Caterina e Giacomo,
la famiglia impose il veto

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Se è vero che l’amore regala belle emozioni e riempie di gioia i cuori, è anche vero che la sua intensità è anche legata alla difficoltà di amare. Sembra quasi che amare in condizioni difficili, quando tutto e tutti sembrano opporsi renda ogni storia più coinvolgente.
Il discorso vale per Caterina Franceschi Ferrucci (nella foto), fervente patriota, devota classica, illustre classicista e pedagogista nata a Narni ma vissuta per un lungo periodo a Macerata. L’intellettuale è stata descritta negli anni dalla critica come donna integerrima, chiusa al dialogo e fanatica nell’affermazione delle sue idee. E’ un’altra donna quella che emrge da un carteggio da poco riscoperto da Sara Lorenzetti nel testo “Voi sarete il mio tutto”.
Nel periodo in cui visse a Macerata, la giovane Caterina, probabilmente nel corso di un salotto mondano (usuale all’epoca per discutere di idee politiche e letteratura) conobbe il marchese Giacomo Ricci con il quale intrecciò una relazione sentimentale. La relazione maturò in una travolgente passione di cui resta testimonianza nelle diciotto lettere che Caterina scrisse tra l’autunno del 1823 e il luglio del 1824.
Nelle lettere la Franceschi emerge come donna passionale e romantica. Basta leggere qualche riga delle lunghissime lettere inviate per cogliere l’emozione di avere un contatto con l’amato
“Mio Caro Giacomo il turbamento che in voi l’altra sera scopersi mi pose nella più grande agitazione- La vostra stima è la sola cosa che io al mondo apprezzi (…) Vi confesso con tutto il candore che prima che io vi conoscessi, il mio cuore si era conservato sempre in uno stato di indifferenza. Voi solo avete saputo ispirarmi dei sentimenti che mi erano per lo innanzi ignoti e che si sono impadroniti di tutta l’anima mia. Vi scrivo ciò coperta di rossore e con mano tremante. Se vi stimassi meno non ardirei svelarvi il mio cuore!

“Mio Caro Giacomo,
Voi dunque pensate di lasciarmi? quanto sono infelice! Da voi lontano non vivrò che all’affanno. Ma non sono egoista, e vi amo tanto, che neppure mi cade in mente di anteporre la mia alla votra felicità. Giacchè i vostri affari lo richiedono partite e siate felice, seppure le ricchezze potranno rendervi tale.”

Dopo l’iniziale conoscenza i ragazzi si frequentarono a Casa Franceschi finchè per ragioni non storicamente precisate ma pare per un lavoro o per una congiura familiare contro la relazione, ipotizzata dalla stessa Caterina, Giacomo si trasferisce prima a Bologna e poi a Roma per frequentare l’Accademia ecclesiastica. Il carteggio proseguì solo per un altro mese per poi interrompersi.
Non si sa quali siano state le vere ragioni di Giacomo ma le sue vicende future fanno pensare a una manovra ordita dalla famiglia per spezzare la relazione non gradita. La carriera ecclesiastica fu presto interrotta e nel 1827 Giacomo fu destinato a Vienna come segretario del nunzio apostolico ma appena arrivato si liberò dell’incarico per ragioni familiari. Gli anni futuri lo videro protagonista dei moti risorgimentali. Per quanto riguarda Caterina durante il periodo maceratese conobbe il futuro Marito, Michele Ferucci che le era stato proposto come insegnante di lingua greca. Dopo 2 anni Ferrucci si trasferì in Romagna da dove propose alla sua allieva di sposarlo, cosa che poi avvenne.



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