I percorsi loretani all’interno della mostra “Da Rubens a Maratta”

LORETO - Domani, sabato 29 giugno 2013, alle ore 18,30, la presentazione

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Pomarancio affresco San Marco

Pomarancio affresco San Marco

La Delegazione Pontificia, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Loreto, è lieta di comunicare che avrà luogo domani, sabato 29 giugno 2013, alle ore 18,30, presso la Sala Pomarancio della Basilica della Santa Casa la presentazione dei percorsi espositivi loretani legati alla mostra “Da Rubens a Maratta”, la cui sede principale è a Osimo. A introdurre i percorsi, tra Basilica e Museo-Antico Tesoro, sarà il Prof. Stefano Papetti, Direttore della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno. Particolare rilievo verrà dato alle opere del Pomarancio che si conservano a Loreto.

 Il Pomarancio, dopo la decorazione della Sala del Tesoro,  riuscì ad accaparrarsi anche i lavori della  cupola della Basilica di Loreto per mezzo di un contratto  stipulato con le autorità del santuario il 13 dicembre 1609.  Gli affreschi deperirono nel volgere di un secolo e mezzo  circa. Il Lanzi nel 1795-96 scriveva che le figure «erano  guaste dal tempo, toltine alcuni profeti»; e il Ricci nel 1834 osservava: «difficile oltremodo riesce oggi il  determinare il merito di questa opera troppo oscurata dal  tempo e più dal fumo dei ceri e delle lampade».  Dai documenti d’archivio sembra potersi dedurre che la causa di un simile deterioramento debba attribuirsi anche  al pittore. Durante i restauri effettuati dal Sacconi nella basilica lauretana, fu chiamato a Loreto Cesare Maccari perché procedesse al restauro di questi affreschi ma, data la difficoltà di una simile impresa, fu preferito che la cupola venisse decorata ex novo dallo stesso Maccari. Così, tra il 1888 e il 1895 l’Ottaviani staccò e riportò su tela alcune porzioni degli affreschi pomaranceschi, che  ora si ammirano nel Museo-Antico Tesoro di Loreto. si tratta di tre grandi figure di evangelisti: Marco (cm. 320 x 367), Luca (cm. 320 x 367) e Giovanni  (cm. 308×455), una mezza figura muliebre simboleggiante la Fede (cm. 109 x 83), e un Angelo (cm. 220 x 190), tutti  restaurati nel 1979-80 da D. Germani e L. Soligo e ricuperati da una condizione seriamente compromessa dallo  «stacco» e dai vari rifacimenti. Queste gigantesche immagini palesano i segni espliciti del  manierismo romano nella solenne sicurezza compositiva ed evidenziano i consueti modelli del Pomarancio (Michelangelo e, più ancora, Raffaello) e l’amore per la statuaria  classica.

Il Pomarancio eseguì nella volta e nella parete frontale della  cappella del Battistero alcuni affreschi, iniziati probabilmente nel luglio 1612, giacché a quella data gli scomparti a stucco erano già stati portati a termine, forse su un suo disegno, e li concluse prima del 1615, quando ebbe luogo una perizia tecnica da parte dei pittori Baldassarre Croce e Cesare Conti. Negli Anni Quaranta del secolo XX, al posto dell’affresco gravemente deteriorato, sono state collocate lastre marmoree di cipollino marino. Il resto della cappella era messo in oro. Le parti superstiti, restaurate nel 1982, mostrano tutti i segni dell’arte pomorancesca: immagini prosperose, scorciate «di sott’in su», in posizioni bilicate, con vesti abbondanti e rigonfie.

Il pittore eseguì – probabilmente nel 1614 – anche un’apprezzata tela raffigurante  San Carlo Borromeo (cm 297×188), ora presso il Museo-Antico Tesoro, per l’omonima cappella laterale della basilica loretana, ora intitolata ai santi Ignazio da Loyola e Filippo Neri, dove restò fino al 1791. Ora è esposta nel Museo – Antico Tesoro. Fu commissionata al pittore dalla Confraternita di San Carlo, istituita a Loreto nel 1614.

Accanto a quanto si conserva ancora del Pomarancio, circa l’epoca barocca loretana va menzionato l’atrio della Sala Pomarancio. Si tratta di un locale a forma rettangolare oblunga, detto anche  «Piccola Sagrestia», che immette nella Sala dell’antico Tesoro. E’ l’oasi dell’arte barocca loretana, una vera Galleria  in miniatura. La volta, sontuosamente decorata a stucchi, è opera di  Francesco Selva o Silva, che dalla storiografia loretana è  detto di Milano, mentre ricerche recenti lo dicono ticinese  di Morbio Inferiore.  Lo scultore eseguì i lavori nel 1611 e ricevette quale compenso 398 scudi tra il luglio 1612 e il novembre 1613, come  risulta da note d’archivio pubblicate dal Gianuizzi nel  1906. Nella volta il Selva ha raffigurato scene bibliche, tratte soprattutto dal Genesi. I mobili rivelano in alcune sezioni un gusto decorativo tardo cinquecentesco e probabilmente risalgono agli anni della lavorazione a stucco della volta. Successiva è l’aggiunta  di fregi e di cornici barocche e rococò.


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