La Fondazione Carima vuole acquistare
due piloni dell’ex Muro di Berlino
per donarli alla città di Civitanova

L'annuncio a Tuttoingioco

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di Maurizio Verdenelli

Due piloni dell’ex Muro di Berlino, anch’essi perfettamente “istoriati” ed incisi e dunque storicizzati nel contesto di quel pezzo di storia contemporanea che si chiama Guerra Fredda, verranno acquistati dalla Fondazione Carima per essere donati alla municipalità di Civitanova Marche. Entrambi i reperti troveranno posto in una piazza del Borgo Antico civitanovese: forse in quella stessa piazza Libertà che ora funge da quartier generale ed epicentro di Tuttoingioco. Ne ha dato notizia ieri notte alla stampa il direttore artistico della Biennale, Evio Hermas Ercoli (nella foto con Cinzia Pennesi) il quale ha anche dichiarato che il sito della manifestazione è il più visitato di quest’estate italiana.

Continua dunque il successo e la “spoletizzazione” della Biennale di Arte, Pensiero e Società. Il Festival dei Due Mondi è infatti celebre per donare ogni anno alla città umbra un pezzo documentale della propria storia: un puzzle che con i decenni si è venuto costituendo ed insieme formando un arredo urbano allo splendido centro storico (e dintorni) di Spoleto.

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La trattativa berlinese, via Macerata, non è ancora definitivamente in porto ma continua e tutto fa sperare in una positiva soluzione -ha puntualizzato il direttore artistico che ieri sera inforcava un paio di occhiali alla Lina Wertmuller facendone un personaggio a metà tra un regista dell’avanguardia newyorkese di qualche anno fa e il “nostro” Tinto Brass. Il reperto berlinese è senza dubbio una bella e suggestiva notizia che porrebbe il sigillo al successo che sta avendo da due week end questa manifestazione già cult dell’estate maceratese, destinata ad oscurare il glamour di MacerataOpera. Non a caso, ad un certo punto, il presidente della Fondazione Carima, Franco Gazzani, ha abbandonato l’ambitissima “prima” di Butterfly che apriva ufficialmente in Arena il Sof per precipitarsi tra i suoi ospiti “in seminario politico”: Marcello Veneziani e Luca Telese.

In prima fila, tra le autorità, il presidente del Consiglio provinciale di Macerata, avv. Umberto Marcucci, che si fregava soddisfatto le mani alla notizia “berlinese” fornita dal prof. Ercoli, in quanto in cantiere ci sarebbe proprio, a cura dell’ente guidato da Capponi, una manifestazione memorial per celebrare i 20 anni dalla Caduta del Muro.

Anche ieri sera Tuttoingioco ha colpito dunque nel segno aprendo la sua tribuna al dibattito politico. Un grande ed affollato pubblico, voglia di partecipare e dibattere tanto da “uheggiare” l’intervistatrice, la giornalista Marina Valensise che non teneva i tempi prescritti per quel ruolo abbondando negli interventi a sostegno di domande che non arrivavano mai, tanto che l’altro intervistatore il pur verboso Angelo Ventrone (più scusabile in quanto storico) è apparso un modello di asciutezza. Quando poi il coordinatore Ercoli ha ritenuto d’intervenire, lo ha fatto a scapito del pubblico così che un “signore” (il quale teneva come tutti gli altri a manifestare la propria opinione prima della classica domanda) se n’è andato con un “vaffa” plateale. Un simpatico escamotage di Telese ha recuperato l’iroso partecipante al pubblico dibattito che è andato avanti un’ora in più del previsto.

La partecipazione è stata, dicevamo, massima a dimostrazione della vitalità e dell’interesse che la gente ha insospettabilmente per la “Res publica”. Pochissimi, peraltro, i politici nel parterre: oltre a Marcucci, l’on. Giulio Conti.

Tanti applausi per il bipartisan Veneziani, applausi e pure fischi per Telese (un caro collega “Messaggero”, servizio Spettacoli, sul finire degli anni 80 ed ora a “Il Giornale”) quanto ha toccato il privato dei Grandi ricordando lo scoop de “La Stampa” su papa Wojtyla.

Telese si è anche beccato la definizione di “demagogo” dalla collega Valensise, intervenuta pedagogicamente sulle sue esternazioni circa la condizione maschile e femminile, mentre Ercoli, dallo stesso Telese, è stato al contrario gratificato dell’appellativo di “geniale curatore”.

Poi autografi per tutti (gli acquirenti) delle ultime pubblicazioni dei due autori/relatori con trasferimento di massa intorno alla mezzanotte al Caffè Letterario dove Paola Magnarelli ha ricordato un carteggio familiare di Luigi Albertini, il grande direttore de “Il Corriere della Sera”, giornalista di Ancona. Data l’ora tardissima, non so se abbiano parlato anche di quel grande giornalista anch’esso genius loci di Civitanova, che fu Arnaldo Giuliani, capocronista dello stesso “Corriere della Sera”, l’uomo che per primo fece luce sul caso Mattei (ricordato da Telese). Speriamo proprio di sì, in quanto Arnaldo, poi come direttore del “Corriere Adriatico” mostrò sempre grande autonomia di giudizio. Memorabili i suoi scontri, ricordo, con l’editore Franco Sensi, che peraltro mi onorò della sua amicizia. Giuliani meriterebbe anch’egli, se non un busto come Albertini nei giardini publbici, almeno una lapide.


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