Beatrice Antolini, il volto nuovo
della musica italiana

Le interviste ai candidati al "Maceratese dell'anno"

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di Matteo Zallocco
“Uno dei più grandi talenti femminili della storia della musica italiana”. Qualcuno ha definito così Beatrice Antolini, mentre un altro critico ha scritto di lei: “In una scena musicale omologata e omologante, Beatrice è riuscita a ritagliarsi uno spazio in cui evocare un mondo magico, stralunato e surreale dove, per esser certa che non ci siano intoppi, i brani li scrive, li arrangia e li suona da sé. Nelle sue composizioni la psichedelia di Syd Barrett, il blues, il jazz, il punk e il pop non sono che elementi di un personalissimo universo sonoro che lei instancabilmente modella, compone e scompone con la naturalezza di chi, metabolizzato quel che c’era da metabolizzare, guarda fisso avanti e se ne va per la propria strada”.
Beatrice, che anno è stato per te questo 2009?
“Un anno faticoso, ricco di soddisfazioni e di delusioni, d’altronde più fai e più arrivano cose positive e negative. Di sicuro le opportunità lavorative sono state molte di più”.
Quanti concerti hai tenuto quest’anno?
“Una novantina, è stato particolarmente bello quello di tre settimane fa in Lussemburgo. Ci siamo esibiti anche a Londra e in Slovenia e in giro un po’ per tutta Italia”.

Quest’estate a Musicultura sei stata la prima ospite maceratese ad esibirti allo Sferisterio, che esperienza è stata?
“E’ stato molto bello perché ho potuto portare uno stralcio di un concerto vero e perché lo Sferisterio è uno dei palchi più belli d’Italia. E poi a  Musicultura, a differenza degli altri festival standard come Sanremo, si vedono pezzi originali, autori che fanno anche gli interpreti. Quello che mi dispiace in generale è vedere sempre più interpeti e sempre meno cantautori o gruppi che sono autori dei propri pezzi”.

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A 27 anni sei ormai affermata, a che età hai iniziato a suonare?
“Prestissimo, per quello che mi ricordo credo di aver sempre suonato. A 5 anni mi sono iscritta alla scuola Liviabella qui a Macerata e ho iniziato con il pianoforte e il canto. Poi ho studiato autonomamente basso, batteria e chitarra, magari con scarsa tecnica o comunque diciamo che la tecnica me la sono inventata io. Non sono solo le scuole ad insegnarti questo lavoro, è un’attitudine che hai e molto si può sviluppare autonomamente”.
Ti sei ispirata a qualcuno in particolare?
“No, il mio genere è il genere Beatrice Antolini. Ho sentito tanta musica, soprattutto i grandi, che mi danno costantemente piacere: dalla classica alla musica anni ottanta, qualcosa anche dei gruppi rock degli anni novanta con cui sono cresciuta, tanta psichedelia anni 70, rock anni 50, i Beatles e anche un po’ di jazz. Credo che come uno scrittore che ha bisogno di leggere i classici un musicista ha bisogno di ascoltare le colonne portanti. C’era più musica di qualità prima con meno mezzi, le persone si impegnavano di più in ogni campo, ora c’è più stasi che dipende da come si vive”.
Ma questo non ti riguarda…
“Io mi impegno molto, ho avuto questa opportunità e ora la apprezzo e la custodisco”.
Le tue prospettive per il 2010?
“Sto finendo il tour che ho iniziato ad ottobre del 2008,  poi ci concentreremo nella produzione del nuovo disco, il terzo,  che dovrebbe uscire a settembre del 2010”.
Vivendoci da 9 anni ormai è Bologna la tua città?
“Diciamo che Bologna è la base, sono sempre in giro. Quando torno a Macerata mi trovo bene, mi riposo, rivedo i miei amici ma sono pienamente soddisfatta delle scelte di vita che ho fatto. Certo è che spero di potermi esibire presto in concerto nella mia città natale”.

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I DIECI CANDIDATI AL MACERATESE DELL’ANNO:

https://www.cronachemaceratesi.it/?p=12873

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