Renziani incompresi e delusi:
“Il partito non ha capito nè noi nè Grillo”

Si anima la discussione nel Pd anche a livello locale. Il neo senatore Morgoni: "Via le vecchie logiche nella direzione provinciale". Il coordinatore di Macerata, Nicola Perfetti: "C'erano punti in comune tra noi e il 5 Stelle"
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renzi

 

di Matteo Zallocco

Per studiare il fenomeno a Cinque Stelle è interessante guardare i flussi di voto, capire da dove arrivano anche quelle 58 mila preferenze in provincia di Macerata. I dati emersi dall’analisi realizzata dall’Istituto Cattaneo sulla composizione dell’elettorato del Movimento Cinque Stelle in base ai partiti votati alle politiche del 2008, parlano di un 47% di voti arrivati dal Pd nelle Marche; molti anche gli ex astenuti riportati alle urne (13%), mentre per quanto riguarda i partiti l’analisi dei flussi evidenzia anche un 11% dei voti proveniente dall’Udc e un 9% dall’Idv.  

Coincidenze ancora più recenti sono quelle che abbiamo riportato l’altro giorno dimostrando che in provincia di Macerata il 5 Stelle ha raggiunto i risultati più alti nei Comuni che alle primarie del Pd avevano registrato maggiori consensi per Matteo Renzi (leggi l’articolo). Insomma, voti per il cambiamento. Come quelli registrati a Recanati che uno dei maggiori quotidiani nazionali, La Stampa, annovera tra una delle nuove roccaforti dei grillini insieme a Imperia, Orbetello, Loreto, Corleone e altri, sottolineando che in passato la città di Leopardi era invece una delle roccaforti della Dc.

A settembre la visita di Matteo Renzi a Macerata (clicca sull'immagine per guardare il video)

A settembre la visita di Matteo Renzi a Macerata (clicca sull’immagine per guardare il video)

Intanto oggi Matteo Renzi rompe il silenzio con un messaggio sui social network: “Ho evitato di fare dichiarazioni dopo il voto perchè non volevo finire nel festival di chi la spara più grossa e nei pastoni degli addetti ai lavori. Adesso leggo incredibili interpretazioni, ricostruzioni, commenti. Mettiamola così, allora: quello che volevamo per l’Italia lo abbiamo proposto alle primarie. Dagli Stati Uniti d’Europa fino all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, noi ci abbiamo messo la faccia, presentando un progetto serio. Ho perso le primarie. Adesso faccio il Sindaco perchè la serietà non è un optional. Capisco i rimpianti, ma preferisco vivere di progetti”. E ancora: “Beppe Grillo? Va sfidato non va rincorso. Abolire il finanziamento pubblico ai partiti, togliere la Rai dalle mani dei partiti, eliminare i vitalizi ai politici sono proposte che abbiamo lanciato dal nostro camper, ben prima del suo Tsunami tour. Ora non serve parlare di queste proposte, basta realizzarle”.

 

Mario Morgoni lunedì scorso nella sede provinciale del Pd in attesa dei risultati elettorali

Mario Morgoni lunedì scorso nella sede provinciale del Pd in attesa dei risultati elettorali

In provincia di Macerata i renziani sono comunque rappresentati in Parlamento visto che tra i due (soli) maceratesi eletti in queste elezioni politiche (l’altra è la bersaniana Irene Manzi) c’è anche Mario Morgoni, ex sindaco di Potenza Picena e coordinatore provinciale del Comitato Renzi durante le primarie Pd.
“Il risultato del 5 Stelle – commenta Morgoni – dimostra che abbiamo sottovalutato la rabbia e l’indignazione della gente nei confronti della politica, sentimenti che vengono accentuati in un momento di forte crisi come quello in cui stiamo vivendo. Oggi più di ieri si capisce che la proposta di rinnovamento di Renzi era quella giusta e sono convinto che sarebbe stata vincente. Ma un certo rinnovamento Renzi l’ha comunque portato, per esempio il 40% di donne nel gruppo parlamentare è qualcosa di straordinario e questo lo si deve alle primarie. Per fortuna che Bersani non ha dato ragione alla parte della classe dirigente del Pd che addirittura negava l’esigenza delle primarie; se non le avessimo fatte il risultato di oggi anziché deludente sarebbe stato catastrofico”.

Cosa farà ora Matteo Renzi? “Resta una grande risorsa per il Pd nel presente e per l’Italia nel futuro perché un altro leader con il suo carisma, con le sue idee e con la sua età (38 anni) nel nostro Paese non c’è”.

