“I mesi che ho attraversato”

Una cronologia poetica di Mario Monachesi
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garufi guido1di Guido Garufi

L’amico Mario Monachesi ci dona una sua “cronologia poetica”, una sorta calendario che scandisce il tempo e le sue stagioni, un Barbanera non criptico, ma piuttosto declinato su quel terreno meraviglioso del Opere e dei giorni di Esiodo, o anche antico parente delle Calende greche di Gesualdo Bufalino. Non parlo dell’altezza di quello stile e delle ragioni poetiche di quei due classici, ma delle intenzioni che muovono Mario nel confronti della sua-nostra città “ che sta sulla collina, distesa come un vecchio addormentato” dove “la noia e l’abbandono sono la sua malattia”. Ebbene, l’insistente Mario che ogni anno ci fa una sorpresa (quanti libelli e notule, quanti versi e piccoli racconti, quanti ricordi di personaggi che ci riguardano da vicino dobbiamo qui registrare e da oltre un ventennio, quasi sintomo di un “amore” poligrafico) oggi “entra” nel tempo e ci indica il suo scorrimento. Ma il “colore” o clima dei versi non piega nella malinconia o nella freddezza funebre che troviamo nel lapidario “fugit irreparabile tempus”, quanto, invece, nel planare delicato e naturale nella geografia (e metereologia) dell’anno. Ecco che i mesi, da gennaio a dicembre, appaiono, nella loro diversità, come un unico cursus, una linea continua, un corpo unico e dinamico, con i colori del sole e della neve, con il freddo e con l’afa. Scrive Montale a questo proposito, anche lui in un testo esemplare e a mo’ di almanacco : “ il mio sogno non è nella quattro stagioni, ma nell’intemporaneo, dove non sorgono le ragioni”. Perché ogni poeta, grande o piccino, apparentemente “divide” il tempo come noi facciamo, ma nella sua mente, e quando ci riesce sulla pagina, invia un messaggio più complessivo e sostanziale. Ho consigliato a Mario di scrivere un libro successivo, un lepido libello di Cronologia politica. Da sempre lavorando presso il Comune ha visto succedersi Sindaci, Assessori, Consiglieri, non sarebbe male, gli ho detto, “teatralizzare” in un testo questa narrazione, partendo dal Gattopardo. Ma ritorniamo a noi: cosa vorrà mai dirci il “nostro” Monachesi con la sua scansione? Probabilmente che il “tempo” è una ricchezza, l’unica che ci rimane e che dobbiamo tutelare, soprattutto oggi, “assediati” dal tempo degli “altri”, quello degli spread, circondati dai nuovi Signori del Tempo e da un nuovo Dominio che sempre più si allontana dall’uomo e dalla sua origine naturale.

mario monachesidi Mario Monachesi 

Gennaio

Gennaio
offre una tregua ai feriti.
Tace
il suo orizzonte da guerra.
Crocerossine
passano con sorsi di sole

Febbraio
E’ inverno ma è febbraio
è primavera ma è febbraio
è carnevale sopra ai carri
ma al giorno manca il canto
o grigio l’ha nel petto
chini per strada i ragazzini
raccolgono i coriandoli
per ributtarli ancora in aria.

Marzo
La luce ancora non esplode
non sobbalza
non si alza
sonnecchia
sotto una catapecchia
di cielo inconcludente.

"Soffio di primavera" di Carlo Iacomucci

“Soffio di primavera” di Carlo Iacomucci

Aprile
Dopo l’ultima nebbia
l’ultima nuvola
voglioso il passo s’incammina
tra l’erba nuova
e dei tulipani
l’esploso rosso.

Maggio
Ai rami tesi maggio
non nega antico amore
in cielo è di ritorno il sole
gemme anche la carne muove.

Giugno
Un’idea d’oro nei campi
illumina la luce
al suo velluto
la sera cuce
delle lucciole tutti i lampi

"Inizia l'estate" di Silvio Craia

“Inizia l’estate” di Silvio Craia

Luglio
Ruderi di stoppie e spighe
scampate alla trebbiatura
riverberano oltre l’orizzonte
fiamme cantate
da invisibili e instancabili
cicale.
Nell’orto
dopo l’ombra del mattino
bruciano senza scampo
colori e odori
disegnati appena ieri.

Agosto
Affievolisce la luce
sui giochi ancora all’aperto
mentre nell’aria
già adorosa di solchi
l’ultimo mare
chiede di non morire.

Settembre
Settembre
aspetta a morire il girasole.
Con ogni sua forza
tornata aperta dal granito
resiste per il viaggio naturale.

"Ci avvolge l'autunno" di Silvio Craia

“Ci avvolge l’autunno” di Silvio Craia

Ottobre
Accenni di nebbia
bagnano rimanenze di sole
lungo i botti dei cacciatori,
foglie,
con fretta di andare
già dormono negli angoli
in attesa della neve.

Novembre
Appeso è novembre
al sole che rimane
e finite ha speranze
nel vento che scompiglia
dopo le olive i giorni.

Dicembre
Dicembre è nelle ossa
che quasi più non piego
nei pensieri a bavero alzato
in attesa del sole di mezzogiorno
per scaldarsi.

"Inverno" di Carlo Iacomucci

“Inverno” di Carlo Iacomucci



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