Se addio Prefettura
che fare del palazzo?

Pazza idea: tutelarne la bellezza esterna e interna, ma con un parcheggio sotterraneo destinato al rilancio del centro storico
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liuti-giancarlodi Giancarlo Liuti

 Più di venti giorni fa, unico fra tutti gli organi d’informazione, Cm annunciò l’intenzione del governo di abolire le Province di Macerata, Fermo e Ascoli e di creare un Distretto Marche Sud in capo a Fermo. Ebbene, per incomprensibili ragioni di distrazione politica i partiti locali, tutti, non aprirono bocca, salvo le perplesse dichiarazioni (cinque giorni dopo, ma cinque giorni, con gli attuali tempi della comunicazione, sono un’eternità) che CM riuscì a strappare al presidente Pettinari e al sindaco Carancini. Ma dai partiti, ripeto, niente. Poi è giunta la conferma ufficiale con l’annuncio, da parte del governo, dei due criteri tassativi al di sotto dei quali le Province, intese come enti pubblici intermedi fra Regioni e Comuni, saranno accorpate o riordinate fra loro: non meno di 350mila abitanti (Macerata ne ha 319.181) e non meno di 2.500 chilometri quadrati (Macerata ne ha 2.774). Siamo in regola, dunque, con l’estensione territoriale, ma ci mancano 30.819 abitanti. Adesso, infine, una ulteriore novità, visto che la commissione senatoriale del bilancio ha approvato un emendamento con cui dovrebbero essere le Regioni a pronunciarsi circa la sorte delle loro Province. Se non è zuppa è pan bagnato, verrebbe da dire considerando che i parametri non cambiano. Ma davvero non cambiano?

Comunque, posto che le regole restino quelle – ma non ne siamo sicuri – di ipotesi a favore di Macerata ce ne sarebbe solo una e l’hanno ventilata sia Pettinari che Cavallaro: se Fermo cedesse a Macerata una piccola parte dei suoi 175 mila abitanti, Macerata sarebbe a posto. Ma i conti, purtroppo, non tornerebbero, perché resterebbe fuori gioco, per estensione, il conseguente accorpamento tra Fermo ed Ascoli. Né si può pensare a un’eventuale emigrazione dell’Ascolano in Abruzzo, giacché alterare i confini regionali è impresa praticamente impossibile. Allo stato dei fatti, insomma, la questione non lascia scampo: per come sono messe oggi, le tre Province, da sole, non ce la fanno e non c’è altro sistema che fonderle insieme.

Ecco allora l’idea del Distretto Marche Sud. Guidato da Macerata? Impossibile: troppo lontana, troppo diversa da Ascoli. Guidato da Ascoli? Impossibile, troppo lontana, troppo diversa da Macerata. Così, per non irragionevoli motivi di equilibrio territoriale, non c’è che un nome: Fermo. Col risultato un po’ paradossale che la Provincia fermana, la più discutibile perché nata appena sette anni fa e priva di una sua autentica omogeneità di consuetudini e vocazioni socio-economiche, diventerebbe, pensate, una sorta di capitale.

Il paradosso, insomma, c’è e non si può negare. Ma che la spesa pubblica nazionale vada ridotta non è affatto un paradosso. Al contrario, è un drammatico e ineludibile dovere dal quale dipende la stessa sopravvivenza dell’Italia nell’Unione Europea. E portare le Province da 107 a 64 è una delle non moltissime vie praticabili per evitare che la mannaia dello “spread” ci faccia fare la fine della Grecia. Personalmente sono convinto che le Province – accorpate, riordinate, dimagrite, meno costose – non siano affatto enti inutili, ma faccio fatica a prendermela col governo, che non ha tante frecce al suo arco e quelle che ha le deve giocoforza scoccare. Non si dimentichi, oltretutto, che l’abolizione tout court delle Province è stata a lungo – ed è ancora – una pressante richiesta dell’opinione pubblica, una sorta di parola d’ordine istintiva e viscerale quanto si vuole ma quasi plebiscitaria.

Ora non è escluso che le furenti proteste levatesi da tutta Italia inducano Monti e il Parlamento ad abbassare per la terza volta i parametri (leggi l’articolo). Con l’aria politica che tira – grande è la confusione sotto il cielo: sgambetti in Senato, controsgambetti a Montecitorio, migliaia di emendamenti, sfiducianti voti di fiducia, vacillanti identità dei partiti, alleanze auspicate, alleanze aborrite, manfrine sulla data delle elezioni, calcoli sulle prevedibili percentuali di consenso popolare – può anche accadere che nessuna Provincia scompaia e se ne facciano addirittura di nuove. Staremo a vedere.

Sarebbe tuttavia da insensati non cominciare a riflettere sul prezzo che questo capitolo della “spending review”, se restasse tale, farebbe pagare alla città di Macerata, e non tanto per il suo prestigio politico e amministrativo a livello regionale – un prestigio che da tempo mi sembra appannato – ma per le conseguenze negative che la perdita dell’Amministrazione provinciale, della Prefettura e della Questura recherebbe a qualsiasi ipotesi di rilancio del suo centro storico, del suo equilibrio estetico, della sua vivibilità. Sto parlando di palazzi , di monumenti, di quel valore che si chiama bellezza, impalpabile ma necessario a una serena convivenza civile.

 

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La sede della Prefettura in piazza della Libertà

La sede della Prefettura e della Questura si trova nell’unione di due edifici risalenti alla fine del Duecento: il Palazzo dei Piori e il Palazzo del Podestà. Edifici che nel Cinquecento si fusero e si arricchirono delle splendide forme della Loggia dei Mercanti. Seguirono modifiche, ritocchi e rimaneggiamenti, ma l’armonia della facciata e degli interni è rimasta. Stessa cosa dicasi per la sede della Provincia, che alla fine del Seicento accoglieva l’oratorio del convento dei Filippini, attiguo alla chiesa ora in via di restauro, e ne ha conservato l’eleganza esteriore. Scomparse Prefettura, Questura e Provincia, cosa accadrebbe a questi due palazzi che sono autentiche perle del “percorso magico” dalla chiesa di San Giovanni fino alla basilica della Misericordia? Supermercati? Appartamentini? Misteriose ripuliture di denaro bastardo? Ma per attrarre chi, visto che la gente non ama le salite a piedi? Per ospitare chi, visto che i residenti non saprebbero dove lasciare la macchina? E con quali oltraggi all’estetica della città?

Però, come dicevano i nostri nonni, non tutto il male viene per nuocere e, come si diceva tanto prima di loro, la speranza dev’essere l’ultima a morire, per cui la mia crassa ignoranza in tema di fattibilità tecnica delle opere pubbliche m’induce a fantasticare intorno a un’idea che mi frulla in testa da tempo e che l’ormai probabile perdita di Prefettura e Questura potrebbe rendere un tantino meno folle: difendere strenuamente l’integrità della facciata e degli interni , ma trasformare il ventre del palazzo in un parcheggio sotterraneo capace di contenere – giorno, notte, festivi – le auto dei frequentatori del centro storico e di coloro che vi risiedono e potrebbero risiedervi. L’accesso? Da via Armaroli. L’uscita? Per via Berardi. Agli esperti, ora, il giudizio su questa “pazza idea” alla Patty Pravo e sui modi di realizzarla, più o meno quelli che ho detto, con più o meno varianti e con più o meno agganci ai già noti progetti del parcheggio di Rampa Zara. Un giudizio che temo severo e che accetterò da umilissimo sognatore di castelli in aria. Ma se quell’area diverrà disponibile, qualcosa bisognerà pure farci. Tutto qui.



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