Il Pd ha sbagliato anche in provincia di Macerata? “Questo e’ innegabile. Non siamo riusciti a intercettare le esigenze dei giovani. Anche a livello locale occorre un grande sforzo di responsabilità per capire che bisogna produrre un cambiamento vero, senza ipocrisie, e senza farci la guerra tra di noi. Purtroppo nel Pd provinciale ci sono logiche di cordata cristallizzate secondo cui se io sto con quello sono nemico di quell’altro. Lo abbiamo visto alle primarie, qui instaurare una vera dialettica sulle idee non è facile”.

Cosa serve ora per cambiare? “Questo voto è una condanna della politica e siccome noi sappiamo che della politica non si può fare a meno perché è strumento indispensabile per il riscatto di questo Paese, servirà subito una politica degna, legittimata dalla stima della gente e questo riscatto della politica sta sulle spalle del Partito Democratico che, nonostante i tanti difetti, è l’unico partito, l’unico veramente presente sul territorio. Grillo e il guru Casaleggio vanno bene per la protesta, per demolire, ma non certo per costruire”.

Ma ci sono anche i voti di Renzi nel successo di Grillo? “Sicuramente la diffidenza della classe dirigente del Pd nei suoi confronti ha pagato e adesso una gran parte di quel consenso è diventato grillino. Il Partito Democratico aveva una grande risorsa dentro casa ed è riuscito a trasformare una risorsa in avversario. In questa fase il partito si è dimostrato troppo chiuso e poco coraggioso. Da qui a qualche mese l’opinione pubblica dovrà iniziare a vedere un vero cambiamento anche in provincia di Macerata. Questo partito deve diventare più aperto e più interessante, se continuiamo a far finta di cambiare la gente continuerà a punirci”.

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Sa sinistra: Mario Morgoni, Nicola Perfetti e Alessia Scoccianti durante una conferenza stampa dei renziani

Da sinistra: Mario Morgoni, Nicola Perfetti e Alessia Scoccianti durante una conferenza stampa dei renziani

E’ sulla stessa lunghezza d’onda il pensiero di Nicola Perfetti, coordinatore comunale del Comitato Renzi di Macerata. “Nel programma di Renzi – spiega –  c’erano molti punti in comune con quello del Movimento 5 Stelle: rinnovamento, rottamazione della classe dirigente, stop ai privilegi. Ora recuperare i voti passati al 5 Stelle non sarà certo facile. Anche qui a Macerata, quando è naufragato il tentativo di rinnovamento, molti che ci avevano sostenuto alle primarie non ci hanno seguito anche se noi del direttivo siamo rimasti fedeli. Renzi sarebbe stato un grande collettore della sinistra, avrebbe intercettato molti voti di protesta ed avrebbe pescato anche dal centrodestra, dai berlusconiani disillusi”.

Si può dire che una parte del Pd aveva compreso il fenomeno Grillo… “ Ma certo, andatevi a rileggere l’intervista doppia tra me e Ninfa Contigiani prima delle primarie (leggi l’articolo). Lei parlò di Grillo solo come un populista che pensa a distruggere, io dissi che è un Movimento che non si può ignorare ma doveva essere compreso e studiato. Il mio era il pensiero dei renziani, il suo quello dei bersaniani”.

Come vi muoverete ora a Macerata? “Ora la sfida è nazionale ma anche locale, vogliamo cambiare dall’interno il Pd e il centrosinistra maceratese attraverso  il rinnovamento, facce nuove e idee nuove. E’ evidente che siamo completamenti esterni all’attività amministrativa, non abbiamo rappresentanza, ma vogliamo dire la nostra per contribuire a risolvere i problemi di questa città, a partire da un centro storico che sta morendo e bisogna intervenire subito per rivitalizzarlo. Nei prossimi giorni ci riuniremo per discutere sulle dinamiche di questo voto e su come può essere colto a livello locale”.

Parla di facce nuove, tuttavia a Macerata la fase di rinnovamento e rottamazione ha avuto qualche contraddizione visto che tra i sostenitori di Renzi ci sono anche alcune figure storiche del Pd come l’ex assessore all’urbanistica Mauro Compagnucci e Graziano Pambianchi. “Noi del direttivo – risponde Perfetti – siamo tutti giovani e nuovi. Compagnucci è sempre rimasto molto defilato, Pambianchi è stato visto molto presente perché lui caratterialmente è così, ha molto entusiasmo e si butta a capofitto sulle cose. Ma per noi è stata una grande risorsa perché si è messo a servizio di tutti con la massima umiltà. E poi non capisco cosa c’è di male nell’avere tra i nostri Graziano Pambianchi: se nel Pd maceratese c’erano 50 ‘vecchi’, 49 sono rimasti con Bersani ed uno è venuto con noi”.



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