
Dario Fabbri a Macerata
Il teatro della Filarmonica di Macerata ha ospitato ieri la conferenza di Dario Fabbri, analista geopolitico e direttore della rivista “Domino”, per la presentazione del suo libro “Il destino dei popoli”. L’evento, organizzato dal Rotary Club Macerata “Matteo Ricci”, ha registrato una grande partecipazione.

Fabbri ha aperto ponendo al centro la demografia come fattore determinante della politica internazionale. L’invecchiamento della popolazione italiana, con un’età media di 48 anni – la più alta al mondo – è stato posto in contrasto con i 37 anni degli Stati Uniti e le cifre ancora più basse di paesi come l’Iran, dove la maggioranza schiacciante ha meno di 35 anni. Nelle società dove i giovani sono minoranza, tendono ad assumere i comportamenti della maggioranza più anziana. Questo spiegherebbe l’orientamento delle nuove generazioni italiane verso sicurezza, stabilità lavorativa e qualità della vita. Al contrario, dove i giovani costituiscono la maggioranza demografica, emergono dinamiche diverse, caratterizzate da tensioni generazionali e proiezione verso il futuro.

Il nucleo centrale ha riguardato l’Iran come esempio di “geopolitica umana” – un approccio che colloca i popoli, con i loro miti e narrazioni identitarie, al centro della comprensione degli eventi internazionali. Fabbri ha decostruito la visione monolitica dell’Iran, evidenziando le profonde stratificazioni etniche e storiche.

Ampio spazio è stato dedicato all’intervento israeliano-americano in Iran e ai suoi risultati limitati. Gli obiettivi strategici – disattivazione del programma nucleare, neutralizzazione delle capacità missilistiche, rovesciamento del regime – sono rimasti sostanzialmente irrealizzati. Le infrastrutture nucleari, in gran parte sotterranee e fortificate, non avrebbero subito danni decisivi. La capacità missilistica iraniana, basata su tecnologie semplici ma efficaci come i droni Shahed, continuerebbe a rappresentare una minaccia asimmetrica, dato l’enorme differenziale di costo tra sistemi d’attacco iraniani e difensivi occidentali. Particolare rilievo è stato dato allo Stretto di Hormuz. Il controllo di questo passaggio, attraverso cui transita una quota significativa degli idrocarburi mondiali, rappresenta un elemento fondamentale del sistema di egemonia marittima su cui si fonda l’ordine globale americano. Il fatto che questo controllo resti contestato costituirebbe una sconfitta strategica di lungo periodo. Fabbri ha concluso con riflessioni di metodo. Ha sottolineato come la formazione accademica occidentale in relazioni internazionali trascuri discipline fondamentali: antropologia culturale, studio approfondito delle lingue, storia comparata delle civiltà. Questa lacuna porterebbe a interpretare gli eventi attraverso categorie esclusivamente occidentali, producendo incomprensioni sistematiche.

Ha proposto esempi di come la stessa Seconda Guerra Mondiale sia ricordata in modi radicalmente diversi in Russia (“Grande Guerra Patriottica”) e in Cina (conflitto esteso dal 1939 al 1949), evidenziando come senza prospettive multiple sia impossibile comprendere le dinamiche globali.

Al termine si è aperta una sessione che ha permesso al pubblico di approfondire temi trattati e sollecitare ulteriori riflessioni sull’attualità geopolitica. Il presidente Tobia Sardellini, ha ricordato come «l’evento si inscrive nella prima area d’azione del Rotary International – la costruzione della pace e la prevenzione dei conflitti – partendo dalla convinzione che per costruire la pace sia innanzitutto necessario discernere e comprendere».
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