L’oro verde delle Terre maceratesi
La siccità falcia la quantità,
ma la qualità vince

LA RACCOLTA NEGLI ULIVETI - Viaggio nei frantoi della nostra provincia
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oliva-olio-raccolta-scaladi Giulia Canuto

     È tempo di raccolta negli uliveti. E tra sagre, eventi e la manifestazione tutta umbra di Frantoi Aperti, parlare di olio nuovo è d’obbligo. Come per il vino, il 2011 è stata un’annata particolare per il clima imprevedibile e per la siccità primaverile che ha sconvolto gli equilibri della nostra macchia mediterranea. Curiosando tra i frantoi della nostra provincia, sono riuscita a carpire qualche notizia, molto utile a noi consumatori. Alta e ben salda resta la qualità perché le nostre terre regalano sempre ottimi prodotti, ma la produzione è calata un po’ ovunque purtroppo. Dall’entroterra al litorale la musica è la stessa: poco, pochissimo prodotto rispetto l’anno scorso, ma la bontà non si discute! Pensare che l’olio è fin da epoche remote un elemento essenziale nella vita dell’uomo, non solo nell’alimentazione ma anche nelle pratiche religiose e rituali magiche e nella “medicina” della civiltà contadina. Alla mia generazione quando si era bambini si diceva che per curare un orzaiolo si doveva fissare con l’occhio malato, per tre mattine consecutive, una boccettina piena di olio; o ad esempio veniva usato come unguento antidolorifico. Ancora oggi mio nonno brucia i ramoscelli di ulivo benedetti dopo la Domenica delle Palme per scongiurare un tempo cattivo e quindi un cattivo raccolto. Con l’olio si benedice, si riscalda, s’illumina, si cura, si scongiura, si nutre. L’olio è un bene prezioso che va tutelato. E i nostri produttori oleari hanno cercato di farlo. A partire dal Frantoio Alfei a Belforte del Chienti. Qui da cinque generazioni si fa olio e gli anziani raccontano che la mattina presto partivano con i carretti pieni di otri d’olio e andavano a rifornire il paesino casa per casa. L’attuale titolare Giuseppe confessa che l’umidità e la siccità hanno prodotto un olio qualitativamente ok, ma un po’ legnoso, più amaro, meno armonico. Lui chiama il suo “Sentiment’olio”, perché nella sua arte ci mette emozioni e ricordi del padre Domenico che gli ha insegnato il mestiere. Le varietà nelle Marche sono le più varie: dal Leccino al Piantone di Mogliano, dal Maurino all’Ascolana, dal Moraiolo al Sargano, dal Pendolio alla Coroncina, perfetto nella sua zona perché cresce anche oltre i 600 metri di altitudine. Al Frantoio Valeri di Santa Maria in Selva (Treia) la famiglia Valeri fa olio da oltre cinquant’anni. Le titolari Federica e Francesca assicurano che le olive sono sane, soprattutto quelle della fascia collinare, e che la qualità è rimasta intatta. Ma la siccità ha impedito a tutti i fiori di diventare frutto in primavera – il proverbio “la gemma dell’ulivo d’aprile vale un barile” dimostra la saggezza contadina – e il gran caldo dell’estate ha fatto cadere diversi frutti; quelli che sono rimasti sono pochi e piccoli, tanto che ci confessano che le olive da tavola saranno quasi rare quest’anno. «La produzione dell’entroterra – Treia, San Severino Marche, Cingoli, Pollenza – è stata di parecchio ridotta rispetto all’anno scorso. Le olive vanno ad anni alterni perché c’è l’anno di carico e l’anno di scarico della pianta, ma è pur vero che alcuni produttori dai quaranta quintali di olive del 2010 ne hanno portate quest’anno meno di un quarto». E se cala la produzione, occupandosi solo di prodotto locale, sale inevitabilmente il prezzo – anche se tengono a precisare che la crisi c’è per tutti e quindi si sono mantenute basse – a 8-8,50€/kg. Così come per l’Oleificio Cartechini di Montecassiano che pratica da ben tre generazioni una coltivazione biologica dell’ulivo, ha calcolato un calo di produzione del 70-80% dovuto alla siccità, ma anche alla minaccia della mosca, insetto che insieme al verme rappresenta un pericolo costante per la pianta. A Cingoli la Cooperativa Verdolio ha stimato in media – tra le ottanta aziende circa – una diminuzione del 50% con una variazione della qualità. Il presidente Demetrio Ruffini spiega che molte aziende con difficoltà sono riuscite a mantenere uno standard elevato, grazie anche alle piogge di ottobre, ma che l’ottimizzazione del raccolto è ben altra cosa. «Nonostante tutto non abbiamo aumentato i prezzi – continua il presidente Ruffini – perché in primis un vero imprenditore non rincara sul prodotto se non c’è stato un effettivo rincaro sulla materia prima, e poi il mercato è tutto in crisi». Ecco che il blend è fermo a 8 euro la bottiglia e il monovarietale a 9 euro. Verso la costa il Frantoio Gabrielloni di Recanati, che ha alle spalle sessant’anni di dedizione all’ulivo, conferma un 70% in meno di prodotto (olive), sempre a causa del gran caldo; la stessa calura che però ha ridotto notevolmente anche il problema della mosca e del verme perché le uova delle larve non si sono schiuse. Problema che invece ha molto danneggiato le colture sul lungomare. La qualità è buona ma impoverita dalla mancanza di acqua che ha generato una perdita di profumi e il prezzo è salito a 10 euro/litro. Tra i proverbi più famosi legati alla tradizione olearia c’è quello che recita: “Mercante di vino, mercante poverino; mercante d’olio, mercante d’oro”. Forse nell’epoca in cui l’olio era moneta e veniva barattato in libre per il commercio questa era legge; ma oggi l’oro verde di alta qualità è diventato una pietra preziosa dell’alimentazione mediterranea. E noi maceratesi che abbiamo la fortuna di un territorio che è sinonimo di qualità, abbiamo il dovere di custodire gelosamente questo patrimonio.



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