Gli effetti a catena della vicenda Apm

Salvatori esce dal Pdl. Pantana accusa il metodo usato per gli incarichi e ringrazia gli esponenti della maggioranza che si sono dissociati dalle affermazioni del sindaco
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Uliano Salvatori (Popolari liberali nel Pdl - gruppo misto)

 

di Alessandra Pierini

La questione Apm, sollevata la settimana scorsa dal Pdl che ha manifestato dubbi sull’opportunità degli incarichi affidati al sindaco dai dirigenti della società partecipata del Comune (leggi l’articolo), è destinata a scatenare un esplosivo effetto a catena con una serie di conseguenze. Intanto il primo cambiamento provocato dalla mozione di censura del principale partito del centro destra riguarda proprio i componenti del partito in consiglio comunale. Uliano Salvatori, è infatti uscito dal Pdl per creare il soggetto autonomo “Popolari liberali nel Pdl – Gruppo Misto”. Il consigliere comunale, responsabile cittadino del movimento dei Popolari Liberali nel Pdl che ha come leader Carlo Giovanardi, nella precedente consiliatura  aveva lasciato Forza Italia per costituire un Gruppo misto e poi tornare al Pdl.  Salvatori, il quale non aveva partecipato alla conferenza stampa indetta dal Pdl per presentare la vicenda Apm, non ha affatto gradito il modo di fare politica, basato sulla delegittimazione dell’avversario, dei suoi colleghi in opposizione. Salvatori non è stato l’unico esponente della minoranza a prendere le distanze dall’azione intrapresa dal Pdl e anche Giorgio Ballesi, Fabrizio Nascimbeni e Francesca D’Alessandro (Lista Ballesi – Macerata è nel cuore), Anna Menghi (Comitato Menghi), Fabio Massimo Conti (Lista Conti Macerata Vince) e Ivano Tacconi (Udc) hanno criticato la mozione di censura (leggi l’articolo).

Mentre le questioni politiche assorbono parecchie energie, restano in campo decisioni importanti da prendere in fretta. La prima scadenza è quella del 5 ottobre, data entro la quale dovranno essere nominati il Presidente e i componenti del consiglio di amministrazione dell’Apm per evitare il commissariamento della Società Partecipata.

Intanto Deborah Pantana(Pdl), in una nota stampa, estende le accuse mosse al sindaco Romano Carancini ad un modo di fare politica, secondo lei piuttosto diffuso dal 2005 in poi.
«Ringrazio personalmente – scrive Deborah Pantana – e pubblicamente i Consiglieri comunali Guido Garufi e Michele Lattanzi, ( ed anche altri che “tacciono” per obblighi di Partito) per aver preso le distanze da una dichiarazione ingiuriosa del Sindaco che ha definito “Topi di Fogna” alcuni di noi (leggi l’articolo), consiglieri comunali di opposizione solo perché, nel rispetto del mandato, abbiamo fatto emergere i contratti che il primo cittadino ha avuto con una Azienda partecipata del Comune.
L’inopportunità politica del Sindaco ad accettare degli incarichi dall’Apm fa capire la non coerenza di chi si è fatto paladino di una nuova storia quando poi questa vicenda dimostra che anche il Sindaco ha partecipato nei modi e nelle azioni al vecchio “stile” di fare politica.

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Deborah Pantana (Pdl)

Ma la questione, leggendo le carte, è ancora più ampia di quello che si possa pensare e va in qualche maniera ricondotta ad un metodo iniziato nel 2005/2006 sul quale dovrà esprimersi il Consiglio comunale il prossimo 10 ottobre.
Tra l’altro, leggendo alcune delibere di giunta e determine di dirigenti dell’ultimo anno si può notare come siano aumentate le consulenze affidate direttamente dal Comune, non tanto in termini numerici, ma in termini purtroppo economici: si può verificare che si passa da un parere legale di 17.720,00 euro, ad una consulenza per la vendita di una partecipata di 12.480,00 euro, per arrivare a cinque consulenze legali affidate sempre allo stesso professionista per un totale di circa di 25.000,00 euro.
Il problema è che la scelta, così come viene scritto nelle delibere, è personale e risulta affidata all’esame del curriculum: ma quale professionista sa di potere\dovere presentare un curriculum? Tra l’altro non vi è neanche una rotazione, così come prescrive la legge nell’affidamenti degli incarichi perché alla fine girano sempre gli stessi nomi : non sarebbe il caso almeno di stipulare delle convenzioni con degli studi professionali per ottenere una vera economicità a favore del Comune? Comunque la questione, leggendo le carte, è ancora più ampia e credo che vada ricondotta ad un modo di fare politica sul quale prossimamente dovrà esprimersi il consiglio comunale.
In più c’è anche la legge finanziaria del 2007, che allo scopo di rendere più trasparente la pubblica amministrazione, ha stabilito che gli incarichi di società conferiti dai Comuni siano pubblicati, con i relativi compensi, all’albo e sul sito informatico del Comune. L’obbligo riguarda sia gli incarichi in società a totale partecipazione di più Comuni, sia quelli in società a partecipazione mista. In omaggio alle disposizioni di legge, il sito del Comune di Macerata dovrebbe pubblicare anche gli incarichi dati dalle sue partecipate, mentre purtroppo attualmente così non avviene. Perché?
Sarebbe allora auspicabile che il Comune decidesse al più presto di pubblicare all’Albo Pretorio un avviso pubblico in cui si elenchino gli enti presso i quali si deve procedere alla nomine, costituire un albo da cui il Sindaco può attingere necessariamente per le nomine e a cui si può accedere per autocandidatura corredata da curriculum.
Non sarebbe male se in nome della trasparenza, oggi piuttosto opaca, il Comune offrisse un panorama meno misero, per permettere a chiunque di poter vedere come vengono amministrati i soldi dei cittadini.

 



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