Riordino Province, dibattito serrato fra le forze politiche

Gli interventi di Giuseppe Cicconi (Lega Nord), Massimo Pizzichini (Udc) e Fabrizio Cambriani (Pd)
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Giuseppe Cicconi, capogruppo Lega Nord a Tolentino

Prosegue il dibattito sull’abolizione delle province. Tante le voci che continuano a levarsi e diversi i punti di vista dalle varie sponde politiche.

Per Giuseppe Cicconi, capogruppo della Lega Nord a Tolentino, «la mobilitazione per le province non è mediocrità». «Vorrei esprimere qualche considerazione in merito al sostegno verso Macerata, rispondendo al dirigente del PD Morgoni (leggi l’articolo). Innanzitutto, la difesa della nostra provincia non è una questione di campanilismo o un voler anteporre un interesse privato al bene comune, il quale viene sempre prima di tutto. La prospettata superprovincia delle Marche meridionali, con capoluogo ad Ascoli, costituirebbe un enorme disagio per i cittadini maceratesi (qualche anno fa fu istituita la provincia di Fermo perché Ascoli risultava fuori mano per i fermani, figurarsi per i cittadini residenti ancora più lontano). La provincia di Macerata esiste da 150 anni e racchiude una forte identità socio-economica, fatta di eccellenze artigianali, gestione oculata delle risorse, qualità di servizi offerti e ottima gestione del territorio. Si consideri poi come l’accorpamento potrebbe creare un reale problema economico. Infatti, su Ascoli e Fermo pende un risarcimento di circa 10 milioni di euro al commissario liquidatore dell’impresa Rozzi per gli espropri della superstrada Ascoli-Mare. Chi pagherà questi soldi? I solerti cittadini maceratesi? Speriamo proprio di no, altrimenti vorrebbe dire premiare chi spende male. In definitiva, ritengo la lotta contro le province (almeno quelle grandi e storiche come la nostra), il più alto grado di populismo. Giovedì, in consiglio comunale a Tolentino, il gruppo Lega Nord voterà a favore di Macerata provincia, per sostenere il territorio e non cadere nella demagogia».

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Massimo Pizzichini, consigliere comunale Udc a Macerata

Massimo Pizzichini, consigliere comunale Udc a Macerata, ricorda che «a 150 anni dall’unità d’Italia il numero delle province è più o meno raddoppiato. Altro aspetto da indagare, per avere un panorama più esaustivo, è la venuta a regime negli ultimi decenni delle Regioni e del Parlamento Europeo. Tutto questo è stato fatto in nome della democrazia. Però a conti fatti il costo della democrazia è arrivato a un livello tale da soggiogare gli Italiani, fermiamoci prima che sia troppo tardi.

Come Udc eravamo per l’abrogazione dell’articolo 133 della Costituzione, cioè per la cancellazione di tutte le province, ma c’è stata una notevole resistenza da parte dei partiti maggiori e ora ci troviamo a difendere la nostra realtà.  Allo stato dell’arte con i criteri imposti dal governo in maniera  lineare senza tener conto della storia, del tessuto sociale ed economico e non da ultimo del dissesto dei conti della provincia di Ascoli, è quanto meno legittimo  difendere, senza se e senza ma, il nostro territorio, la nostra cultura,  la nostra tradizione e anche la nostra buona Amministrazione Pubblica.
Pur in piena globalizzazione, in cui le  tradizioni, i valori, le identità e  le pratiche di vita locale vengono ogni giorno messe in discussione se non addirittura navigate verso la dissoluzione, il ritorno o la difesa di una cultura locale è sacrosanta. E’ dalla cultura locale che nasce la voglia di far conoscere ad altre comunità la propria identità i propri valori .Il locale pone al centro della sua filosofia, l’individuo, la persona umana e il gruppo di appartenenza.

