Il bullismo è un fenomeno
in crescita anche a Macerata
Presentati i risultati del progetto "Sai chi sono io"
di Eros Mandolesi
A due anni dalla sua attivazione, presso la sala Consiliare del Comune di Macerata sono stati presentati oggi i risultati del progetto “Sai chi sono io” per la prevenzione dei fenomeni di violenza e intolleranza nelle scuole elementari contro il bullismo. È stata anche l’occasione per avviare il terzo ciclo del programma visti i risultati positivi ottenuti nel biennio trascorso. Il fenomeno del bullismo negli ultimi anni ha subito una profonda crescita tra i ragazzi appartenenti a tutte le classi sociali, con forme di violenza che spesso non vengono denunciate dalle giovani vittime per vergogna o per paura di subire altri torti. Il bullismo infatti è un comportamento prepotente, non dovuto a precedenti provocazioni, che mira a colpire gli altri mediante comportamenti di aggressione verbale, fisica e relazionale come ad esempio l’esclusione dal gruppo, la diffusione di calunnie ecc.. A presiedere la conferenza, l’Assessore alla scuola Federica Carosi, la psicologa, responsabile operatrice del progetto Tiziana Andrenelli, Daniele Medei, responsabile dell’associazione no profit Aurora e l’insegnante dell’istituto Enrico Fermi Isabella Savelli. “Questo fenomeno esiste e si è sviluppato ormai da diversi anni nelle scuole elementari, nasce per cause complesse dovute a comportamenti, atteggiamenti e relazioni di carattere familiare”.
Con queste parole l’Assessore Carosi, introduce l’argomento e prosegue: “Per questo motivo abbiamo coinvolto le tre figure centrali che stanno alla base dell’educazione di ogni bambino. I genitori, gli insegnanti e naturalmente i ragazzi stessi. Abbiamo cercato di stabilire un contatto diretto tra le tre parti, lavorando molto sul legame affettivo e dei sentimenti. Si è cercato inoltre di operare anche sull’aspetto della comunicazione, per evitare il silenzio che spesso si cela dietro certe forme di intolleranza provocando nel ragazzo un disagio interiore ancora più profondo e difficile da sanare”.
Daniela Medei spiega come sia importante non sottovalutare il problema ed iniziare ad operare in queste forme sin dalla giovane età. “Le statistiche dicono che la maggiore incidenza di tali comportamenti, si hanno nella fascia di età che va dai 7 ai 13 anni. E’ importante quindi fare prevenzione per evitare che questi fenomeni di disagio sociale si sviluppino e crescano durante l’età adolescenziale e si protraggano poi anche in età adulta”.
La psicologa Tiziana Andrenelli puntualizza come questi aspetti siano fortemente presenti nelle scuole indipendentemente dal ceto sociale di appartenenza dei ragazzi, dalle grandi o piccole realtà cittadine. “Non è possibile – dice – riconoscere a priori un bullo, ma possiamo aiutare la vittima a difendersi da esso. L’elemento centrale sta proprio nel superare la paura e la vergogna iniziale e comunicare agli adulti il disagio fisico e psicologico che si vive in quel momento. Spesso infatti questi bambini rimangono troppo soli, troppo isolati nel silenzio accrescendo il malessere interiore”. Prosegue Andrenelli: “Spesso noi adulti, tendiamo a minimizzare queste forme di intolleranza confondendo lo scherzo con forme di bullismo. Quando si scherza, lo si fa in due, ovvero c’è una flessibilità e una certa dinamicità nei ruoli, una volta infatti si subisce lo scherzo e l’altra si è invece protagonisti. Nel bullismo invece, i ruoli sono sempre ben chiari e rigidi. Tra le parti coinvolte c’è una differenza dovuta alla forza fisica, all’età o alla numerosità quando le aggressioni sono in gruppo. La vittima in questo caso, ha difficoltà a difendersi e sperimenta un forte senso di impotenza. Sembra strano ma secondo le statistiche un bambino su tre all’interno della scuola dell’obbligo subisce prepotenze di questo genere”.
La psicologa spiega poi quali sono stati i metodi di valutazione utilizzati per capire l’efficacia del lavoro svolto. “Per quanto riguarda gli insegnanti e i genitori abbiamo sottoposto loro un questionario di gradimento. Per i bambini invece gli abbiamo lasciato un compitino, cioè scrivere una letterina ad un amico a cui rivolgere i loro pensieri relativi al corso. Inoltre all’inizio di ogni lezione potevano inserire in una scatola chiusa dei bigliettini anonimi o firmati dove potevano scrivere o disegnare i loro pensieri. Devo dire – conclude – che sono emerse cose molto interessanti che ci hanno fatto percepire l’importanza del nostro lavoro. Isabella Savelli riporta poi alcune frasi scritte in un libricino dai bambini e dice: “Hanno dato senso e significato al percorso”.

