L’amicizia di Matteo Ricci
secondo Feng Yingjing

di Filippo Mignini
La straordinaria esperienza compiuta da Matteo Ricci in Cina non sarebbe stata possibile senza la collaborazione e l’aiuto di alcuni grandi intellettuali cinesi. Ci proponiamo in questa pagina di presentarne alcuni tra i più importanti. Cominciamo oggi con la singolare e commovente figura di Feng Yingjing.
Nato nel 1555 a Xuyi, nella provincia di Nanjing (Nanchino), conseguì il titolo di maestro nel 1592 e ricoprì vari incarichi nella corte di Pechino. Inviato nel 1600 nella provincia del Huguang, si oppose ai misfatti dell’eunuco Chen Feng inviato dalla corte come ispettore alle miniere. Ma i suoi memoriali di denuncia all’imperatore furono male intesi e cadde in disgrazia. Destituito e condotto a Pechino, fu condannato a pubblica battitura e gettato in prigione. Qualche ora prima di essere incarcerato ricevette la visita di Ricci, che Feng Yingjing conosceva di fama e al quale aveva inviato un suo discepolo perché ne ricevesse l’insegnamento nelle matematiche. Feng Yingjing aveva già letto Dell’Amicizia di Matteo Ricci (Xitai) e ne aveva promosso una nuova edizione nel 1601 premettendovi la prefazione che ora pubblichiamo. Dal carcere seguiterà a leggere e a commentare i lavori di Ricci, promuovendo e finanziando nel 1603 la pubblicazione di Vera spiegazione del Signore del Cielo, per il quale aveva composto un proemio. Aveva anche composto una prefazione al Trattato sui quattro elementi e ne comporrà una per le Venticinque sentenze.
Nel 1604 l’imperatore ne riconobbe l’innocenza e lo fece scarcerare. Morì nel 1606.
Prefazione per la stampa dell’Amicizia
di Feng Yingjing
Xitai, dopo aver fatto un difficile viaggio di 80.000 li verso Oriente, è venuto in Cina per farsi degli amici. Quanto più profonda è la conoscenza che egli ha della dottrina dell’amicizia, tanto più sente il bisogno di cercare [amici] e tanto più tenace è nel conservarli. Il suo saggio sulla dottrina dell’amicizia è molto dettagliato. Eh, quanto importante è l’amicizia! Tra sovrano e sudditi non può mancare giustizia; tra padre e figlio non può mancare affetto; tra marito e moglie non può mancare differenza; tra [fratelli] maggiori e minori non può mancare gerarchia: come potrebbe mancare l’amicizia? L’amicizia non consiste soltanto in una mutua allegra intesa superficiale e in un reciproco dare e ricevere. Un mutuo confrontarsi, un mutuo aiutarsi, un mutuo correggersi, un mutuo perfezionarsi, la cui base è armonia di differenze individuali e il cui ultimo fine è di non separarsi mai: ecco quel che si chiama “amicizia”. Non esiste nel mondo [un’amicizia] in cui io sarei amico di facciata e l’altro di cuore, o io di cuore e l’altro di facciata. Gli uccelli si uniscono in amicizia per cantare e gli uomini hanno amici per vivere; ora, gli uccelli non ammettono un’[amicizia] falsa e l’ammetterebbero gli uomini? Io, Yingjing, così poco capace, da giovane ero immerso nei libri: non ho avuto tempo di viaggiare in cerca di amici; nell’età matura sono andato all’est e all’ovest, al sud e al nord e ho fatto le mie amicizie a causa di impegni statali. Nel vedere che Xitai ha valicato monti e attraversato mari per farsi degli amici, mi sento tanto vergognoso! Ho riflettuto allora sul suo saggio e sempre più mi sono convinto che mentalità e dottrina dell’Oriente e dell’Occidente sono identiche. Ho dato alle stampe questo libro nella speranza che coloro che lo vedranno sapranno che io, Yingjing, tengo molto all’amicizia e non permetteranno che io sia abbandonato11. Benché non ci siamo incontrati di persona e non ci siamo scambiati parola, pure desidero un’amicizia spirituale: come il fuoco e l’acqua, che s’influenzavano mutuamente per dare inizio alla vita, allorché lo specchio concavo era messo di fronte al sole e lo specchio quadrato di fronte alla luna. Come mai, io, Yingjing, oserei dimenticare la virtù [dei miei amici]? L’amicizia, che contiene in tutto cento sentenze, potrà servire da dono quando si va in cerca di amici.
Rispettosamente scritta nella sala di Mingde [“Chiara Virtù”] del Palazzo del Giudice Provinciale del Huguang, il 9 febbraio 1601, da Feng Yingjing di Xuyi.
Testo tratto da Matteo Ricci, Dell’Amicizia, a cura di F. Mignini, Quodlibet, Macerata 2005, pp. 53-61.