(Video) Ciarapica esulta, Troiani attacca,
Ruffini avverte: «Sindaco di minoranza».
Squadroni: «Il voto mi ricolloca nel centrodestra»
CIVITANOVA - Undici favorevoli e sei astensioni nella maggioranza, mancato per due voti il quorum per interrompere anticipatamente la legislatura. Le dichiarazioni dei protagonisti al termine del Consiglio comunale restituiscono un quadro di alleanze fragili e posizioni difficili da conciliare, a partire da Fratelli d'Italia (Videointerviste)

Da sinistra: Fausto Troiani, Silvia Squadroni, Andrea Ruffini, Fabrizio Ciarapica e Pierpaolo Turchi
di Laura Boccanera (foto di Federico De Marco)
«La maggioranza va avanti». Stanotte Ciarapica ha dormito un sonno profondo e ristoratore e si è risvegliato ancora sindaco della città dopo il fallimento della mozione di sfiducia. E ora, archiviato uno dei Consigli comunali più anomali della storia recente della città (iniziato con una lite accesa “scortata” da sei body guard tra l’avvocato Alberto Feliziani e Paolo Biancucci) il primo cittadino ha ancora sei mesi di governo della città (che diventerebbero 9 se le elezioni comunali saranno accorpate alle politiche). L’unico vero vincitore della serata infatti è proprio Ciarapica: ha dimostrato che può cambiare partito, può fare un rimpasto togliendo deleghe, può non assecondare le richieste di Fratelli d’Italia eppure riesce ad uscirne. Chapeau.

Fabrizio Ciarapica, sopravvissuto alla mozione di sfiducia
E infatti a fine serata gongola: «Alla fine quello che conta sono sempre i numeri e stasera il Consiglio comunale ha dimostrato chiaramente che ha una volontà di andare avanti», sostiene Ciarapica. Per il sindaco, chi non ha votato la sfiducia ha di fatto confermato la fiducia all’amministrazione. Una lettura un po’ troppo ottimistica che si scontra con le parole pronunciate in aula dal capogruppo di Fratelli d’Italia Andrea Ruffini, secondo il quale il primo cittadino è ormai «sindaco di minoranza nella sua stessa maggioranza». Ciarapica ridimensiona la portata dell’intervento di Fratelli d’Italia, che in aula ha contestato il suo metodo e la gestione della sicurezza, pur scegliendo di non votare a favore della sfiducia. «È una posizione che poteva esserci, soprattutto perché riflette una situazione nazionale e non locale. Il voto di astensione non è un voto a favore della mozione, è un voto contrario», osserva, dicendosi convinto che l’amministrazione arriverà alla fine della legislatura e punta invece il dito contro chi, pur provenendo dal centrodestra, ha sostenuto la mozione.

Il consigliere Pierpaolo Turchi (Futuro Nazionale) mentre in aula contesta con la rassegna stampa le ragioni della mozione presentata da minoranza (esclusa Squadroni) e Vince Civitanova
Dello stesso avviso anche Pierpaolo Turchi, ora braccio destro del sindaco in Futuro Nazionale che dà una lettura diversa del “tradimento”, non di Ciarapica verso la sua maggioranza, ma di Vince Civitanova: «Sostenere una mozione da parte di membri del centrodestra solo perché il sindaco ha aderito a un partito nazionale piuttosto che ad un altro mi sembra veramente ridicolo. Vince Civitanova ha firmato la mozione non perché Ciarapica è passato a Futuro Nazionale, ma perché non ha assecondato la loro richiesta di sostituire Morresi in giunta. Stasera abbiamo dimostrato comunque, nonostante le astensioni, che questa città vuole andare avanti fino alla fine della legislatura». Un capitolo a parte merita Fratelli d’Italia.

Andrea Ruffini capogruppo di Fratelli d’Italia mentre legge l’intervento in cui critica l’operato di Ciarapica annunciando però l’astensione del gruppo
Il capogruppo di FdI Andrea Ruffini, al centro dell’aspra polemica sul bando per l’ottenimento dei fondi pubblici regionali, ha fatto l’intervento più duro politicamente di tutta l’aula. Eppure l’astensione, soprattutto dopo l’invito del coordinatore comunale e del consigliere regionale Pierpaolo Borroni (presente in sala) è apparsa ai più come una posizione pilatesca. La distanza tra le parole di Fratelli d’Italia e il voto di astensione resta infatti il nodo politico della vicenda. Ruffini ribadisce che il partito ha una linea precisa e che le critiche al sindaco non sono venute meno. «Non c’è alcuna discrepanza fra parole e atti, noi critichiamo varie scelte fatte dal sindaco ma abbiamo delle priorità come il Paolo Ricci, la Bolkestein. L’astensione non è una spaccatura in Fratelli d’Italia, ho ribadito le posizioni di Pettinelli e Borroni. Abbiamo la nostra linea e andiamo avanti su quella».

Silvia Squadroni (Siamo Civitanova), un voto contrario che la riporta nel centrodestra privo di Vince Civitanova
Più complessa la lettura del cambio di prospettiva di Silvia Squadroni: con Siamo Civitanova facente parte della “minoranza non dell’opposizione” come fin dall’inizio del suo ruolo aveva specificato ieri ha si ritrova ora in maggioranza. Se non fosse stato assente Nicolò Renzi (di cui fra poco parleremo) il suo voto sarebbe stato determinante per salvare Ciarapica. Da qui l’accusa di essere divenuta la stampella di questa amministrazione. Le ragioni del suo voto però sono intimamente legate al percorso di Vince Civitanova e al veto su Fausto Troiani paragonato addirittura ai nazisti. «Il voto mi ricolloca nel centrodestra, dove ho scelto di stare insieme a Siamo Civitanova già nell’agosto dell’anno scorso, quando ho parlato con tutto il gruppo per candidarmi in appoggio al governatore Francesco Acquaroli», spiega.

