Banca Marche e Carifac,
grandi cambiamenti

di Maurizio Verdenelli
Stagioni “grandi novità” sul fronte del credito marchigiano. A Jesi e Fabriano si sono riunite le assemblee degli azionisti, rispettivamente, di Banca Marche e di Carifac.A Fontedamo c’è stato il passo dell’addio del presidente maceratese Lauro Costa che sarà sostituito dall’avvocato e docente universitario (insegna ad Urbino Procedura penale) Michele Ambrosini. Tanti apprezzamenti per Costa (sarà ora vicepresidente con lo jesino Tonino Perini in base al principio di rotazione): il maceratese ha introdotto uno stile più sobrio e friendly -addio auto blu- ha voluto Dante Ferretti come socio in Fondazione, ma sopratutto ha difeso strenuamente l’autonomia di Banca Marche che stava ad un passo dalle “sirene” francesi. Ecco il nuovo Cda che scende da 17 a 13 componenti e che il 6 maggio nominerà la nuova presidenza: (Fondazione Carima) Giuliano Bianchi, Costa, Mario Volpini, Germano Ercoli; (Fondazione Carisp Pesaro) Ambrosini, Bruno Brusciotti, Eliseo Di Luca e Marcello Gennari; (Fondazione Carisj) Perini e Francesco Calai; (azionisti privati, Aviva e Intesa San Paolo) Walter Darini, Massimo Cremona e Pio Bussolotto.Da Jesi a Fabriano dove l’attesa svolta c’è stata. Alla Carifac arrivano i trevigiani. In attesa che Bankitalia “benedica” l’aumento di capitale, la Fondazione brinda con Veneto Banca: 400 sportelli e numeri tutti d’oro, nel 2008 115,5 milioni di utile. Fondata nel 1877, è una tra le prime 20 realtà bancarie italiane.A Fabriano si ammaina così la bandiera dell’autonomia che la piccola Cassa inalberava con orgoglio dal 1845. Ma da soli proprio non si poteva. N’è convinto colui che è stato il più fedele assertore dell’indipendenza Carifac, il prof. Abramo Galassi (ex patron di Faber), attuale presidente della Fondazione. Colui che era indicato come suo successore designato alla Fondazione, il consigliere Domenico Giraldi è stato eletto giovedì sera dall’assemblea dei soci, presidente della Spa. Il n.2 è adesso Vittorio Gagliardini, attuale vice di Galassi che s’appresta dunque a restare ancora al suo posto. Le grandi manovre sono durate fino a pochi minuti prima d’andare in assemblea. Con Giraldi e Gagliardini nel nuovo Cda ci sono i tre over the top del colosso veneto: il presidente Flavio Trinca, il vice Franco Antiga, l’AD Vincenzo Consoli e il prof. Pierluigi Ronzani. Insomma 4 consiglieri su 12. E che consiglieri! Con loro i marchigiani Massimo Mancini, Giancarlo Porcarelli (Cna), Giorgio Cataldi (Cgia), Piero Chiorri (manager delle cartiere) e l’avv. Maurizio Benvenuto.Se ne va completamente il consiglio precedente che Galassi ha ringraziato in assemblea. Se ne va il merloniano (leggi Francesco) presidente ing. Alberto Ciappelloni, sostituito da Giraldi, merloniano anch’egli. Se ne va il vice Alberto Ferrazzani di Cupramontana che il sindaco Fazi avrebbe voluto confermato. Alla fine però è emerso –ha detto Galassi- il “fuori tutti” così com’era successo nel 2002, dopo l’uscita clamorosa di scena del maceratese Antonio Parisi Presicce. Identica situazione ora a meno di un anno dall’uscita –un atto consensuale- del prof. Vincenzo Tagliaferro, già docente all’Università di Macerata, sul quale c’era stato il placet di Banca d’Italia che aveva voluto evitare così il commissariamento della banca per rilanciare la storica istituzione fondata nel 1845 dal vescovo e dal podestà di Fabriano. Proprio ricordando questa origine da parte del suo predecessore il maceratese mons. Giancarlo Vecerrica, attuale vescovo di Fabriano (e “padre” del pellegrinaggio Macerata-Loreto) ha inviato all’assemblea un messaggio assicurando preghiere perché l’obiettivo resti come sempre legato al “bene comune”.Maceratese d’origine, residente a Recanati, è il direttore generale Paolo Mariani (dal 2 giugno 2008) che ha presentato, pur “incolpevole”, un conto pesantissimo all’assemblea: la perdita di 15,786 milioni di euro. Ci sono però altri dati –messi in evidenza anche da Trinca- che dimostrano la vitalità dell’istituto fabrianese. Impieghi vivi (escluse le sofferenze) + 5,66%; raccolta