Frodi carosello, la difesa:
«Cerolini dimostrerà l’estraneità ai fatti,
ora pensiamo alle sue condizioni di salute»

INDAGINE - L'avvocato Giannino Voltattorni ha incontrato l'ex patron della Civitanovese a Montacuto: «E' stato nominato un perito per valutare se può stare in carcere. La misura è eccessiva, non c’è il pericolo di reiterazione del reato»

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di Alessandro Luzi

«Dimostrerà l’estraneità i fatti in merito alla contestazione dell’associazione a delinquere e a tutti i capi d’imputazione. Ora siamo concentrati sulle sue condizioni di salute. È stato nominato un perito per valutare se il suo stato è compatibile con il carcere». Così l’avvocato Giannino Voltattorni che oggi ha incontrato in carcere il suo assistito Giuseppe Cerolini nell’ambito dell’indagine della Guardia di finanza sulle presunte frodi carosello per evadere l’Iva.

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Giuseppe Cerolini

L’ex patron della Civitanovese, 59 anni, martedì era finito in manette per essere ritenuto dagli inquirenti della Procura europea di Torino, l’istigatore delle presunte condotte illecite. Sono 49 i capi d’imputazione contestati a Cerolini che nei giorni scorsi si è avvalso della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio di garanzia.

Oggi il suo legale lo ha incontrato in carcere a Montacuto: «I fatti contestati risalgono al 2020 e al 2021, quindi stiamo parlando di diversi anni fa. Ritengo che la custodia in carcere sia eccessiva perché a mio avviso non c’è il pericolo di reiterazione del reato. Comunque dimostrerà l’estraneità riguardo tutte le contestazioni. Ora rimaniamo attenti sulle sue condizioni di salute».

Insieme a Cerolini è ritenuta essere istigatrice del gruppo criminale (tra le contestazioni c’è anche l’associazione a delinquere per 23 indagati) la 63enne Maria Giuseppina Marinozzi, di Morrovalle. Pure lei arrestata martedì, ieri, difesa dall’avvocato Gabriele Cofanelli, era stata sentita nell’interrogatorio di garanzia dove ha detto di fare «la ragioniera. Ero addetta alla gestione documentale delle fatture, ma io i rapporti sottostanti non li conoscevo. Mi dicevano di registrare le fatture in entrata o in uscita ma io non sapevo se poi fossero reali o meno».

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L’avvocato Gabriele Cofanelli

In tutto sono undici gli arrestati nell’operazione della Guardia di finanza, tra questi l’avvocato Domenico Basile (ai domiciliari) che secondo gli inquirenti era stretto collaboratore di Cerolini. Basile, originario della provincia di Catanzaro da alcuni anni vive a Porto Recanati.
Si parla nell’indagine di un “polo marchigiano” di cui avrebbero fatto parte sia Marinozzi, che Cerolini che altri sette arrestati (tra cui Basile) che si sarebbe dotato di varie società create con lo scopo di fare da schermo e rendere difficoltosi gli accertamenti fiscali, svolgere ruoli ben determinati all’interno del programmato schema di frode carosello.

Sempre nell’ambito dell’inchiesta, in manette martedì sono finiti anche (in carcere) Salvatore Guerra, 51 anni residente a Verona, Gianluca Ciarrocchi, 55, di Sant’Elpidio a Mare, Pierluigi Benedetti, 65, residente a Jesi, Stefano Menegoni, 52, residente a Riva San Vitale in Svizzera (tutti e quattro ritenuti far parte del “polo marchigiano”), Marco Bruglia, 58 anni residente a Castelfidardo, Alessandro Scuteri, 60 anni residente a Robassomero (in provincia di Torino). Infine sono stati arrestati e messi ai domiciliari, oltre al 67enne Basile, anche Antonio Falcone, 66 anni, residente a Mattinata (in provincia di Foggia), Antonio Esposito, 55, residente a Campomarino (in provincia di Campobasso) (tutti e tre ritenuti far parte del “Polo marchigiano”).

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L’avvocato Giovanni Galeota

A tutti gli undici arrestati viene contestata l’associazione per delinquere. Sono assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Andrea Netti, Valentina Romagnoli, Maurizio Ballarini, Sabina Senatore, Maurizio Bortolotto.

L’indagine ha portato anche ad altre sette misure cautelari (si tratta di obblighi di firma e interdizioni). Due di questi indagati sono assistiti dall’avvocato Giovanni Galeota: «C’è una assoluta mancanza di attualità della condotta. Parliamo di fatti che si sono conclusi nel 2021, dov’è il rischio di reiterazione del reato a distanza di cinque anni? Il giudizio prognostico negativo sulla possibile reiterazione di reato deve essere valutato su questioni oggettive».

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