Più di mille lavoratori in piazza
contro la manovra del Governo
La manifestazione della Cgil a Macerata
Le scelte di politica economica del Governo hanno coalizzato i lavoratori non solo a Pomigliano, ma anche a Macerata, dove stamattina oltre un migliaio di lavoratori è confluito da tutta la provincia, per aderire allo sciopero generale indetto dalla CGIL ed alla manifestazione pubblica di protesta.
“Il corteo – si legge nella nota stampa della Cgil – formatosi presso il Monumento ai Caduti, ha sfilato compatto per corso Cavour e le altre vie del centro, con centinaia di striscioni e bandiere ad indicare la molteplicità delle adesioni. La città ha capito ed apprezzato che c’è ancora chi intende tutelare i lavoratori ed i loro diritti indisponibili, un lavoro sicuro con un salario equo, l’assistenza sanitaria, la possibilità di metter su famiglia, una pensione certa ed adeguata al costo della vita e non vuol cedere ai ricatti.
Il corteo ha poi raggiunto Piazza Cesare Battisti, dove il segretario generale della CGIL di Macerata, Aldo Benfatto e alcuni rappresentanti dei lavoratori, degli studenti e dei pensionati, hanno spiegato alla città le motivazioni che hanno indotto il Sindacato a scegliere la strada di questa forma di protesta. Le loro parole sono state accolte da numerosi applausi dei partecipanti.
Erano presenti numerosi lavoratori dipendenti dalle aziende manifatturiere, ma soprattutto i lavoratori del Pubblico Impiego e della Scuola, i settori più taglieggiati dalla manovra decisa da Tremonti. Poi tanti giovani (smentita evidente di chi sostiene che le nuove generazioni siano refrattarie all’impegno sociale), moltissimi precari ed anche centinaia di anziani e pensionati, tutti accomunati dall’incertezza del loro reddito attuale e futuro, che hanno chiesto attenzione, sostegno e rispetto della loro dignità.
Con le loro testimonianze i lavoratori intervenuti hanno ribadito la contrarietà a tutte le iniziative tendenti a sgretolare i diritti acquisiti con tanti sacrifici ed hanno invitato il Governo a rivedere le strategie di politica economica ed in particolare a togliere dalle spalle dei redditi più bassi il peso del risanamento dei conti pubblici per spostarlo su quelle più larghe delle rendite da grandi patrimoni. Hanno poi invitato il Governo a varare anche un “Piano del Lavoro” che ridia certezze per il futuro, in particolare a favore dei giovani, compressi dalla disoccupazione e dal precariato ed impossibilitati a crearsi una famiglia e ad accantonare i contributi per la pensione.
Rosario Strazzullo, nel suo intervento conclusivo, ha affermato che “ è necessario tornare alla normalità: niente ricatti ed assunzioni precarie, occorre rilanciare anche i consumi e la produzione industriale. Il tutto accompagnato da una strenua lotta all’evasione fiscale”. Il dirigente della Cgil ha riservato l’ultima battuta alle “…mani in tasca”. Il Governo si vanta di non averle messe, ma di fatto ha obbligato Comuni e Regioni a farlo a posto suo, quando ha tagliato in modo abnorme i trasferimenti dal centro alla periferia, obbligandoli a creare nuove imposte per recuperare, almeno parzialmente, i fondi perduti. Fattore che li obbligherà a non erogare prestazioni già consolidate, minando ulteriormente i servizi sociali, in un momento che, invece, andrebbe sostenuto. “Far cassa sugli invalidi, i pensionati ed i precari – ha concluso Strazzullo – oltre che emblema di una politica miope è anche disumano.”
