Tanti sindaci a Montalto
per celebrare il 25 aprile
La manifestazione provinciale per la Festa della Liberazione
Il 65esimo anniversario del “25 aprile”, Festa nazionale della “Liberazione”, è stato celebrato con una manifestazione a carattere provinciale questa mattina a Montalto di Cessapalombo, località che ha legato il proprio nome all’eccidio del marzo 1944. La cerimonia, a cui hanno preso parte più di venti Sindaci e molti altri rappresentanti di Comuni maceratesi, è stata organizzata dalla presidenza del Consiglio provinciale insieme al Comune di Cessapalombo e alla Prefettura di Macerata, che sta svolgendo l’opera di coordinamento di tutte le numerose iniziative programmate in diverse località fino alla prossima Festa del “2 giugno”. Dalla Liberazione alla Repubblica, infatti, è il tema scelto quest’anno per le celebrazioni, a sottolineare le due date fondanti dello Stato democratico italiano ed il fatto che la Repubblica sia nata dai valori di Libertà, Pace e Giustizia per i quali tanti italiani hanno dato la loro vita durante la Resistenza. Proprio la Resistenza come fenomeno che abbracciò tutta la nazione e da cui è nata la democrazia nella quale oggi viviamo è stato il filo conduttore dei discorsi ufficiali nel corso della cerimonia che si è svolta nel piazzale davanti ai ruderi dell’antico Castello di Montalto.
Un invito a non rimarcare le differenza del passato, ma a guardare al 25 aprile come ad “una data di inizio e non di fine”, è stato l’invito del presidente della Provincia, Franco Capponi per il quale “la Liberazione è un percorso di nuova responsabilità che prosegue ogni giorno, ogni anno”. Al 25 aprile come festa di “riunificazione e di unità” si è richiamato il prefetto di Macerata, Vittorio Piscitelli, il quale ha più volte citato le parole del Presidente della Repubblica ed ha fatto anche cenno alle ormai imminenti celebrazioni per il 150esimo dell’Unità d’Italia. Il vice presidente provinciale dell’Anpi, Igino Colonnelli, nel ricordare il ruolo decisivo dei tanti partigiani nella lotta per la Liberazione ha condiviso i messaggi per un clima di concordia e di unificazione che però non debbono “oscurare la memoria” dei fatti storici che hanno portato alla ribellione del popolo italiano. L’orazione ufficiale è stata tenuta dalla maceratese Serena Sileoni, dell’Università di Firenze, la quale – più volte applaudita – ha sottolineato i valori che sono alla base delle nostra Costituzione, traghettati dalla Liberazione, mettendo al primo posto la Libertà. L’oratrice, durante il suo ampio intervento, ha ricordato l’opera di maggiori “padri” costituenti, tutti coinvolti attivamente nella Lotta di Liberazione, ma anche antifascisti vissuti anteriormente, come Piero Gobetti. Inoltre, ricordando l’apporto di molte donne nella lotta per la libertà, Serena Sileoni, ha rimarcato come proprio dalla Liberazione sia giunto per le donne il riconoscimento al diritto di voto, esercitato per la prima volta con il referendum costituzionale.
Prima degli interventi ufficiali avevano preso la parola il presidente del Consiglio provinciale, Umberto Marcucci ed il sindaco di Cessapalombo, Gianmario Ottavi, il quale ringraziando per la larga partecipazione di Sindaci di tutta la provincia, ha parlato di “giornata storica” per Moltalto. Una sottolineatura fatta anche dal parroco don Lorenzo Di Biagi al termine della S.Messa celebrata dall’arcivescovo di Camerirno, mons. Francesco Giovanni Brugnaro nella adiacente chiesa di San Benedetto. Tutte le autorità con i gonfaloni dei Comuni, i labari delle Associazioni combattentistiche e d’Arma, le bandiere dell’Anpi, delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil hanno poi formato un corteo fino al Monumento che ricorda i 26 partigiani uccisi dai nazifascismi nel marzo del 1944. Qui – portata da due alpini in congedo – è stata deposta una corona d’alloro a nome di Prefettura, Provincia e di tutti i Comuni maceratesi.
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Domani (26 aprile) alle 9,45 il Consiglio provinciale di Macerata si riunirà a Montefano per celebrare con una “seduta aperta” il 65° anniversario della “Liberazione”. In collaborazione con il Comune la seduta consiliare, presieduta da Umberto Marcucci, avrà luogo al teatro “La Rondinella”, dove sono state invitate le scuole. La relazione introduttiva, sarà tenuta da Sara Pennicino, dell’Università di Padova e membro del Center for Constitutional Studies and Democratic Development della J.Hopkins University.












Bella manifestazione!!
Dalla liberazione d’Italia alla Costituzione (1945-1947)
L’AVANZATA DEGLI ALLEATI, dopo lo sfondamento della “linea Gotica”, e l’insurrezione partigiana al Nord liberarono e riunificarono, il 25 aprile 1945, l’Italia.
La diversità delle esperienze vissute nelle varie parti del paese, dal settembre 1943, si rivelò però non facilmente componibile; approfondì, in modo diverso nel Nord e nel Sud, la cesura della guerra e le tradizionali spaccature.
Nell’immediato dopoguerra prevalse comunque l’attesa di mutamenti profondi nella vita civile e nelle istituzioni.
Dopo una crisi ministeriale lunga e complessa si costituì, il 20 giugno 1945, un ministero guidato da Ferruccio Parri, ex vice comandante del Corpo Volontari della Libertà, esponente del Partito d’Azione. La nomina di Parri a Presidente del Consiglio fu il risultato dell’elisione delle candidature contrapposte di Nenni, segretario del Partito Socialista, e di De Gasperi al quale fu confermata tuttavia la responsabilità degli Affari Esteri.
Da quella posizione, De Gasperi poté conoscere meglio l’ambiente internazionale del dopoguerra, le tendenze che dopo la fine delle ostilità si stavano affermando nei rapporti fra le potenze; poté consolidare la consapevolezza di condizionamenti internazionali nella rinascita della democrazia in Italia.
Dopo un breve periodo di attività, svolta fra grandi difficoltà per la gravissima situazione dell’economia e della finanza pubblica, per la disoccupazione e lo stato di miseria in cui era il paese, il ministero Parri dovette dimettersi per contrasti fra i partiti del CLN che lo sostenevano.
La carica di presidente del Consiglio venne affidata allora a De Gasperi; per la prima volta l’esponente di un partito di massa, il leader dei cattolici italiani raccolti nella DC – che aveva sostenuto il dovere di passare “dall’opposizione al governo” – assumeva la guida del paese.
La vicenda costituì uno dei segni significativi dei cambiamenti avvenuti dopo il crollo del fascismo: l’affermarsi di una democrazia fondata sui partiti popolari e di massa.
Fra difficoltà di carattere interno e internazionale, De Gasperi riuscì a garantire una ordinata transizione verso un assetto finalmente democratico del paese.
Nella primavera del 1946 si svolsero le prime elezioni libere dell’Italia liberata, alle quali parteciparono per la prima volta le donne, per eleggere i Consigli Comunali; il 2 giugno si tenne il referendum per la scelta fra Monarchia e Repubblica che contribuì alla difficile saldatura fra l’Italia repubblicana che stava nascendo e l’Italia monarchica e a porre la Repubblica – che ottenne il 54,3% dei voti – su basi solide.
Lo stesso giorno venne eletta anche l’Assemblea Costituente.