Morgan apre Lunaria
e omaggia Leopardi:
«Un genio assoluto»
RECANATI - L’artista ha inaugurato la rassegna estiva di Musicultura nel cortile gremito di Palazzo Venieri con un concerto al pianoforte tra canzone d’autore, letteratura e riflessioni sulla poesia di Leopardi: «Purtroppo quando si è un genio in un sistema di mediocri si finisce per essere ostacolati e diventare bersaglio di attacchi»

Un pianoforte, la voce, i versi di Leopardi e una lunga narrazione fatta di musica e pensiero. È iniziata così Lunaria 2026, la rassegna di Musicultura che ieri sera ha affidato a Morgan il compito di inaugurare l’edizione estiva nel cuore di Recanati. Nel cortile di Palazzo Venieri, davanti a un pubblico numeroso e partecipe, l’artista ha costruito un viaggio tra canzone d’autore, letteratura e libertà creativa, nel segno del poeta dell’Infinito.
«Recanati è la patria della poesia: qui si respira un’aria meravigliosa, rara di questi tempi; la poesia di Leopardi è modernissima e infinitamente potente”, il tributo di Morgan, al secolo Marco Castoldi, alla città leopardiana».

Per quasi due ore Morgan ha alternato pianoforte, voce, racconti e riflessioni, in un flusso continuo di musica e parole, mettendo in mostra tutto il suo straordinario talento artistico. «C’è una canzone molto bella scritta da Gaber che parla proprio di Recanati», ha ricordato Morgan, lasciando scorrere al pianoforte le note di “Benvenuto il luogo dove”, il brano del 1984 firmato da Giorgio Gaber e Sandro Luporini, che nel testo celebra simbolicamente la città leopardiana.
Tra gli applausi scroscianti, l’artista ha poi proposto la sua iconica “Altrove”, primo singolo della carriera solista tratto dall’album Canzoni dell’appartamento (2003), definita dalla rivista Rolling Stone la più bella canzone del millennio.
Al centro della serata la poesia e la figura di Giacomo Leopardi: «Era un uomo straordinariamente affascinante, ma ancora oggi sconta una narrazione deformata della sua immagine, purtroppo quando si è un genio in un sistema di mediocri si finisce per essere ostacolati e diventare bersaglio di attacchi», ha detto Morgan prima di recitare la celebre poesia de “L’infinito”.

Nel solco dei “ribelli” della musica, Morgan ha evocato figure come Beethoven e Gino Paoli, soffermandosi sulla libertà espressiva del cantautore genovese, capace di modellare la parola sul respiro e sull’emozione. Un concetto espresso anche attraverso l’interpretazione di “Il cielo in una stanza”.
Non è mancato un omaggio a Umberto Bindi: «Un personaggio problematico ma bravo, la stessa cosa che dicono di me», ha sottolineato Morgan con ironia sulle note de “Il mio mondo” (1963), scritto insieme a Paoli.
Nel corso del concerto musica e letteratura si sono fuse continuamente: Morgan ha citato i versi di “A Silvia” di Leopardi e il V canto dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri, restituendo tutta la tensione tragica dell’amore di Paolo e Francesca, sospeso tra passione e dannazione eterna. “La poesia suscita emozione e partecipazione, ma oggi viviamo nell’indifferenza, incapaci di commuoverci e concentrati solo sul denaro – ha affermato l’artista – «È attraverso la poesia e la bellezza che possiamo ritrovare consapevolezza e libertà. Dare valore alla poesia significa avvicinarsi al senso della vita. Grazie Leopardi, genio assoluto». Un pensiero che si è posato sulle note de “Il tempo passò” (1962) di Luigi Tenco, brano nel quale Morgan ha riconosciuto una profonda affinità con l’universo leopardiano.

Tra i riferimenti anche Ovidio e il mito di Narciso, fonte d’ispirazione per “La storia d’amore e vanità”, scritta per la colonna sonora del film Il siero della vanità (2004). Morgan ha poi proseguito proponendo alcuni dei brani più iconici della sua carriera, come “Cieli neri” (1998) dei Bluvertigo e “Amore assurdo” (2007). Gran finale con “Il destino cattivo” (2014), costruito sulle note della Sonata per pianoforte n.8 di Beethoven.
A chiudere la serata, tra applausi intensi e partecipati, l’invito di Morgan “Free Palestine”, con cui l’artista ha voluto condividere con il pubblico un messaggio di umanità e solidarietà.
Partner storico di Lunaria, la Banca di Credito Cooperativo di Recanati e Colmurano, che ha preso parte alla serata inaugurale con il presidente Gabriele Brandoni e il direttore generale Davide Celani, confermando la vicinanza e il sostegno alla rassegna.

«Recanati ha avuto l’onore di inaugurare Lunaria con una serata di grande spessore, animata dalla cultura musicale di Morgan, artista a tutto tondo che ha donato alla città uno spettacolo sospeso tra musica, canzone d’autore e poesia, reinterpretate attraverso la sua sensibilità – ha dichiarato il sindaco Emanuele Pepa alla fine del concerto -. Con il suo stile libero e imprevedibile, capace di nascere anche nell’immediatezza del momento, Morgan ha dato vita a una performance intensa e coinvolgente, lasciando nel pubblico la sensazione di aver preso parte a un’esperienza unica e profondamente emozionante».
Prossimi appuntamenti con Lunaria: il 15 luglio al Chiostro di Sant’Agostino con Sandro Veronesi e Valeria Solarino e l’opening di Giulia Trovò; il 17 luglio con Giorgio Poi nella Piazzola del Sabato del Villaggio; il 24 luglio con Dimartino al Colle dell’Infinito; il 29 luglio in Piazza Leopardi con il concerto dei Tiromancino; l’11 settembre al Castello di Montefiore con il vincitore assoluto di Musicultura 2026 Claudio Covato insieme alla band XGIOVE.
Ode alla Pura Poesia
Tu, geroglifico alto, sigillo di pietra
che il vento non consuma e il tempo non legge,
stai nell’aria come un angelo fermo
tra due respiri del mondo.
Pura poesia, non suono, non canto,
ma incisione di luce su oscurità viva:
linee che tagliano il visibile
e aprono ferite da cui esce destino.
Chi ti guarda con occhi di oggi
vede soltanto figure mute,
curve di uccelli che non volano più,
corpi di dei senza nome.
Ma chi è stato scelto – oh, non scelto,
ma trafitto – sente la chiave girare
dentro il petto, nel punto esatto
dove il cuore ha imparato a sanguinare
in silenzio.
Allora le pietre parlano.
Allora i segni si sciolgono come neve
sotto un sole che non è di questo cielo,
e la frase intera si rivela:
non senso, ma ordine di eternità.
Tu sei la scrittura che precede la mano,
il verso che precede la voce.
Noi siamo soltanto la polvere
che si solleva quando tu passi,
e in quella polvere, per un istante,
si disegna il profilo del nostro morire
che è anche il nostro unico nascere.
O tu, inaccessibile,
decifrabile solo nella lingua
che il destino parla a chi non chiede,
resta sigillo.
Restaci enigma.
Perché solo chi non ti possiede del tutto
può essere posseduto da te
fino all’osso dell’anima.
E allora, finalmente,
la vita intera diventa
il lento, tremendo,
meraviglioso
decifrarci.