Il fantasma della Parima: degrado
e dipendenti ancora senza lavoro

MACERATA - Macchinari, furgoni e rifiuti giacciono intorno allo stabilimento di via Mozzavinci. I residenti: "L'area è anche infestata da ratti e serpenti che di notte escono e invadono il quartiere". Abbandonati anche i 21 dipendenti. Lidia Fabbri (Cisl): "Solo due o tre hanno ritrovato un lavoro ma fuori dalla città e con contratti a termine"

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Parima, lo storico panificio maceratese in abbandono dopo la chiusura

 

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Dal 14 luglio 2013 lucchetti ai cancelli dello stabilimento di via Mozzavinci

 

di Claudio Ricci

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Lo stato di degrado dello stabilimento Parima di via Mozzavinci a Macerata è il triste riflesso della vicenda dei 21 dipendenti lasciati senza lavoro nel luglio dell’anno scorso, dopo che la società ha chiuso i cancelli da un giorno all’altro senza rilasciare motivazioni (leggi l’articolo). Oggi solo i lucchetti ai cancelli sono gli elementi che meno di tutto il resto hanno risentito delle intemperie e dell’incuria a cui una delle poche realtà industriali presenti a Macerata città è stata lasciata dopo la sua chiusura. ” La situazione è vergognosa – commenta una residente, che abita nelle villette adiacenti allo stabile – Non è più venuto nessuno a fare anche un minimo di manutenzione. Le vegetazione sta coprendo tutto l’edificio e i rifiuti vengono abbandonati dentro e fuori dai cancelli. Inoltre si sta verificando una vera e propria infestazione di topi, ratti e serpi che hanno trovato all’interno un rifugio e probabilmente anche del cibo, dati i residui di farina e derivati sicuramente lasciati dopo la chiusura. Per giunta di notte escono e invadono il quartiere”.

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I furgoni abbandonati sul retro dello spiazzo adibito a carico e scarico

La rovina dell’area che per tantissimi anni ha ospitato lo storico panificio maceratese è evidente. Erbacce e sterpaglie stanno prendendo il sopravvento arrivando in alcuni punti a danneggiare e sovrastare anche la recinzione che delimita l’area. Tutto intorno allo stabile macchinari e rifiuti giacciono a terra o appoggiati alla rinfusa sulle pareti. La sbarra che regola l’accesso sull’area retrostante è spalancata e nelle immediate vicinanze sono stati lasciati sacchetti di plastica e immondizia. Ma lo scenario che si prospetta entrando è veramente agghiacciante. Nello spiazzo, un tempo adibito al carico e allo scarico dei mezzi, sono stati lasciati una moltitudine di scatoloni pieni di bottiglie e anche una campana per la raccolta vetro. Sul retro dell’edificio, ben nascosti, sono abbandonati tre furgoni un tempo utilizzati per le consegne. I rottami ormai in stato di arrugginimento sono all’addiaccio. Per terra pezzi di plastica, metallo e addirittura una batteria da auto – altamente tossica – lasciata incautamente tra le sterpaglie. Una vera e propria discarica a cielo aperto, che potrebbe avere conseguenze serie anche sullo stato di salute di tutta l’area verde circostante.

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Una batteria lasciata sul prato dietro allo stabile

Abbandonati anche i 21 dipendenti, finiti in mobilità dopo la vertenza sindacale successiva alla chiusura dell’azienda e che attendono ancora oggi riposte e interventi immediati per recuperare le competenze mai saldate dalla proprietà. «Solamente 2 o 3 di loro si sono ricollocati nello stesso settore ma fuori da Macerata e comunque  con contratti a termine – racconta Lidia Fabbri, rappresentante sindacale Cisl dei lavoratori della Parima – e comunque nessuno è stato assunto nello stabilimento Gastreghini di Jesi come si era ipotizzato in un primo momento. Intanto abbiamo predisposto l’insinuazione al passivo, procedura atta a far riottenere agli ex dipendenti le competenze che gli spettano.

Lidia Fabbri (Cisl)

Lidia Fabbri (Cisl)

L’udienza al tribunale di Macerata si terrà nella seconda metà di ottobre. Parliamo di tre mensilità, ferie, tredicesima e quattordicesima. Di fatto siamo in un contesto di piena procedura fallimentare, ciò significa che il Tfr per i dipendenti inciderà, non sulle tasche della proprietà ma sul fondo di solidarietà dell’Inps, a cui troppo spesso si ricorre per atteggiamenti irresponsabili da parte dei datori di lavoro. Purtroppo i tempi sono lunghi e non in linea con le necessità reali degli ex lavoratori che attendono già da più di un anno.  Altro punto che oggi rimane oscuro quello dei rapporti societari che hanno consentito alla Parima di svuotare il pacchetto clienti a favore della Forni Maceratesi, società che lo scorso anno, in concomitanza con lo smantellamento dello stabilimento di via Mozzavinci, ha sostituito la storica ditta di panificazione maceratese (utilizzando per giunta un logo quasi uguale) nelle forniture alla Sole e Bontà di Jesi. Già l’anno scorso poco dopo la chiusura dello stabilimento abbiamo mosso un’interrogazione ufficiale alla Guardia di Finanza per fare luce sulla vicenda e stiamo ora attendendo risposte».

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