Tempo incerto all’Osservatorio geofisico:
“Non siamo più un baraccone,
devono decidere il nostro futuro”

Appello del presidente del centro Giuliano Centioni agli Enti soci: Regione, Provincia, Comune di Macerata, Camera di Commercio e Università di Camerino
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Gli strumenti esterni dell’Osservatorio

di Alessandra Pierini

“Che tempo fa?”, “Guarda che sole! Il meteo aveva messo pioggia.” Sono frasi ricorrenti nelle conversazioni di tutti i giorni. Il meteo appassiona , forse perchè non può essere in alcun modo influenzato o modificato, ma può essere previsto anche in maniera attendibile, si parla fino al 90% di precisione per le previsioni che riguardano le 24 ore successive. Anche Macerata ha il suo Osservatorio Geofisico Sperimentale  che, fondato nel 1957 da Alfredo Murri, continua ancora oggi la sua attività e gli esperti del settore ne riconosco l’alto livello di attendibilità: «Le previsioni meteo sono ormai alla portata di tutti  – spiega Maurizio Di Marino, direttore del Centro – i dati ai quali si fa riferimento sono gli stessi per ognuno, poi vengono adattati con le caratteristiche locali. La precisione del nostro osservatorio dipende dal fatto che collaborano con noi 2 metereologi, Redo Fusari e Carlo Scuterini, che iniziarono questa attività con il Professor Murri e negli anni 70 ricevevano dall’aeronautica un fax contenente dati che elaboravano a mente. Da allora si sono ottimizzati e hanno ormai una tale memoria storica che li aiuta moltissimo.»

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L’Osservatorio Geofisico Sperimentale fa parte del Centro di Ecologia e Climatologia i cui soci sono dal 1974 Regione Marche, Provincia e Comune di Macerata, Camera di Commercio di Macerata e Università di Camerino e ha sviluppato molte altre attività: «Siamo un punto di riferimento per tutti i problemi di climatologia. Già nel 1988, in avanti rispetto ai tempi, abbiamo fatto uno studio per l’Enea sulle aree più adatte per gli impianti eolici. Per 20 anni abbiamo gestito la rete provinciale per  il monitoraggio della qualità dell’aria oggi passata all’Arpam, la rete regionale sismometrica oggi trasferita alla Protezione Civile, abbiamo collaborato alla stesura del Piano Energetico Ambientale del Comune di Macerata e all’Agenda 21. Con gli anni le attività stanno cambiando:  ci siamo occupati ad esempio del monitoraggio dell’impatto dei campi magnetici e delle attività dell’inceneritore del Cosmari, continuiamo le ricerche nel campo della climatologia e lavoriamo anche molto nel campo del controllo degli impianti termici ad uso civile. L’osservatorio ha anche la banca dati più estesa per quanto riguarda la climatologia e si occupa della formazione di giovani laureati.»

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Strumenti di analisi del Centro di ecologia e climatologia

All’interno del centro lavorano oggi 11 persone ma si è arrivati in passato al picco di 23 occupati, oggi impensabile: «Negli anni gli enti si sono organizzati internamente per attività che prima affidavano a noi. Dopo un ridimensionamento dell’ente dal 2003 al 2007 abbiamo chiuso il bilancio con un utile, poi c’è stata una contrazione di bilancio per far fronte alla quale ci siamo ridotti lo stipendio. Dal 1996 non riceviamo contributi associativi a fondo perduto. La società per statuto non può distribuire utili comunque cerchiamo di far bene per reinvestire nei servizi. L’osservatorio opera esattamente come dovrebbero fare tutte le società partecipate e  svolge servizi di qualità a costi ridotti.»
Se il direttore Di Marino accetta la situazione e vede il bicchiere mezzo pieno, così non è per Giuliano Centioni, presidente del centro: «Abbiamo dimostrato che l’Osservatorio è utile alla comunità, sa reggersi sulle sue gambe, è un luogo di congiunzione di diverse realtà del territorio e può svolgere una essenziale funzione divulgativa e informativa. Spesso gli enti, anche soci, si rivolgono ad esterni per avere consulenze anche piuttosto onerose per prestazioni che l’osservatorio può assicurare a prezzi modici, senza condizionamento. Sa formare giovani laureati e professionisti per altri enti  e ha anche a disposizione l’archivio del Professor Murri che contiene una grande quantità di dati utili.» Centioni non chiede contributi ma lavoro per il Centro: «Abbiamo quasi sanato una situazione vecchissima e ora che il Centro non è più un baraccone vorrei sapere che fine farà. Gli enti soci devono fare una scelta definitiva tenendo ben presente quale patrimonio hanno a disposizione: vogliono ancora continuare a rivolgersi agli esterni pur essendo parte di questo istituto?»

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