“Se spusa Vinginzì”
svela i segreti
del nostro dialetto
Il nuovo libro di Fabio Macedoni
di Beatrice Cammertoni
Dopo “I promessi divorziati” e “Addru che terremotu” arriva negli scaffali delle librerie maceratesi anche la nuova commedia dialettale scritta da Fabio Macedoni, “Se spusa Vinginzì”. L’autore ha presentato il libro ieri pomeriggio nei locali della libreria “Del Monte” in Corso Cavour, dove introdotto dalla padrona di casa Mariella Del Monte e da Oriano Costantini, presidente della compagnia teatrale “Valenti” di Treia, ne ha anche rappresentato una divertente scena con Gaetano Tartarelli. Dopo il successo della rassegna “Dialettiamoci” la compagnia Valenti è pronta a debuttare a teatro con “Se spusa Vinginzì” il 17, 19 e 20 marzo al teatro Comunale di Treia in occasione della festa del Patrono San Patrizio. Il pubblico di ieri ha potuto vedere un anteprima della quanta scena del primo atto: la divertente commedia ambientata nel corso degli anni ’80 racconta la storia di una famiglia di campagna alle prese con un matrimonio, ricostruendo la realtà contadina del nostro territorio e le vicissitudini legate ad un evento di tale portata.
Vero protagonista della conferenza il nostro dialetto, presentato sotto una duplice veste. Da un lato come lingua della tradizione e quotidianità attraverso la lettura delle poesie dello stesso Macedoni e di Costantini ed attraverso la recita, dall’altro come oggetto di studio grazie all’intervento della linguista Tania Paciaroni. Maceratese d’origine ma esportata all’Università di Zurigo, la ricercatrice si divide oggi tra la città svizzera, Oxford e Parigi per approfondire e far conoscere i suoi studi sulla grammatica del dialetto maceratese.
Per “dilettare con il dialetto” il pubblico di ieri sera, Macedoni e Costantini hanno scelto di recitare alcune poesie scegliendo dal loro repertorio alcuni versi di forte impatto suggestivo: il giorno dei morti al cimitero, il presepe ed il Natale, l’epifania raccontati attraverso la genuinità e la semplicità del maceratese. Il punto di contatto tra questa produzione scritta e gli studi scientifici sulla lingua dialettale come quello della Paciaroni è che essi costituiscono una fonte di materiale di studio in un periodo in cui i parlanti sono in fase di sostanziale decrescita.
Nel corso della sua relazione su fonologia, morfologia e sintassi del maceratese, la ricercatrice ha analizzato il profilo storico e l’analisi strutturale di un dialetto che in quanto tale ha stessa dignità di una lingua e che rischia di perdersi nell’evoluzione della società attuale. L’urgenza di raccogliere dati ha spinto Tania Paciaroni a muoversi con indagini sul campo e analisi dei testi per sistematizzarne i risultati. Se Macerata è l’ “epicentro” del maceratese, Treia è la zona a cui fare successivamente immediato riferimento. «Nella mappa dei dialetti italiani, addirittura, i linguisti fanno riferimento a Treia ma non a Macerata. E’ per questo che il passo successivo ai rilievi ed alla catalogazione dei dati raccolti nel capoluogo è il confronto con quelli treiesi».
Ma come sarà sopravvissuto il nostro dialetto alle comunicazioni di massa e alle infiltrazioni straniere, inglesi in particolare? «Se un nome finisce per vocale, nessun problema per declinarlo come avviene normalmente per le altre parole. Se invece finisce per consonante è un po’ più problematico.» Un esempio da “Se Spusa Vinginzì”: “Slippe” e “Slippese”. Il maceratese inoltre conserva il neutro (sempre dalla commedia di Macedoni, “o’ rossetto”) e si dimostra nel panorama delle lingue dialettali italiane una di quelle meno passive anche rispetto all’italiano stesso.






Tanti Auguri!! Complimenti e avanti cosi!!!!!!!!