Poltrona Frau:
“Disinteresse dalla Provincia”
Dopo l’interrogazione presentata dal capogruppo della Lega Nord al Consiglio provinciale di Macerata, Luigi Zura-Puntaroni, in cui si chiedeva se l’amministrazione provinciale avesse acquisito notizie o fosse intervenuta nei confronti della proprietà e della dirigenza Frau a salvaguardia dei livelli occupazionali (leggi l’articolo) e la conseguente risposta del Presidente Antonio Pettinari, Zura-Puntaroni ribatte con l’intervento che pubblichiamo di seguito:
«Si chiedeva se fosse stata concordata una linea condivisa ed efficace con il Sindaco del Comune di Tolentino perché fosse scongiurato ogni tentativo di scippo per un marchio così importante nato e cresciuto nel nostro territorio, fino a raggiungere vertici di altissima qualità, apprezzata in tutto il mondo. E quali iniziative intendeva assumere la Provincia a breve termine, d’intesa anche con la Regione Marche, per favorire e promuovere un “Distretto della calzatura, della pelletteria e del mobile” su gran parte del territorio provinciale a tutela dell’alta tecnologia raggiunta dagli imprenditori e dalle maestranze locali e finalizzate alla salvaguardia dell’intera economia Provinciale. Tuttavia, nella risposta del Presidente si legge che «questa amministrazione provinciale non risulta mai essere stata direttamente coinvolta nella vicenda». Pettinari fa riferimento a notizie apprese dalla stampa relative a incontri tra Sindacati e RSU aziendale e a un invito giunto dal Sindaco di Tolentino a discutere le prospettive della situazione economica. In quell’occasione – in cui Pettinari era assente – è emersa la necessità di costituire un «tavolo tecnico di monitoraggio e approfondimento dei temi della situazione economica locale, condividendo lo stato generale di preoccupazione per le sorti delle maestranze impiegate nelle aziende cittadine». In merito alle scelte dell’Azienda, «evidente resta il danno – conclude Pettinari – che eventualmente potrebbe derivare all’economia del nostro territorio qualora la scelta della delocalizzazione dovesse interessare anche il reparto cucitura della sede della Poltrona Frau Group di Tolentino. Risulta evidente che fino ad oggi la Provincia non ha assunto e appare chiaro che non intenda assumere in seguito alcuna iniziativa in merito. Un Ente territoriale e sovra-comunale come la Provincia non può limitarsi a seguire questi problemi di vitale importanza per l’intera economia provinciale soltanto attraverso “le pagine dei quotidiani locali” o aspettando “un invito di qualche Sindaco” preoccupato per la situazione economica del proprio Comune. La costituzione di un “tavolo tecnico di approfondimento e monitoraggio sulla situazione economica”, a nostro parere, dovrebbe riguardare non un solo Comune ma l’intero territorio provinciale anche in relazione alla necessità di promuovere e sostenere quel vitale Distretto della calzatura, della pelletteria e del mobile, e dovrebbe essere compito della Provincia attivarsi politicamente presso Regione e Governo per ottenerlo.
La mia preoccupazione è che la Provincia non riesca a farsi soggetto promotore di soluzioni, che osservi impotente la situazione andare alla deriva quando dovrebbe agire immediatamente per impedire che la qualità del nostro distretto produttivo, costruita in decenni, venga ingoiata dalla crisi nel disinteresse di amministratori che dovrebbero fare di tutto per arginarla.Se questo è il ruolo che può oggi svolgere l’Ente Provincia nel settore dell’Economia locale, allora non si può dar torto a chi ne richiede con insistenza la soppressione».

Se le amministrazioni pubbliche dovessero intervenire ogni volta sorgano problematiche come nel caso dell azienda di Tolentino, sarebbe come dire che le scelte dei consigli d’amministrazione di aziende private, siano vincolati a decisione politiche locali.
