione di Bologna, più uno, quello di Giuseppe Pinelli il ferroviere. 123 vittime, più di 400 i feriti, 4 ore per scrivere 123 nomi, per lo più dimenticati”. “Se noi oggi sappiamo che la bomba fatta esplodere nella Banca Nazionale dell’Agricoltura era una bomba fascista e che uno Stato artefice e complice, ha occultato, depistato, tramato affinché non si arrivasse a una verità giudiziaria, è perché vi furono delle persone, non solo i familiari, ma amici, compagni, giornalisti, avvocati, che si indignarono e non accettarono le versioni ufficiali”, afferma Claudia Pinelli, dalla cui testimonianza emerge come non solo sia doveroso e necessario non dimenticare le vittime, ma quanto sia fondamentale conoscere e comprendere le dinamiche che hanno causato quelle tragedie, sapere chi sono i responsabili, i complici, chi ha mentito e perché.

Il pubblico intervenuto alla presentazione del libro

Il pubblico intervenuto alla presentazione del libro


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