Le artiste maceratesi entrano in carcere e i detenuti diventano attori
L’associazione maceratese Art’O, martedì 2 agosto farà il suo primo debutto nella Casa di Reclusione Barcaglione in Ancona.A dominare la scena del “Processo a Don Giovanni” – tratto dal Don Giovanni di Molière – ci saranno 10 detenuti-attori che hanno partecipato al corso di teatro in carcere.
Lo spettacolo si pone a conclusione del laboratorio teatrale condotto in questi mesi dalle artiste maceratesi, Eleonora Khajeh e Francesca Rossi Brunori e la collaborazione di Francesca Marchetti, Presidente dell’Associazione Art’O. L’uso del teatro ai fini trattamentali, è uno dei percorsi rieducativi proposti dall’amministrazione penitenziaria per rafforzare il legame dei reclusi con la realtà esterna e orientare chi vive in uno stato di alienazione a causa della detenzione verso la riscoperta del sé, del proprio valore, e riappropriarsi della propria identità.
Il progetto è stato avallato anche dall’Università di Macerata, dalla cattedra di Diritto Penitenziario, che dal prossimo autunno, darà la possibilità a giovani laureandi, di implementare le proprie ricerche, studiando da vicino le misure trattamentali ed il ruolo dell’associazionismo esterno in carcere. «Poche persone oggi sono a conoscenza dello sciopero della fame che Pannella ha iniziato nei mesi scorsi – scrivono le componenti dell’associazione Art’O – seppur il Barcaglione rappresenti il carcere modello della nostra regione, non possiamo che condividere la protesta dei Radicali contro la situazione inumana degli istituti di pena italiani: molte strutture sono fatiscenti, i detenuti sono costretti a convivere in spazi angusti e sovraffollati, il numero dei suicidi sulla popolazione detenuta continua a mantenersi su livelli altissimi, in molti casi l’esperienza del carcere è più criminogena che rieducativa. Ci permettiamo di criticare la violazione dei diritti umani in Libia, però non vediamo i trattamenti inumani che ogni giorno tolleriamo nelle nostre carceri, tuttavia un Paese civile non può permettersi di rimuovere, o di vivere come qualcosa che non tocca la sua identità, la sua morale, la sua coscienza collettiva; è scritto anche nella nostra Costituzione».

ciao Eleonora…
Brave ragazze!