Quell’isola felice che da tempo non c’è più

Calo dei consumi, provincia a rischio, emarginazione, solitudine e violenza: ecco com'è cambiato un territorio
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verdenellidi Maurizio Verdenelli

Consumi, barometro della crisi. Confcommercio ha calcolato in Italia su base annua una contrazione del 7% delle vendite. A Macerata la cartina di tornasole del disagio economico è, a buona ragione, ciò che gettiamo nel secchio della spazzatura. Il decremento della produzione dei rifiuti non riciclabili (invariata resta la raccolta differenziata) indica infatti che la gente consuma meno. Se il trend si manterrà così –ad agosto la diminuzione è stata macro: 97 tonnellate i meno- si prevede un calo che porterebbe a circa 9.500/10.000 tonnellate il ‘monte’ degli rsu smaltiti entro l’anno rispetto alle 11.026.290,00 tonnellate del 2011 (con gli aggregati, complessivamente 15.513.580,00).

Ed ecco il quadro ‘in fieri’ che registra una costante decrescita nella produzione dei rifiuti. A gennaio 862,850 tonnellate (917,320 nel 2011); febbraio 767,380 (810,540); marzo 946.560 (947,790); aprile 867,850 (963,830); maggio 912 (981,310); giugno 876,340 (949,970); luglio 855,100 (927,160); agosto 729,370 (826,990). Dall’inizio dell’anno al 31 agosto, ‘fanno’ 6.817.450,00 tonnellate di rifiuti indifferenziati (9.855.200,00, in totale). L’equazione rifiuti/consumi dice dunque che i maceratesi, nell’arco di appena un anno, risultano sensibilmente più poveri.

L’anno che si sta chiudendo può essere dunque definito ‘horribilis’ a causa di una crisi che non si scopre certo oggi. Restando infatti piuttosto stabile la popolazione, ciascuno degli 43.000 residenti ha prodotto una quantità di rifiuti gradualmente minore, nell’ultimo triennio Nel 2009, questa produzione pro capite è stata di 490 kg; nel 2010, 486 kg (mentre una recente indagine Ispra ha rivelato, in controtendenza, che cresceva in altri territori del Centro) e nel 2011, 478kg.

Una crisi che ha scatenato Povertà, Emarginazione, Solitudine, Violenza e Privazione di centralità. Altrettanti Cavalieri dell’Apocalisse a minare lo sviluppo di Macerata. Snobbata storicamente da Ancona, con la spada di Damocle della fondamentalista Ascoli Piceno (chiedere a Fermo, per cortesia) la città e l’intero territorio che porta il suo nome, soffre di una ‘camerinizzazione’ strisciante col rischio dell’addio alla Provincia. Il giorno del patrono San Giuliano, in cattedrale, il vescovo di Macerata ha spiegato che questa perdita sarebbe “devastante” per identità culturale e servizi. Mons. Giuliodori (non a caso è iscritto all’Ordine dei Giornalisti, “anche se faccio un altro mestiere” mi disse una sera) è stato di una chiarezza esemplare. Il CAL, come noto, ha chiesto di mantenere nelle Marche 4 province, comprese Macerata. Speriamo in Gian Mario Spacca, già sostenitore di Antonio Pettinari nella corsa all’elezione a presidente, e soprattutto nel Governo Monti quando la Regione il 25 ottobre gli invierà le proposte di riordino.

Emarginazione e solitudine, poi. Sono quelle di una popolazione  che sta invecchiando. Una recentissima rilevazione evidenzia come un quarto della popolazione (24,9% rispetto al 23,3% di 10 anni fa) è  oltre i 65 anni, in controtendenza rispetto al dato provinciale (22,9%). Il caso del pittore ultrasettantenne Roberto Poccioni, trovato morto in casa a distanza di sette mesi, è la punta d’iceberg. “Gli anziani che muoiono con nessuno accanto sono casi in crescita e il decesso, scopriamo, è di tre/quattro giorni prima” rivela un barelliere. L’anziano interessa più da morto, anche se a Macerata c’è una sentita tradizione del culto dei defunti. Il ‘caro estinto’ è calmierato anche dalla presenza di un buon numero di ‘pompe funebri’, tra le quali (in tempi recenti) anche della Croce Verde. Al cui, allora, presidente della ‘Croce Verde’ (Angelo Sciapichetti, adesso consigliere regionale) sembra fosse arrivata una lettera con proiettile ‘allegato’. L’indagine riservatissima (finora) escluse mani locali e moventi definiti.

La violenza, infine. Il fenomeno è più emersione anche in una città ‘alla camomilla’ come Macerata. Spaccio e prostituzione, rispetto a pochi anni fa cominciano ad essere individuabili in città dove si scoprono case a luci rosse. Nel week end il ‘movimento’ cresce ed è visibile da chi, istituzionalmente per soccorso, deve ‘battere’ strade e piazze anche se pusher e prostitute non si sovrappongono per ora in modo evidente alla normale mobilità dei residenti e di chi frequenta nelle ore serali il centro storico sembra più in crisi tra roghi di rifiuti (un caso, l’altro giorno, dietro alla Cattedrale) a dimostrazione di una raccolta differenziata ancora non ‘digerita’ da una popolazione multietnica che sta sostituendosi a quella precedente, emigrata in periferia o in altri comuni sopratutto per le restrizioni dei trasporti e della viabilità che hanno fatto crollare il mercato immobiliare. Sempre più anziani e sempre meno bambini dunque, tanto che nella chiesa di San Giorgio, qualche giorno fa, ad una riunione in preparazione della cresima, avvenuta tra genitori e il sacerdote, don Pietro che ha sostituito l’amatissimo don Giovanni Ilari (deceduto a metà luglio) è stata data la notizia che l’antica parrocchia verrà abolita, anche se non in tempi brevi, ed accorpata o a quella del Duomo o a quella dell’Immacolata, in corso Cavour. Una perdita grave alla tradizione maceratese, quella della parrocchia di piazza XXX Aprile (resterà Santuario della Madonna della Salute) dopo quella di San Giovanni.

Ormai senza argine invece Arancia Meccanica. Una casa assaltata a Villa Potenza e residenze di lusso razziate nel Civitanovese a cominciare da quella di Cesare Paciotti per finire, in ordine di tempo, con quella all’odontoiatra Nicola Calzonetti. Una black list che si tinge di rosso con il sangue: il terribile caso degli anziani coniugi Paolo Marconi e Ada ‘Dina’ Cerquetti uccisi nella loro casa nelle campagne di Montelupone ha sconvolto ma l‘intera opinione pubblica nazionale. A confessare un imbianchino macedone che mi sembrò, due anni fa quando venne a lavorare a casa mia, un bravo ‘guaglione’ desideroso di un avvenire sicuro per la sua numerosa famiglia e per sé.

“Anche qui, questa violenza che non ha nulla di umano?” si chiede la gente incredula di scoprire che l’antica isola felice non c’è più. Sotto sotto, non c’è più da un bel pezzo.



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