Probabilmente non si ricorda che non è un caso unico, ma la problematica nasce da un cambiamento sociale, politico, finanziario, che ha ben più grandi dimensioni.
La poltrona Frau o meglio chi ha potere decisionale in tale azienda, esprime unicamente ciò che stà accadendo da tempo in tutto l’occidente..la delocalizzazione aziendale.
Non mi soffermo nel pensare se sia un bene un male, certo perdere posti di lavoro è un dramma..per tutti, ma in tale azienda dobbiamo pur ricordare che per anni si è vissuto e parlo non certo per la classe operaia, nel benessere sconsiderato, perchè?
la classe oiperaia in tutto il paese, è vittima di un sistema indecente, è stata ripetutamente tradita dai propri rappresentanti politici e sindacali, ma non è certo solo colpa del datore di lavoro, voglio ricordare la pesante trattenuta sulle stipendio mensile da parte del sistema tasse.
Si, in questo paese chi lavora, produce, viene tassato per pagare giustamente dei meritevoli servizi che lo stato eroga, ma quando vi è una sproporzione la cosa si complica un poco, poi aggiungiamo il compenso che vengono a prendere i dirigenti, compenso che molto spesso non è consono leggendo i bilanci aziendali, cosi per risparmiare cosa si fà? Si delocalizza…un pò come lo stato ha un necrotico bisogno di soldi e non è che pensa di risparmiare, tagliare privilegi, no, aumenta le tasse, tanto gli Italiani chinano il capo e pagano…si pagano poichè hanno perso il senso del proprio diritto, vivono affondati nei doveri, rincorrendosi in discussioni che sia meglio quella o questa coalizione politica, come se qualcuna di questa avesse mai diminuito gli sprechi e tolto i propri privilegi.
Tanto vale per lo stato che per le aziende private di un certo rilievo o prestigio.
La torta è rimasta quella, solo che gli ingordi che poi sono pochi ne vogliono sempre di più.
bando alle chiacchiere cosa si può fare? Combattere ..combattere non certo con i fucili, ma con la forza della propria volontà di mandare tutti questi profittatori a casa, si deve dire basta a quelle ridicole manifestazioni sindacali di piazza che poi finiscono tutte a vino e cantucci, quindi il presidente della Provincia in questo caso non può far niente perchè non è più possibile scendere al ricatto di pochi per aiutare momentaneamente i tanti che si fanno il mazzo ogni giorno, così si continua a fare assistenzialismo momentaneo , che non porta da nessuna parte.
Se vogliamo cambiare qualcosa dobbiamo coalizzare le forze, lontano dai tanti sindacati ormai lontanissimi dalla lotta operaia, quella lotta espressa con azioni democratiche e di diritto che ormai è solo un lontanissimo ricordo, ma pensate veramente che qualche politico o sindacalista possa o voglia fare qualcosa?
E’ utopia pensarlo, poichè i validi rappresentanti sono soffocati e resi inermi da quei pochi che però tengono il filo della matassa, ma qualcosa si deve fare poichè restare fermi serve solo ad avvalorare questo sistema indecente che non ha eguali in nessuna parte del mondo, salvo qualche regime autoritario,
Ma quale democrazia, noi viviamo in un paese di figli e figliastri, chi si addomestica al sistema ha benefici e privilegi, chi non accetta i ricatti viene emarginato, tu operaio stai male, ma devi lavorare anche se ti devi imbottire di medicinali altrimenti rischi il licenziamento, tu dipendente statale, puoi stare a casa anche tre mesi per un mal di capelli..o se devi raccogliere l’oliva basta che porti un certificato, e la cosa più assurda che la parte di dipendenti statali che veramente lavora e si fà il mazzo anche per i colleghi garantiti assenteisti, non ha nessuna possibilità per modificare tale sistema, questi in pratica stanno peggio di tutti….e sono loro che riescono a sostenere l’apparato servizi dello stato,e questo vi sembra una società civile?Allora quale presidente della provincia…qui ci vuole ben altro…saluti