Alessandro Savi: “Il fallimento
delle politiche sociali in Provincia”

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Da Alessandro Savi, ex assessore provinciale alle politiche sociali:

Dopo un quinquennio contrassegnato da grandi investimenti, il settore dei servizi sociali della Provincia di Macerata sta chiudendo bottega.

Si tratta di un fallimento tutt’altro che involontario, cercato, perseguito scientificamente con scelte (anzi, non-scelte) mirate da parte del presidente e neppure minimamente ostacolate dall’assessore competente.

Che il centro destra sia scarsamente interessato ai servizi, non è un mistero per nessuno: ciò che non è comprensibile né giustificabile è il silenzio assordante che accompagna mestamente questo processo di smantellamento: silenzio delle forze politiche e di quasi tutti i consiglieri provinciali; silenzio delle organizzazioni sindacali; silenzio delle associazioni di volontariato.

La Legge 328/2000 assegna alle province compiti di monitoraggio dell’offerta, di analisi del bisogno e di coordinamento dei servizi.

Il problema, dunque, sta tutto nell’interpretazione del concetto di “coordinamento” il quale – com’è fin troppo ovvio – nelle intenzioni del legislatore, non significa affatto rinuncia completa a predisporre politiche sociali efficaci nel territorio, a favore delle fasce più deboli della popolazione.

Anzi, è  vero il contrario: se da un lato è vero che la provincia non può erogare direttamente i servizi, dall’altro lato niente e nessuno le impedisce di valutare un bisogno, constatare una risposta inadeguata e, di conseguenza, pensare e progettare un servizio erogabile dai comuni, dagli ambiti territoriali sociali, dalle comunità montane, dal mondo del volontariato.

In una parola, questo significa vera azione di coordinamento.

Il progetto del 118 sociale (“Anziani non più soli”) ne ha rappresentato l’esempio migliore: è partito dalla provincia e ha saputo coinvolgere tutti gli Enti Locali deputati all’erogazione diretta.

Coordinamento, allora, da intendere anche come “armonizzazione” territoriale dei servizi e capacità di intervento laddove si è in presenza di uno squilibrio dell’offerta (il territorio montano, per restare nel caso citato, in tema di politiche per la terza età), agendo direttamente su di essa.

L’interpretazione opposta (e distorta) del concetto di coordinamento – sposata dall’amministrazione provinciale di Macerata – è quella dell’inerzia e della rinuncia all’azione politica: una interpretazione di comodo che poggia sulla sconcertante giustificazione secondo la quale la provincia non avrebbe competenze dirette e, di conseguenza, sarebbe semplicemente una inutile e dispendiosa duplicazione delle competenze comunali.

Niente di più  falso, naturalmente.

Ma se, per avventura, l’interpretazione corretta fosse quella di Franco Capponi e della sua amministrazione, perché lo stesso ha nominato un assessore con delega specifica alle politiche sociali e non ha preferito, tanto per fare un esempio, accorpare tale delega ad un altro assessorato?

E perché  lo stesso assessore ha sentito il bisogno di assumere una segretaria personale quando avrebbe potuto – come hanno fatto tutti prima di lui – utilizzare per quel ruolo il personale del settore?

In un ipotetico sillogismo, la premessa maggiore e quella minore sono assolutamente contraddittorie e impediscono una conclusione conseguente.

E’ oramai passato quasi un anno dalla vittoria di Capponi ed è lecito iniziare ad interrogarsi e giudicarne l’operato, non certamente per eventuali critiche fini a se stesse ma per provare a muovere qualche coscienza – specialmente quelle dei suoi alleati , ma non solo quelle – e provare a cambiare direzione.

Del resto, cosa è stato prodotto in questi mesi? Nulla, assolutamente nulla. Salvo gettare alle ortiche le iniziative avviate in passato.

Vi è, inoltre, un atteggiamento di sufficienza, quasi di marcamento, di fronte ai progetti regionali gestiti dalle province rispetto ai quali, in passato, erano stati creati veri e propri organismi di gestione e programmazione, costituiti dalle migliori competenze presenti in provincia che hanno lavorato senza ricevere in cambio nemmeno un gettone di presenza.

Gli stessi dipendenti della provincia, pressoché inutilizzati e umiliati da tanta inedia, rappresentano uno spreco ingiustificato di risorse ed intelligenze che andrebbero invece valorizzate come è stato fatto in passato, affidando loro compiti più dignitosi di quelli meramente contabili e di ordinaria e scontata amministrazione.

Sarebbe più onesto, allora, dire chiaramente che i servizi sociali, a questa amministrazione, non interessano affatto e comportarsi di conseguenza, vale a dire: trasferire parte del personale in altri settori, ridurne le competenze a quelle di un “ufficio assistenza” e, soprattutto, risparmiare l’indennità di un assessore che non ha più nessun compito e nessuna iniziativa da portare avanti”.

Alessandro Savi

Consigliere Comunale di Macerata

Ex assessore alle politiche sociali


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