Aumenti all’imposta sulla pubblicità, il fronte della protesta s’allarga

CIVITANOVA - La difesa dell'assessore al Bilancio Silenzi: " I ricorsi sono esagerazioni polemiche, di media parliamo di circa 300 euro in più a chalet, pari al 70% e non al 150%"
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via valletta

Un edificio industriale in via Valletta, entrata nella fascia alta per il pagamento della tassa sulla pubblicità

di Laura Boccanera

“Toglieremo anche noi le insegne pubblicitarie se necessario e stiamo valutando la possibilità di ricorsi”. Al coro di proteste di alcuni concessionari di spiaggia del lungomare sud si unisce anche la voce di alcune attività commerciali e industriali con sede a Santa Maria Apparente, all’interno della zona industriale, diventata anch’essa una via considerata ad alta visibilità e pertanto corrispondente alla categoria più elevata per il pagamento della tassa sulla pubblicità (leggi l’articolo). Una sessantina di esercenti si sono incontrati ieri pomeriggio per fare il punto e discutere di eventuali strategie per evitare il pagamento della quota in più, dovuta per effetto della modifica della delibera.

Il vicesindaco e assessore al bilancio Giulio Silenzi

Il vicesindaco e assessore al Bilancio Giulio Silenzi

Portavoce dei titolari di attività è Renato Pellegrini: “Di fronte agli aumenti non resta che decisioni drastiche come quelle di togliere l’insegna, i nostri clienti ormai ci conoscono, stiamo parlando di un aumento importante, pari al 150% per noi”.

Con la modifica al regolamento infatti è stato rimodulato lo stradario cittadino, togliendo dalle zone più costose quelle vie che in realtà 20 anni fa erano considerate centrali, come Civitanova Alta, e inserendo invece il lungomare sud (il nord era già considerato di fascia elevata) e tutto il comparto industriale e commerciale. Ma l’assessore al Bilancio Giulio Silenzi non ci sta a parlare di salasso: “Abbiamo modificato un regolamento che era vecchio e che non rispondeva alla realtà – ha detto – è stato approvato il 25 febbraio del 1994, è assurdo che nessuno ancora lo avesse cambiato. Gli chalet del lungomare sud hanno sempre inspiegabilmente pagato meno di quelli del nord. I ricorsi sono esagerazioni polemiche, anche perchè di media parliamo di circa 300 euro in più a chalet, pari al 70% e non al 150%. Perché nessuno, però, sottolinea che nello stesso bilancio abbiamo ridotto la Tari e che in media gli chalet risparmiano 700 euro passando da una spesa di 4.900 euro ad una di 4.200?”.



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