«Oltre 66mila euro in nove anni
per il decoro delle Torri di avvistamento:
risorse dei privati e non del Comune»
PORTO RECANATI - È quanto emerge dai dati dell’amministrazione condominiale e la cifra riguarda le opere effettuate nell'area delle Torri dai proprietari degli appartamenti per il verde, l’illuminazione del parco e tutti gli interventi per garantire decoro e igiene dell'area. Una questione irrisolta da oltre 20 anni

Le Torri di avvistamento di Porto Recanati
di Sara Pagnanelli
C’è un conto, alle Torri di avvistamento di Porto Recanati, che finora nessuno ha mai fatto. È quello di quanto, anno dopo anno, i proprietari hanno speso per mantenere decorosa, illuminata e fruibile un’area che non apparteneva a loro, ma il cui stato di abbandono avrebbe avuto conseguenze ben oltre i confini della proprietà privata. E quel conto, almeno per gli ultimi nove anni, ha un numero: 66.392,65 euro. È quanto emerge dai dati dell’amministrazione condominiale relativi ai nove esercizi compresi tra il 2017/18 e il 2025/26. Ma nove anni raccontano soltanto una parte della storia.

Secondo la ricostruzione dei proprietari, infatti, queste spese vengono sostenute da più di quindici anni. Quindi, applicando all’intero periodo la media risultante dai nove esercizi oggi disponibili, la proiezione arriverebbe a circa 110mila euro. E non è ancora il conto definitivo. Per ottenerlo occorrerà recuperare e verificare anche la documentazione degli esercizi precedenti. Ma il dato disponibile è già sufficiente per aprire una questione.

Com’è stato possibile che, per così tanti anni, le conseguenze concrete di una vicenda nata dal fallimento del soggetto lottizzante, con opere rimaste incompiute e aree mai definitivamente acquisite al patrimonio pubblico, abbiano continuato a gravare su chi, alle Torri, aveva investito comprando una casa? Cosa sarebbe accaduto se i proprietari, semplici cittadini, non avessero provveduto al verde, all’illuminazione del parco vicino al fiume e a quegli interventi atti a mantenere l’area in condizioni quanto meno decorose? Perché nessuno, negli anni, si è posto il problema di chi dovesse farsi carico di quella zona, che se pur formalmente privata, era ormai pienamente inserita nel tessuto urbano e nella vita quotidiana della città?

Che alle Torri esistesse un problema irrisolto non era certo un fatto sconosciuto. Già nel maggio del 2021, il Comune di Porto Recanati aveva avviato la procedura per l’escussione della fideiussione, mentre una perizia quantificava in circa 544mila euro le opere di urbanizzazione ancora da completare. Come mai, allora, mentre si cercava una soluzione alla vicenda urbanistica, nessuno si poneva anche il problema della gestione quotidiana degli spazi? Perché amministrare una città non significa soltanto governare procedure, ma occuparsi della vita concreta delle persone. Ed è ovvio che se la vicenda delle Torri poteva procedere secondo i tempi della burocrazia, la vita di chi alle Torri abitava non poteva essere messa in attesa. Quelle persone continuavano a vivere lì, ogni giorno, mentre tutto intorno era lasciato all’incuria. E la loro presenza non poteva certo essere ignota alle istituzioni, visto che in quegli appartamenti erano state concesse residenze anagrafiche, attivate utenze. Veniva perfino assicurato il servizio di raccolta dei rifiuti. Le Torri insomma non erano un quartiere dimenticato ai margini della città, erano un luogo abitato, riconosciuto come tale anche attraverso i servizi pubblici.

