Dai catalizzatori esausti
al recupero dei metalli preziosi:
il progetto Orim a Ecomondo
MACERATA - Presentato a Rimini il processo brevettato Gold-REC 2, sviluppato dall'Università dell'Aquila e validato dall'azienda maceratese. In laboratorio recuperi fino al 99% per il palladio, al 92% per il platino e al 73% per il rodio

Dalla ricerca universitaria alla sperimentazione industriale, con l’obiettivo di recuperare platino, palladio e rodio dai catalizzatori automobilistici esausti e ridurre la dipendenza dalle materie prime importate. È il progetto presentato a Ecomondo 2026 da Orim, l’azienda maceratese guidata da Alfredo Mancini, che punta a rafforzare il ruolo dell’Italia nella filiera del recupero circolare dei metalli preziosi.
Al centro dell’iniziativa c’è Gold-Rec 2, una tecnologia brevettata sviluppata dall’Università degli studi dell’Aquila e validata da Orim in condizioni rappresentative di scala pilota. Il progetto coinvolge anche Smart Waste Engineering, Ikoi e Bfc Sistemi, riunendo competenze che vanno dalla ricerca scientifica all’ingegneria degli impianti, fino alla raffinazione dei metalli recuperati.

Platino, palladio e rodio sono materie prime strategiche, utilizzate nei catalizzatori automobilistici, nell’industria chimica e nelle tecnologie legate all’idrogeno. La loro disponibilità è però condizionata da un mercato internazionale complesso e da una forte dipendenza dalle importazioni. Secondo le stime citate nello studio, nel 2025 la domanda mondiale di platino ha superato l’offerta di circa 1,08 milioni di once, mentre il recupero attraverso il riciclo è cresciuto di circa il 10% rispetto all’anno precedente.
In questo scenario, la possibilità di recuperare i metalli preziosi dai catalizzatori a fine vita rappresenta una risorsa importante. ORIM ha contribuito alla validazione del processo mettendo a disposizione l’esperienza maturata nel trattamento di catalizzatori esausti e residui industriali contenenti metalli preziosi, verificando il funzionamento della tecnologia su materiali reali e in condizioni più vicine a quelle di un impianto industriale.
«Siamo a Ecomondo dalla prima edizione, nel 1997, quando si chiamava ancora Ricicla: da allora siamo cresciuti insieme. Nel 1997 si parlava di rifiuti, oggi parliamo di risorse e di materie prime critiche. Il mercato del platino è in deficit da anni: nel 2025 la domanda ha superato l’offerta di oltre un milione di once, e il riciclo è una delle poche leve che crescono. Le nostre “miniere urbane” non sono uno slogan: un catalizzatore esausto contiene metalli che l’Europa altrimenti deve importare», sottolinea Alfredo Mancini, fondatore e amministratore delegato di Orim.

Alfredo Mancini, fondatore e amministratore delegato di Orim
Il processo sviluppato è di tipo idrometallurgico: i metalli vengono portati in soluzione e successivamente recuperati, senza ricorrere a trattamenti ad alta temperatura. La tecnologia si basa sulla lisciviazione in controcorrente, con una soluzione che viene ricircolata tra più stadi e riutilizzata, consentendo di ridurre il consumo di reagenti e acqua fresca e la produzione di rifiuti. Un pretrattamento riducente del materiale permette inoltre di rendere i metalli più facilmente recuperabili.
I risultati ottenuti in laboratorio mostrano percentuali di recupero fino al 99% per il palladio, al 92% per il platino e al 73% per il rodio, il più difficile da dissolvere. Senza il pretrattamento, le percentuali si fermavano rispettivamente all’82%, al 50% e al 12%.
La filiera coinvolge l’Università dell’Aquila, che ha curato lo sviluppo e l’ottimizzazione del processo, Orim per la validazione su scala pilota, Smart Waste Engineering per l’ingegneria di base e la valutazione economica e ambientale, IKOI per la raffinazione e la purificazione dei metalli e BFC Sistemi per la progettazione e realizzazione dell’impianto pilota.
Il valore del progetto è anche economico e strategico. I catalizzatori esausti hanno un valore intrinseco stimato in circa 130 euro al chilogrammo, variabile in base alla composizione e alle condizioni di mercato. Recuperare i metalli contenuti significa ridurre il ricorso alle materie prime importate, limitare l’impatto dell’estrazione mineraria e mantenere risorse preziose all’interno della filiera industriale europea. Per Orim, la collaborazione tra impresa e ricerca rappresenta così un passaggio ulteriore nello sviluppo di processi di recupero sempre più efficienti e sostenibili.