di Claudio Ricci
Lo stato di degrado dello stabilimento Parima di via Mozzavinci a Macerata è il triste riflesso della vicenda dei 21 dipendenti lasciati senza lavoro nel luglio dell’anno scorso, dopo che la società ha chiuso i cancelli da un giorno all’altro senza rilasciare motivazioni (leggi l’articolo). Oggi solo i lucchetti ai cancelli sono gli elementi che meno di tutto il resto hanno risentito delle intemperie e dell’incuria a cui una delle poche realtà industriali presenti a Macerata città è stata lasciata dopo la sua chiusura. ” La situazione è vergognosa – commenta una residente, che abita nelle villette adiacenti allo stabile – Non è più venuto nessuno a fare anche un minimo di manutenzione. Le vegetazione sta coprendo tutto l’edificio e i rifiuti vengono abbandonati dentro e fuori dai cancelli. Inoltre si sta verificando una vera e propria infestazione di topi, ratti e serpi che hanno trovato all’interno un rifugio e probabilmente anche del cibo, dati i residui di farina e derivati sicuramente lasciati dopo la chiusura. Per giunta di notte escono e invadono il quartiere”.
La rovina dell’area che per tantissimi anni ha ospitato lo storico panificio maceratese è evidente. Erbacce e sterpaglie stanno prendendo il sopravvento arrivando in alcuni punti a danneggiare e sovrastare anche la recinzione che delimita l’area. Tutto intorno allo stabile macchinari e rifiuti giacciono a terra o appoggiati alla rinfusa sulle pareti. La sbarra che regola l’accesso sull’area retrostante è spalancata e nelle immediate vicinanze sono stati lasciati sacchetti di plastica e immondizia. Ma lo scenario che si prospetta entrando è veramente agghiacciante. Nello spiazzo, un tempo adibito al carico e allo scarico dei mezzi, sono stati lasciati una moltitudine di scatoloni pieni di bottiglie e anche una campana per la raccolta vetro. Sul retro dell’edificio, ben nascosti, sono abbandonati tre furgoni un tempo utilizzati per le consegne. I rottami ormai in stato di arrugginimento sono all’addiaccio. Per terra pezzi di plastica, metallo e addirittura una batteria da auto – altamente tossica – lasciata incautamente tra le sterpaglie. Una vera e propria discarica a cielo aperto, che potrebbe avere conseguenze serie anche sullo stato di salute di tutta l’area verde circostante.
Abbandonati anche i 21 dipendenti, finiti in mobilità dopo la vertenza sindacale successiva alla chiusura dell’azienda e che attendono ancora oggi riposte e interventi immediati per recuperare le competenze mai saldate dalla proprietà. «Solamente 2 o 3 di loro si sono ricollocati nello stesso settore ma fuori da Macerata e comunque con contratti a termine – racconta Lidia Fabbri, rappresentante sindacale Cisl dei lavoratori della Parima – e comunque nessuno è stato assunto nello stabilimento Gastreghini di Jesi come si era ipotizzato in un primo momento. Intanto abbiamo predisposto l’insinuazione al passivo, procedura atta a far riottenere agli ex dipendenti le competenze che gli spettano.
L’udienza al tribunale di Macerata si terrà nella seconda metà di ottobre. Parliamo di tre mensilità, ferie, tredicesima e quattordicesima. Di fatto siamo in un contesto di piena procedura fallimentare, ciò significa che il Tfr per i dipendenti inciderà, non sulle tasche della proprietà ma sul fondo di solidarietà dell’Inps, a cui troppo spesso si ricorre per atteggiamenti irresponsabili da parte dei datori di lavoro. Purtroppo i tempi sono lunghi e non in linea con le necessità reali degli ex lavoratori che attendono già da più di un anno. Altro punto che oggi rimane oscuro quello dei rapporti societari che hanno consentito alla Parima di svuotare il pacchetto clienti a favore della Forni Maceratesi, società che lo scorso anno, in concomitanza con lo smantellamento dello stabilimento di via Mozzavinci, ha sostituito la storica ditta di panificazione maceratese (utilizzando per giunta un logo quasi uguale) nelle forniture alla Sole e Bontà di Jesi. Già l’anno scorso poco dopo la chiusura dello stabilimento abbiamo mosso un’interrogazione ufficiale alla Guardia di Finanza per fare luce sulla vicenda e stiamo ora attendendo risposte».
