Camera di Commercio di Macerata
verso la fusione con Ascoli e Fermo

In regione dovrebbero rimanere solo due enti camerali. Anche Pesaro e Ancona confluirebbero in un'unica struttura. Con la riduzione dei contributi delle imprese voluta dal Governo Renzi, a rischio i finanziamenti per il completamento della statale 77. Il nuovo assetto potrebbe vedere la luce entro la fine dell’anno
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il presidente della Camera di Commercio di Macerata Giuliano Bianchi

il presidente della Camera di Commercio di Macerata Giuliano Bianchi

di Marco Ricci

E’ ormai in dirittura di arrivo la possibile riorganizzazione delle Camere di Commercio marchigiane, dopo l’indirizzo preso a fine settembre da Unioncamere Marche che ha ipotizzato la riduzione a due degli enti camerali della regione. Il nuovo assetto si è reso necessario a seguito del recente intervento del governo che, nell’arco prossimo triennio, andrà a ridurre del 50% i contributi versati dalle imprese, con una prima riduzione del 35% già a partire dal prossimo anno. Facendo alcuni conti di massima, il taglio delle risorse per la sola Camera di Commercio di Macerata si aggirerà tra i 2,5 e i 3 milioni di euro l’anno, compromettendo di fatto l’operatività dell’ente, così come potrebbero vedere paralizzate la propria attività istituzionale anche le Camere di Pesaro, Ancona, Fermo e Ascoli Piceno.

Da qui dunque l’ipotesi di creare due soli enti, con Macerata, Ascoli e Fermo che andrebbero a confluire in un’unica Camera. La riorganizzazione, con tutta evidenza, porterà a delle ottimizzazione di spesa già a breve, anche se gli effetti più importanti non potranno vedersi nell’immediato. Il tentativo messo in campo è quello di liberare risorse dalle spese di funzionamento per riversarle nell’attività istituzionale, di fronte a un taglio di risorse duramente contestato dagli enti camerali. Al governo si imputa infatti di non aver predisposto una riorganizzazione generale dello Stato (enti, regioni, comuni) ma di aver di fatto applicato dei tagli lineari alle singole Camere di Commercio senza valutare il loro grado di efficienza o aver introdotto la logica dei costi standard. Macerata, a questo proposito, rientra tra gli enti più virtuosi nel panorama nazionale, al contrario di altri enti non solo molto più ciclopici ma che posseggono ingenti partecipazioni in importanti società pubbliche.

Preoccupato del futuro dell’ente e dei servizi messi in campo a favore delle imprese e del territorio si era detto Giuliano Bianchi, presidente della Camera di Commercio di Macerata, fin dal discorso di insediamento del suo quarto mandato. Il presidente aveva duramente criticato una riforma che, senza cancellare gli enti, di fatto ne limita l’operatività drenando risorse, un po’ come accaduto con le Province, anch’esse paralizzate nella loro attività senza per questo essere ridotte di numero o cancellate. Bianchi, in particolare, aveva espresso i propri timori per le aziende più piccole impossibilitate, ad esempio, ad aggredire con le proprie forze il mercato estero. La Ex.It, la società dell’ente camerale maceratese che aiuta le piccole e medie imprese ad esportare, aveva chiuso il mandato con un bilancio senz’altro positivo. Non è escluso che in futuro anche la Ex.It possa confluire in un unico soggetto regionale, questo nonostante i numeri della società maceratese siano spesso migliori degli altri.

Venendo all’immediato futuro, la riorganizzazione potrebbe essere approvata dalla Giunta Camerale di Macerata nelle prossime settimane, prima di vedere un successivo passaggio in Consiglio per la delibera definitiva. L’obiettivo sarebbe quello di passare al nuovo assetto entro la fine dell’anno, con appunto la creazione di una nuova camera che accorpi le funzioni di Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno. Tra le varie iniziative messe a rischio dai tagli, il finanziamento che la Camera di Commercio maceratese si è impegnata ad erogare per trent’anni per il completamento della statale 77. La cifra in ballo, pari al 20% dei fondi dedicati all’attività istituzionale dell’ente, vale ogni anno circa 650 mila euro.



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