Esempi di realtà  locale impostesi a livello nazionale e internazionale ce  ne sono: il distretto della calzatura, nato dall’ingegno e dall’impegno di tanti maceratesi che sono riusciti ad affermarsi per la buona qualità del prodotto e che sono il vanto della nostra provincia, lo Sferisterio “luogo del bel canto “che  i maceratesi hanno adottato ed ogni anno partecipano attivamente ed economicamente alla riuscita della stagione lirica e richiama ogni anno appassionati melomani  provenienti dal resto dell’Italia e dall’Europa, le due università di Macerata  e Camerino con una storia ultracentenaria che ben poche province possono vantare. Non è persa la speranza di veder riconosciuta la nostra identità, il prossimo appuntamento decisivo sarà il Consiglio regionale che dovrà proporre l’assetto definitivo delle province della regione Marche.  Dovremo far sentire tutto il nostro peso politico (se c’è).

I lobbisti  in questo periodo sono stati molto attivi in Parlamento e sono riusciti, secondo il Corriere della Sera, a far rimanere in vita  le province di Terni, Isernia  e Matera, facendo inserire all’ultimo momento la norma che una Regione deve avere almeno due province. Noi, che chiedevamo la deroga  del 10% di uno dei due pilastri per rimanere in vita, chissà se potremmo chiedere l’intervento del “ sottobraccista”  (lobbista)  per far passare l’eccezione  in Regione ?

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Fabrizio Cambriani, dirigente provinciale del Pd

«Un partito politico ha il diritto e il dovere di difendere e tutelare, in tutte le sedi, le istituzioni del territorio in cui esso opera. Soprattutto quando ne è messa in discussione addirittura la stessa esistenza»: così esordisce in una nota Fabrizio Cambriani della direzione provinciale del PD. «Pur rispettando le voci in dissenso di quanti non condividono questa posizione, va evidenziato e sottolineato che la direzione provinciale dello stesso PD si è così espressa all’unanimità nell’ultima seduta, urgentemente convocata, a seguito della ventilata soppressione della provincia di Macerata. Chi parla di stato confusionale della politica dovrebbe spiegare come sarebbe invece possibile ed economicamente vantaggioso, distribuire servizi decenti alla popolazione, attraverso sei impervie vallate, di oltre settecentomila abitanti. Comprendo però che in questa fase di anti politica – prosegue la nota – sia più facile e redditizio assumere posizioni in linea con la demagogia ed il populismo montante, piuttosto che governare con risposte efficaci ed efficienti le difficoltà e complessità che quotidianamente si presentano. Ridurre la questione della sopravvivenza della Provincia di Macerata a mera e squallida difesa di campanile significa non considerare le gravi implicazioni sociali e soprattutto economiche che ne risulterebbero in tutto il territorio. Ciò, tuttavia, non significa preservare ad oltranza l’esistente. Il PD, viceversa, deve farsi promotore di iniziative volte a realizzare un cambiamento significativo degli enti locali quali l’unione dei comuni o la fusione di più regioni, incidendo così nei maggiori centri di spesa. Di questo dobbiamo essere pronti a discutere, sin da subito, prima che qualcun altro, dall’alto, lo faccia per decreto. Quanto all’operato dell’on. Cavallaro sarebbe bene che qualcuno assumesse maggiori informazioni. Pur votando la fiducia al governo – così come deciso dall’intero gruppo del PD – l’on. Cavallaro, con il suo ordine del giorno (peraltro approvato), è riuscito a far sì che la partita sul riordino delle provincie non si chiudesse definitivamente. Il filo del dialogo con il governo è quindi ancora aperto. Chi ha qualche nozione rudimentale di politica, anche tra gli avversari, gliene ha dato atto poiché in casi eccezionali e delicati come questo, è buona consuetudine mettere da parte la divisioni e lavorare a testa bassa per salvare il salvabile.
Dispiace infatti – conclude amaramente Cambriani – vedere come le forze politiche di altre amministrazioni provinciali – tra l’altro sull’orlo del dissesto finanziario – combattano come un sol uomo a difesa delle proprie istituzioni, mentre qui, nel maceratese, non si perda occasione di polemizzare solo per il piacere di una sporadica comparsata sul giornale».



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