Michela e Andrea ancora in Congo,
ma la soluzione è più vicina

L'ALTRO NATALE - La coppia di Macerata è bloccata a Kinshasa dove ha adottato un bimbo. Il primo ministro Letta ha avuto rassicurazioni dal governo congolese
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Andrea Minocchi e Michela Gentili con il padre di lei

Andrea Minocchi e Michela Gentili con il padre di lei

 

di Alessandra Pierini

Andrea Minocchi e Michela Gentili, i due maceratesi bloccati in Congo con altre 23 coppie italiane, in attesa del visto per il bambino che hanno adottato (leggi l’articolo), hanno trascorso le festività natalizie a Kinshasa ma con una piccola speranza nel cuore. 
Il premier congolese Augustin Matata Ponyo Mapon, in una telefonata con il presidente del Consiglio Enrico Letta, ha assicurato che le autorità di Kinshasa vogliono procedere “in tempi rapidi” al “riesame” dei casi di adozione italiani. “Siamo ottimisti” commenta uno degli enti che si sta occupando di quelle adozioni. In realtà Michela e Andrea non hanno visto grossi cambiamenti: “Abbiamo saputo dalla televisione – commenta l’artista maceratese Francesca Gentili, sorella di Michela – ma laggiù non sanno ancora nulla di certo”. Comunque un piccolo passetto in avanti rispetto alla totale stasi delle settimane scorse.
La disavventura delle 24 famiglie italiane ha avuto inizio i primi di dicembre. Alla fine di settembre 2013, la Direction Générale de la Migration della Repubblica Democratica del Congo ha deciso di sospendere l’emissione dei permessi di uscita dei bambini congolesi per le adozioni internazionali. Questo al fine di supervisionare le proprie procedure. E’ quindi iniziata una fase di confronti affinché coloro che avevano già una procedura in corso potessero portarla a termine, in particolare per coloro che avevano tutte le documentazioni e le sentenze pronte e convalidate dalle autorità congolesi prima della data di fine settembre in cui era iniziato il blocco. A novembre il ministro Cecile Kyenge aveva avuto rassicurazioni sul fatto che le famiglie italiane avrebbero potuto portare i loro figli a casa. Alla luce di tutto questo le 24 famiglie Italiane ( hanno realizzato il percorso adottivo con tre enti italiani: Aibi, I Cinque Pani ed Enzo B) sono volate alla volta di Kinshasa, con tutte le autorizzazioni consone, al fine di incontrare finalmente i propri figli. Quando stavano per lasciare il Congo con i loro bambini, però, tutto si è fermato. I visti finali per permettere l’uscita dei bambini non sono stati emessi. L’ambasciatore italiano, il 6 dicembre, ha segnalato il fallimento delle trattative. Nel frattempo il Governo italiano ha tentato senza successo di sbloccare la procedura.

Il giorno della vigilia di Natale il premier Letta ha parlato dell’arrivo in Rdc di una delegazione di alti funzionari del Ministero degli Esteri e dell’Ufficio del ministro per l’Integrazione, che già da domani avrà incontri con lo stesso premier Matata e con le autorità competenti, “finalizzati a consentire un rapido ritorno in Italia delle famiglie con i propri figli”. Nella telefonata con Letta, Matata ha assicurato “circa la volontà delle autorità di Kinshasa di procedere, con la massima considerazione e nello spirito di amicizia esistente tra i due Paesi, al riesame dei casi, in tempi rapidi e conformemente alle procedure vigenti”.



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