Electrolux, accordo firmato in nottata:
dimezzati gli esuberi, non chiude
lo stabilimento di Cerreto d’Esi
ROMA – L’intesa è stata siglata al tavolo del Mimit dopo una maratona di confronto tra azienda e sindacati durata due giorni. Sarà mantenuta la produzione nel sito marchigiano fino all’individuazione di una soluzione concordata di reindustrializzazione a tutela dei 149 lavoratori. Soddisfatta la Fiom: «Ora la parola passa ai lavoratori che dovranno esprimersi attraverso il referendum sull’ipotesi d’intesa»
Dopo una maratona di confronto tra l’azienda e le organizzazioni sindacali durata due giorni, è stato firmato al Mimit la scorsa notte l’accordo per Electrolux. «Abbiamo raggiunto l’obiettivo: un accordo che tutela i lavoratori e salvaguarda tutti gli stabilimenti di Electrolux in Italia, con oltre 100 milioni di euro di investimenti per garantire prospettive produttive di lungo periodo» ha dichiarato all’Ansa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.
Il nuovo piano industriale della multinazionale svedese, siglato all’1,10 di stanotte, fissa una produzione di circa 3,2 milioni di pezzi annui a fine piano e considera strategici gli stabilimenti italiani e fa scendere i 1.719 esuberi inizialmente annunciati a 902 uscite su base volontaria. Il sito di Cerreto d’Esi non chiuderà ma manterrà la produzione, con volumi in linea con quelli attuali e con la media degli ultimi anni, in vista della soluzione di reindustrializzazione a tutela dei 149 lavoratori.
Per Samuele Lodi, segretario generale Fiom-Cgil e Barbara Tibaldi, segretaria nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore elettrodomestico è stato raggiunto un accordo «che garantisce la continuità produttiva, riduce gli esuberi e favorisce il ricambio occupazionale. Dopo due giorni di trattativa al Mimit, è stato raggiunto l’accordo tra Governo, Electrolux e organizzazioni sindacali. La lotta delle lavoratrici e dei lavoratori di questi mesi ha determinato un importante risultato. Con l’ipotesi di accordo raggiunta si riduce il numero di eccedenze, inizialmente previsto dall’azienda pari a 1700, scendendo a 918. Saranno 390 le uscite volontarie incentivate tra gli operai di produzione, 16 tra gli operai di ricerca e sviluppo e 512 tra gli impiegati, con la previsione anche del turn over se, per qualsiasi motivo, dovessero uscire più lavoratori rispetto i numeri concordati: le sostituzioni così previste daranno priorità a quei lavoratori che negli ultimi 2 anni hanno lavorato in Electrolux con contratti precari».
Sono stati definiti anche gli incentivi per le uscite incentivate. Inoltre, gli investimenti passano da 90 a 100 milioni, di cui 72% di prodotto e 28% di processo. Entrando nei dettagli, i segretario Fiom spiegano che «si è convenuto che saranno realizzate 140mila lavasciuga a Porcia, mantenendo la produzione degli attuali modelli di lavatrici fino alla fine del piano; quest’ultimo era uno dei punti su cui si erano registrate le maggiori distanze nella trattativa. Su nostra richiesta, il Governo si è impegnato a rifinanziare i contratti di espansione, per prevedere nuove assunzioni e potenziare il ricambio generazionale.
Riguardo al sito di Cerreto D’Esi, viene garantita la continuità produttiva e occupazionale fino alla definizione e attuazione di un piano di reindustrializzazione che dovrà essere concordato. Esprimiamo soddisfazione per l’ipotesi di accordo che costituisce un passo avanti importante nella risoluzione della vertenza al fine garantire l’occupazione di tutti gli stabilimenti – Cerreto D’Esi, Forlì, Porcia e Pordenone, Solaro, Susegana – e la produzione nel settore dell’elettrodomestico del nostro Paese e che respinge il piano di dismissione e disimpegno che l’azienda ha provato ad imporre. Le parti hanno convenuto anche di monitorare l’andamento degli impegni presi e degli organici nei singoli siti ogni 3 mesi. Ora la parola passa alle lavoratrici e ai lavoratori che dovranno esprimersi attraverso il referendum sull’ipotesi di accordo. Resta la necessità di prevedere politiche industriali per il settore dell’elettrodomestico anche a livello nazionale ed europeo per garantire prospettive ad un settore che sta soffrendo molto in Italia e in Europa» concludono Lodi e Tibaldi.