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A suo tempo mi interessai per aiutare il titolare a lottizzare una loro proprietà vicina alla fabbrica per ricavarci utili da investire nella medesima. Non ci sono riuscito, contattai il Sindaco, l’Ingegnere comunale. Credevo nella fiducia anche perché ancora oggi sono certo che i titolari nonostante i problemi che scoraggiavano investimenti a causa della vertenza ereditata nell’acquisto, volevano rimanere a Macerata uno in particolare. Inoltre sono legato a questo Marchio essendo l’unico Tambroniano rimasto in Comune di Macerata politico che seppe riunire molti panificatori della città in quello che èra la Parima. Per anni fiore all’occhiello del settore. Ad una riunione in Municipio una dipendente mi accusò di essere dalla parte del “padrone”. Nella mia vita politica fatta con rigida onestà, ho sempre cercato di difendere i lavoratori e le poche pochissime fabbriche che operano nel nostro Comune.
Caro Tacconi, credo nella sua buona fede ma le faccio notare che la “responsabilità sociale d’impresa” (e quindi dell’imprenditore) è diventata, almeno in Italia, merce rarissima; oggi la regola è un’altra: “prendi i soldi e scappa”. La cosa davvero patologica è che chi ci riesce gode di ammirazione più o meno esplicita(ta).
Ma perché non confiscano tutto e lo danno in uso ai lavoratori stessi (magari organizzati sottoforma di cooperativa) ? Così magari Macerata tornerebbe ad avere un panificio a Km zero (auspicabilmente migliore di quello di prima) !
Tutta colpa dell’articolo 18!
Caro Tacconi come evinco da molte sue posizioni e dai suoi commenti anche stavolta non ha capito niente di quello che e’ successo in Parima in questi ultimi anni ed anche in quelli precedenti.Se vuole la storia gliela racconto io che ci ho lavorato per 26 anni e forse vedra’ delle diverse sfumature che non hanno nulla a che vedere con il bel progetto del suo compianto Tambroni.Comunque la rigiri si e’ sempre trattato di un”magna magna” all’italiana ed alla fine quelli che ci hanno rimesso sono quegli opera cme mei che erano rimasti fino al momento dell’epilogo.PS spero per i residenti che venga fatta pulizia ma il sito deve restare in piedi altrimenti prenderebbe il via il piano speculativo edilizio che poteva esserci alle spalle.Un forte abbraccio a tutti i colleghi in difficolta’.
Una piccola rettifica dopo aver visto il filmato allegatoil piano di recupero e’ già partito visto che i furgoni accatastati erano quattro e i rimanenti sono stati”alleggeriti”.Speriamo almeno in accordo con i curatori fallimentari.
Ma chi dovrebbe intervenire in casi come questi per la pulizia dell’area? il comune? L’arpam? L’ex proprietà che oggi in realtà è il tribunale?chi?????
Tra l’altro adiacente alla pari a c’è il passaggio che porta al Sasso d’Italia…..e quando diluvia….da quel punto viene giù l’impossibile….tra terra, fango, detriti e sassi?!?!sbaglio o il Sasso di Italia è di competenza comunale?!?e allora cosa aspettano????? Che frani tutto?!
Caro Ravich quella da lei palesata era un’ipotesi che a suo tempo(ancor prima della chiusura) balenava nelle menti di noi operai,ma la controparte diceva che stava lavorando per nuove soluzioni che avrebbero garantito il rilancio dell’azienda stessa.Invece la vera manovra era quella di affossare la PARIMA perchè era un’azienda che con le sue potenzialità avrebbe dato fastidio alla società gemella che il propietario Gastreghini ha a Jesi.Ora questa è un’ipotesi impraticabile perchè qualche mese prima della chiusura iil Gastreghini ha fatto la mossa più importante per devitalizzare la PARIMA ossia l’ha scippata dei suoi clienti e li ha inglobati al forno di Jesi.Se poi aggiungiamo che l’azienda non ha fatto più investimenti negli ultimi anni e che al momento della chiusura era sparito di tutto e di più capirà che per ripartire ci sarebbero voluti forti investimenti che di certo noi operai non eravamo di certo in grado di sostenere visto che eravamo stati derubati a nostra volta delle ultime cinque mensilità e del TFR maturato.Il brutto è che questa azienda avrebbe potuto dare lavoro ma sotto ci sono interessi sporchi(questo è il mio pensiero)che prevalgono come al solito sull’interesse pubblico.Grazie comunque per il sostegno verso noi operai.
come maceratese sono deluso del flop della parima.
ora butto la un’ipotesi” tutti gli ex dipendenti iniziando dal fornaio e finendo dal meccanico di mezzi,xche’ non avete o non provate a riprenderlo voi?”spero di leggere una bella risposta.
cordialmente
Cara Lory se leggi il mio commento precedente hai una risposta per tua sfortuna brutta alla domanda.