I bodyguard portati in aula da Alberto Feliziani per lui e Silvia Squadroni (alla loro sinistra)
Un percorso che, precisa, non significa un sostegno incondizionato all’attuale amministrazione. «C’è molto da fare nel centrodestra», afferma la consigliera, che distingue tra chi vuole cambiare passo e chi, a suo giudizio, fatica a prendere le distanze da Vince Civitanova, formazione che definisce «l’anima nera di questa amministrazione». L’auspicio è che nei prossimi mesi la maggioranza riconosca la necessità di una discontinuità. Squadroni respinge inoltre le accuse di aver tradito l’opposizione e ricostruisce il percorso della mozione, ricordando di aver firmato quella presentata ad aprile. La scelta di non votarla in aula, spiega, è legata al rifiuto di un accordo con Vince Civitanova. «Fare il patto con il diavolo alla fine ti mangia l’anima. Il Pd non doveva fare il patto con Vince Civitanova perché è aberrante sentir parlare e sentir dire che il fine giustifica i mezzi. Come ho già detto, estremizzando, anche i nazisti avevano un fine e hanno usato come mezzo lo sterminio di un popolo. Mai, mai si può usare come mezzo per raggiungere un fine persone, valori, metodi che non si condividono o che ci offendono profondamente nell’anima e nella dignità. Pertanto fare un patto con questa gente che oltre che politicamente urbanisticamente ha stuprato Civitanova è fare il patto con il diavolo», sostiene, contestando duramente il gruppo di Fausto Troiani e le sue modalità politiche. Una posizione non condivisa però da Giuseppe Lepretti che fin da subito non ha seguito la capogruppo della sua civica rimanendo pienamente all’interno dell’opposizione e non abbracciando la battaglia ideologica (tanto che ha anche votato a favore della mozione).

Fausto Troiani
Anche Fausto Troiani torna sulla rottura con Ciarapica e ammette che Vince Civitanova avrebbe dovuto lasciare prima il governo cittadino. «La spina probabilmente doveva essere staccata prima», afferma, ricordando il momento in cui, nel 2024, il sindaco congelò l’assessora Roberta Belletti. In quella fase, sostiene, il gruppo avrebbe dovuto uscire dall’amministrazione, ma non dal centrodestra: «Ci hanno votato gli elettori di centrodestra e siamo stati e saremo ancora convintamente nel centrodestra. L’amministrazione è un’altra cosa, gestita male». Troiani torna anche sulla gestione dell’urbanistica, respingendo l’idea che le responsabilità delle scelte compiute siano riconducibili soltanto a Vince Civitanova e all’assessora Belletti. «Vince Civitanova avendo l’assessore ha fatto da parafulmine a quella che era la giunta e soprattutto a quelle che erano le volontà del sindaco, perché il sindaco è stato sempre molto presente nei lavori dell’urbanistica, soprattutto per certe varianti. Ora, se noi andiamo a vedere tutti i lavori fatti, le varianti richieste e fatte, c’è per l’80% un unico nome. Adesso, ad esempio come diceva giustamente Gismondi, il palazzo che verrà fatto all’ex Donoma, se verrà fatto, anche lì c’è il nome del tecnico di Forza Italia».

Affida ad un post Francesco Micucci il commento post voto: «Ho visto un sindaco votarsi la fiducia da solo senza neanche il buon gusto di astenersi, una maggioranza ridotta da 15 a 6 festeggiare la vittoria. Ho visto gente firmare una mozione e poi non presentarsi al voto, gente presentarsi alle elezioni di qua, poi votare di là. Ho visto un piccolo uomo chiuso in un grande armadio nero a 6 ante, ho visto partiti azzoppare il sindaco, ma poi tenerlo in piedi e un sindaco che zoppicava ricevere in dono una stampella. Ho visto il sindaco rimuovere assessori per aver cambiato partito e lui no. Ho visto un sindaco veder deragliare due treni per Ancona provare a prendere un treno per Roma».

Francesco Micucci capogruppo Pd
Infine Nicolò Renzi: uscito da Forza Italia, ha aderito a Vince Civitanova per poi uscirne e rimanere fra gli indipendenti (ma sarebbe ancora in FI in quanto iscritto a Porto Sant’Elpidio). Firma la mozione di sfiducia assieme agli altri 3 della maggioranza, sigla anche un comunicato in cui assicura che ci sarà e voterà a favore e poi non si presenta. Il risultato finale è il mancato raggiungimento del quorum che era di 13 voti su 25 consiglieri. I favorevoli si sono fermati ad 11. Non sarebbe comunque bastato il suo voto senza quello della Squadroni per far cadere Ciarapica, ma anche in questo caso le parole hanno preso il sopravvento sulle azioni.

Usare l’iperbole per giustificare l’incomprensibile, denota come minimo l’imbarazzo della scelta.
Politicamente parlando, porre fine ad uno strazio anche facendo specifico accordo con il diavolo, risulta mestamente più accettabile piuttosto che menare il can per l’aia ancora.
Tanto l’anima è già perduta, metaforicamente parlando…
A Civitanova i grandi imprenditori attivi nell’edilizia si contano su una sola mano senza necessità di usarne tutte le dita.
Un antiemetico, urgente!