Mentre dunque si attendeva che qualcuno sciogliesse il nodo amministrativo, nella vita reale a colmare il vuoto gestionale erano i proprietari degli immobili. Gli stessi cittadini che avevano attraversato le conseguenze del fallimento del soggetto lottizzante e che, dopo aver investito i propri risparmi nell’acquisto di una casa, si ritrovarono a sostenere anche il peso concreto di ciò che quel fallimento aveva lasciato irrisolto. Un peso fatto di fatture, bollette, manutenzioni. Spese sostenute per impedire che gli spazi circostanti scivolassero nel degrado. Un esempio su tutti? L’illuminazione. Non quella interna al complesso condominiale, ma quella dell’area che costeggia il fiume, attraversata abitualmente anche da chi alle Torri non vive. Da anni quelle luci restano accese grazie alle spese sostenute dai proprietari degli appartamenti. E ancora oggi sono loro a pagarne il costo. Se non lo avessero fatto in passato e non continuassero a farlo oggi, quel tratto che costeggia il fiume, frequentato la sera anche da tanti cittadini semplicemente per passeggiare, resterebbe al buio.

Per chi passa di lì, quelle luci sono semplicemente parte della città. Sono accese e basta. Non c’è motivo di domandarsi chi paghi perché lo siano. Eppure qualcuno le paga, e non è il Comune, come la maggior parte di coloro che passano di lì sarebbe naturalmente portata a pensare. A pagare sono i proprietari degli appartamenti, un elemento di questa storia che racconta, meglio di molti atti amministrativi, il paradosso di questa vicenda: una spesa privata per un beneficio che privato non è affatto. Lasciare al buio un tratto frequentato anche nelle ore serali avrebbe significato rendere meno vivibile e potenzialmente meno sicura una zona attraversata anche da persone estranee al complesso. Allo stesso modo, lasciar crescere senza controllo il verde e abbandonare gli spazi alla progressiva incuria non avrebbe prodotto conseguenze confinate entro i limiti catastali di una proprietà privata.

In un’area abitata, per di più a ridosso del fiume e del mare, l’erba alta e gli spazi lasciati senza cura possono creare condizioni favorevoli alla presenza di insetti, roditori e animali di vario genere e riguardano, quindi, anche l’igiene e la salubrità dell’ambiente in cui le persone vivono. E se c’è una consapevolezza che gli ultimi anni avrebbero dovuto rafforzare è proprio che la salute delle persone non può essere considerata separatamente dalla qualità dei luoghi in cui abitano. Nel 2020 la pandemia ha riportato al centro dell’attenzione mondiale il rapporto tra salute umana, salute animale ed ecosistemi, un principio che l’Organizzazione mondiale della sanità riconduce all’approccio “One Health”: la salute dell’uomo, quella degli animali e quella dell’ambiente sono strettamente interdipendenti.

E allora è proprio qui che la distinzione tra pubblico e privato non basta più a raccontare la storia delle Torri. Perché l’area di cui parliamo, comunemente chiamata “ex Zeus” in riferimento alla società che, a suo tempo, fu protagonista della lottizzazione, non era certo diventata terra di nessuno con il fallimento. Quelle aree, distinte dalle proprietà immobiliari dei condomini delle Torri, avevano, e hanno tuttora, una titolarità privata. È da questo dato che occorre partire per ricostruire un intreccio di responsabilità rimasto per troppo tempo sullo sfondo.

Il Comune di Porto Recanati
Da una parte, dunque, i titolari delle aree ex Zeus, con tutti gli obblighi connessi alla proprietà di quelle aree, dall’altra le amministrazioni comunali che si sono susseguite negli anni, chiamate a governare una situazione le cui conseguenze non potevano rimanere confinate entro i limiti di una proprietà privata. Occorre chiedersi che cosa abbia fatto la proprietà privata per assolvere ai suoi obblighi e che cosa invece abbiano fatto le istituzioni perché quegli obblighi venissero rispettati, soprattutto quando le conseguenze di quell’abbandono potevano incidere sulla sicurezza, sull’igiene, sulla salubrità e, più in generale, sulla qualità della vita dei cittadini. Per anni i proprietari delle Torri hanno aspettato che questa vicenda trovasse una soluzione. Oggi non aspettano più soltanto una soluzione: cominciano a chiedere conto di ciò che è accaduto nel frattempo. Perché dopo vent’anni, la questione non è più soltanto quanto abbiano pagato, la questione è a chi presentare il conto.


