«Pista d’atletica all’Helvia Recina:
dopo i lavori già criticità importanti,
fra un paio d’anni sarà inutilizzabile»

MACERATA - Il grido d'allarme di Fabrizio Giorgi, storico rappresentante dell'atletica cittadina, sulle condizioni dello stadio, il cui restyling è stato completato a luglio scorso grazie a 4,4 milioni di fondi Pnrr: «Pista danneggiata, il pistino si allaga e la copertura non è mobile, gli spogliatoi sono già nuovamente invasi dall'umidità: chi di dovere intervenga»

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Lavori conclusi da tre mesi e già lo stadio Helvia Recina Pino Brizi presenta criticità così importanti che «porteranno nel giro di un paio di anni a non poter essere più utilizzato dall’atletica leggera». A lanciare l’allarme è Fabrizio Giorgi, storico rappresentante dell’atletica cittadina, che ha notato diverse problematiche nonostante per il restyling della struttura sia stato completato da poco, con un investimento di 4,4 milioni di fondi Pnrr.

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I buchi causati dalle scarpe chiodate sulla pista

«Problemi che sono già emersi e che dovrebbero richiedere l’intervento del responsabile dell’Ufficio tecnico affinché la ditta che ha effettuato i lavori provveda immediatamente a sistemare, e con risultati duraturi nel tempo, quanto sotto gli occhi di tutti – afferma Giorgi – cominciamo dalle due pedane riservate alla gara del giavellotto, che presentano delle fessure che, oltre a far penetrare la pioggia e l’acqua con cui si annaffia il manto erboso, da qui a poco non permetteranno agli atleti di lanciare l’attrezzo. Stessa situazione si presenta, anche se in misura leggermente inferiore, nella pedana del salto in alto. Altri inizi di problemi legati all’utilizzo delle scarpe chiodate, usate sia dai velocisti che dai mezzofondisti, si stanno presentando su tutti i punti di partenza: 100, 200, 300, 400 metri e sulle pedane dei salti. Come non pensare ad un “difetto d’opera”, visti gli stessi problemi presenti in più parti del manto gommoso?».

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Il pistino coperto bagnato

Situazione critica anche per il pistino coperto dietro la tribuna. «I problemi sono concatenati – nota Giorgi – si parte dalla sua sistemazione e si finisce sul solito manto di gomma. Innanzitutto il lavoro è stato fatto non a “regola d’arte” e quindi quando piove, poco o tanto che sia, l’acqua penetra sulle tre corsie ed il manto si sta già scollando. Inoltre, stante lo spazio esistente, chi lo ha progettato ha fatto altri due fondamentali errori: non ha previsto di fare una via laterale dove camminare e recuperare la partenza, con gravi rischi di incidente per chi dovesse affacciarsi dalle porte laterali e l’impossibilità di poter usufruire di tutte e tre le corsie, e poi ha reso impossibile adoperarlo nel periodo estivo poiché non è stato prevista una copertura elettronica e quindi deve restare sempre chiusa, creando una ulteriore difficoltà poiché così si emarginano tutti coloro che si esercitano e gareggiano nel lancio del disco, specialità nella quale c’è una maceratese che quest’anno ha “solo” vinto due titoli Italiani giovanili, e nel lancio del martello. Inoltre non c’è alcuna possibilità per gli spettatori di godersi le gare».

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Il pistino scollato

Quindi, gli spogliatoi. «Praticamente si è data una imbiancata e infatti il rivestimento della gradinata per bloccare le infiltrazioni non produce già più nessun effetto, l’umidità è tornata a farla da padrone e tutti i muri si scrostano – aggiunge Giorgi – ancora peggio è quello che si vede nelle due sale riservate alla caldaia ed all’impianto idrico. E poi ci sono altre due altre perle da mostrare: la situazione del retro tribuna quando piove dell’esterno della sesta corsia, dove un tempo si faceva la corsa di riscaldamento, con inoltre le targhette rotte fin da subito».

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Una delle targhette rotta

L’analisi di Giorgi passa poi dai particolari al quadro generale. «L’appalto per la ristrutturazione viene vinto con un ribasso del 5% sulla base d’asta di partenza, poi per una variante viene riconosciuto un incremento del 5,8%, creando addirittura una spesa superiore dello 0,8% sull’importo iniziale per problemi che non sono inattesi ed inaspettati, ma cronici all’Helvia Recina, come l’acqua che cade negli spogliatoi – continua – basta ascoltare in uno dei consigli comunali cosa affermava Giordano Ripa, quando era ancora nella maggioranza. Oppure il muro che stava cedendo in fondo alla gradinata verso la curva nord o la pista che aveva un dislivello di oltre 5 centimetri in curva sud. Un dislivello che deriva da un problema che, se fosse stato affrontato con raziocinio nel 2018, quando avvennero i primi cedimenti, ora avrebbe fatto sì che la vecchia pista di atletica, risalente al 2011, sarebbe stata ancora perfettamente funzionale, stanti la caratura della ditta che allora fece il manto ed il materiale usato. Le infiltrazioni di acqua sono dovute al fatto che l’Helvia Recina è allocato sotto via due Fonti (nomen omen) e l’acqua che scorre doveva essere convogliata verso l’antistadio; invece con le nuove costruzioni non si è fatto nulla di ciò ed i pozzi sotto la curva sud ne sono la diretta conseguenza. I molti pali che sono serviti a sistemare la curva però non hanno portato a risolvere definitivamente il problema e l’acqua troverà, prima o poi, un altro modo per infilarsi».

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Le prime crepe negli spogliatoi appena ritinteggiati

E’ strano, secondo Giorgi, che non si siano pensati diversi interventi. «In primis, ad allocare i nuovi spogliatoi in altre parti, ad esempio di fianco alla partenza dei 110 a ostacoli o sotto la gradinata, senza dover abbattere 17 pini e cosa ancora più importante, con una spesa nettamente inferiore a quella del progetto eseguito; si doveva autorizzare la messa in opera di un impianto fotovoltaico sopra tutta la tribuna e tutta la superficie del nuovo spogliatoio, peraltro usato esclusivamente del calcio non si sa per quale motivo. Si doveva vigilare sulla realizzazione e la sistemazione del manto gommoso e  verificare l’opera di realizzazione del pistino dietro la tribuna e infine non dare il proprio assenso alla messa dei ledwall così ora sistemati invece di allocarli all’esterno della pista in modo da non togliere la visuale del rettilineo sotto le gradinate sia durante le gare sia in tutti gli allenamenti quotidiani dell’atletica così come agli spettatori, durante le partite di calcio, divenendo anche pericolosi per gli stessi calciatori non rispettando quanto scritto nei regolamenti. Inoltre si sarebbe dovuta sollecitare la rimessa in essere della trasparenza della panchina della Maceratese e a regolarizzare l’altezza dei sedili. Spero che questo grido di allarme non resti campato in aria e che intervenire chi di dovere».

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La panchina del campo da calcio

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I ledwall

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I locali riservati agli impianti


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