diretta + 10,31; margine d’interesse +2,62%. Va inoltre sottolineato il fatto che il risultato negativo sconta un’azione straordinaria di rettifiche sui crediti attivata principalmente nel secondo semestre 2008 con una svalutazione crediti di 34,219 milioni di euro (8,401 milioni nel 2007).Di fronte a questa crisi “le scelte del consiglio, della Fondazione e della direzione generale –è stato detto- hanno evitato il rischio di perdere l’identità di banca del territorio”. Da qui il legittimo orgoglio di rivendicare la “attrattività” di Carifac dimostrata dall’impegno di Veneto Banca che, in attesa dell’autorizzazione di Bankitalia dell’accordo stipulato il 30 dicembre scorso, anticiperà l’acquisto del 4,50% dalla Fondazione contribuendo con Fondazione e Cattolica a sottoscrivere un prestito obbligazionario di 35 milioni di euro nelle prossime settimane. Il nuovo assetto azionario che deriverà dall’aumento di capitale sarà così ripartito: Fondazione 31,29%; Veneto Banca 27,41%; Cattolica 13,11, azionisti maggiori 6,38, azionariato diffuso 19,83. A proposito della società d’assicurazione, il rappresentante in assemblea, Giovanni Grazioli ha fatto mettere a verbale una nota in cui Cattolica si dichiara “sorpresa” dall’intesa con Veneto Banca e si riserva ogni valutazione una volta ottenuti chiarimenti. Infine il “rammarico” per essere stata tenuta fuori da questo percorso. Ha replicato Ciappelloni affermando d’aver visto un “altro film”. Lo stesso presidente uscente, in apertura, aveva tenuto a difendere il Cda, ritenendo che solo tra il 1999 e il 2002 la Carifac si era trovata di fronte ad una crisi propria che aveva condotto Bankitalia (c’è ora una nuova ispezione) a contingentare il credito. Una crisi che nulla aveva a che fare con quella generale e del distretto fabrianese, come l’attuale. “Il Cda –ha detto- si è fatto carico di una pesante eredità, lo dico ai giornalisti, agli ex dipendenti ‘soloni’ e ai ‘suggeritori’. Ha cercato di risolvere i problemi con senso di responsabilità e quindi non lascia pesanti eredità ma buone opportunità di rilancio”.Le ricette individuate per superare la crisi, ha detto Mariani sono quattro: 1) aumento di capitale, 2) cessione delle sofferenze; 3) consolidamento del core business; 4) valorizzazione del rapporto prodotto/servizio. Molte attività non con valore aggiunto saranno date in autosoursing, resteranno le attività strategiche “andando tra le imprese, facendo banca non in banca” ha indicato il DG. Si pensa insomma ad una struttura organizzativa più snella, un veloce “vascello da guerra” capace di stare in mare. Le quote di mercato tengono, si ampliano anzi a Perugia e Roma. A Macerata un leggero calo: da 3,04 a 2,09 “ma ciò –ha chiarito Mariani- è dovuto ad una grossa operazione ormai conclusa”. La guardia naturalmente resta alta: verrà ulteriormente ridotto il budget di 600mila euro e saranno assegnati obiettivi annuali ai dipendenti. Insomma si stringono le maglie, perché la crisi economica generale non è finita. E neppure quella fabrianese. Tuttavia la nuova partnership offre garanzie: “Teniamo all’autonomia di tutte le nostre realtà sul territorio –ha detto Trinca – non siamo qui per conquistare. Siamo qui perché Fabriano è vicina mentalmente a noi”.Insomma “si piglia chi si assomiglia”. E così Veneto Banca e Carifac si sono presi anche se il primo è Gulliver, e la seconda, Lilliput.All’assemblea, presso l’auditorium dell’ITC Morea, è stata molto partecipata. Sei posti vuoti al tavolo della presidenza: non tutti i consiglieri l’hanno presa bene, la turnazione.Un vincitore però c’è stato: il recanatese Paolo Mariani. “Incoronato” da Trinca, i suoi sforzi riconosciuti (anche se lui tiene a far figurare la “squadra”) con “le espressioni del più vivo apprezzamento” firmate Ciappelloni. Tuttavia, liquidato il passato (“condizionato da uno stile manageriale troppo legato ad un sostanziale accentramento decisionale/esecutivo, peraltro storico e statutario”, è scritto in bilancio) il giovane Direttore generale nato a Macerata e che ama Leopardi sa che dopo la crisi l’attende la parte più difficile.