Tutto male da noi?
No, c’è la bellezza

La provincia maceratese vanta ben 10 “borghi più belli” sui 18 dell’intera regione. Le Bandiere Arancioni e le poco probanti Bandiere Blu
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liuti-giancarlodi Giancarlo Liuti

Ormai da oltre vent’anni le Bandiere Blu sono medaglie al valore che le “migliori” località balneari sono autorizzate ad appuntarsi sul petto come garanzia di “sostenibilità ambientale” del mare, delle spiagge, degli spazi e dei servizi. Lanciata su scala mondiale da un paio di agenzie Onu, questa specie di concorso a premi è poi gestito ai vari livelli nazionali e in Italia accade che l’ambitissimo trofeo venga assegnato – mi si perdoni l’iperbole – al novantanove virgola nove per cento dei concorrenti. In base a quali criteri? Soprattutto – anzi, esclusivamente – per le caratteristiche organolettiche dell’acqua in cui tuffarsi. E allora, mentre in teoria l’espressione “sostenibilità ambientale” dovrebbe riguardare molti altri criteri, in pratica accade che per potersi fregiare di questo vessillo è sufficiente che i bagnanti non rischino, nuotando, di morire avvelenati.

Tutto il resto – pulizia degli arenili, efficienza degli stabilimenti, numero delle cabine, distanza fra gli ombrelloni, attrezzature igieniche, purezza dell’aria che si respira, disciplina della motonautica e del wind surfing – è un optional. Per cui, alla fine, questa specie di onorificenza è alla portata di qualsiasi località, ossia di qualsiasi sindaco, assessore comunale o associazione alberghiera in grado di far udire la propria voce in sedi più o meno politiche.

E lo dimostra che ad eccezione di brevissimi tratti occupati da pestilenziali raffinerie di petrolio o inquinati da foci di fiumiciattoli vomitanti scarichi industriali e detersivi domestici, il litorale delle Marche è tutto un garrire di Bandiere Blu. E la provincia di Macerata? Ne ha solo tre, ma ciò dipende dalla fatale circostanza che le nostre località balneari sono, per l’appunto, solo tre: Civitanova, Porto Recanati e Porto Potenza.

  Ma da qualche tempo, pur senza il forte sostegno mediatico di cui godono le poco probanti Bandiere Blu, sta prendendo piede un’altra iniziativa finalizzata anch’essa alla promozione turistica: il Club “I borghi più belli”, nato su impulso dell’apposita consulta dell’Anci, l’associazione nazionale dei comuni. Individuarli e segnalarli – questa è l’intenzione – risponde all’esigenza di valorizzare il patrimonio di storia, arte, cultura, ambiente e tradizioni presente in quei centri che sono emarginati dal grande flusso dei turisti. E qual è il criterio seguito? Soltanto uno: la bellezza. Un criterio che però ne contiene molti, fra cui, scusate se è poco, la qualità della vita. Un criterio che, malgrado fatichi a far breccia nella mentalità e nella sensibilità di tanti amministratori locali, è, per l’Italia, la miglior carta da giocare per lo sviluppo del turismo straniero e che, ponendo un freno ai guasti della cementificazione selvaggia e di un dissennato uso del territorio, riguarda pure il benessere di noi residenti.

 

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Dall’8 al 10 giugno San Ginesio l’XI Rassegna Nazionale Paesi Bandiera Arancione

  Perché ne parlo? Anzitutto perché i centri prescelti da questo Club sono 208 in tutto e ben 18 di essi si trovano nelle Marche, il che, considerando le modeste dimensioni territoriali della nostra regione, è quasi un primato nazionale. E poi perché, di questi 18, ben 10 sono maceratesi: Cingoli, Esanatoglia, Matelica, Montecassiano, Montecosaro, Montelupone, San Ginesio, Sarnano, Treia e Visso. E questo è certamente un doppio primato: nazionale e regionale. E domenica prossima, stavolta su iniziativa del Touring Club, si terrà a San Ginesio la manifestazione delle cosiddette Bandiere Arancione, che riguardano il marchio di “qualità turistica e ambientale” attribuito, fra 191 centri italiani, a 7 della nostra provincia: Camerino, Montecassiano, Montelupone, Pievebovigliana, San Ginesio, Sarnano, Urbisaglia.

Può darsi, intendiamoci, che i criteri di tali scelte non siano così oggettivi come dovrebbero essere (la parola “bellezza”, del resto, si presta a un’infinità di interpretazioni) e può darsi che quei 18 o quei 7 sarebbero dovuti essere di meno o di più (mi chiedo, ad esempio, perché non siano entrati nel primo gruppo San Severino e Urbisaglia, e nel secondo Treia e Visso). Ma resta il fatto che il Maceratese continua a far parlare di sé ben oltre i propri confini e ci riesce proprio per la bellezza dei paesaggi, dei monumenti, delle testimonianze d’arte e di cultura. E’ un grande e prezioso tesoro, questo, un tesoro che avrà un peso sempre maggior nel futuro del mondo. Ricordiamocelo e cerchiamo di proteggerlo dall’invasione dei supermercati.

 



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