«Unicam è la nostra Oxford:
se fusione deve essere,
si concentri tutto a Camerino»

DIBATTITO - Il circolo camerte di Fratelli d'Italia lancia la provocazione: «Se proprio si volesse seguire la logica dell'accorpamento, allora la politica dovrebbe avere il coraggio di premiare la storicità e il merito». Giacomo Rossi, vicepresidente del Consiglio regionale: «Trattenere e valorizzare la storia centenaria di ogni realtà, invece di fonderle»

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rettorato campus unicamNon scalda i cuori l’ipotesi di accorpare i quattro atenei marchigiani e le prime voci per il no arrivano dalla maggioranza.

Da Camerino si levano gli scudi di Fratelli d’Italia. «La storia recente delle Marche ci insegna una lezione amara: ogni volta che si è parlato di “accorpamento” o “unificazione” dei servizi, il risultato per le aree interne è stato uno solo: la spoliazione – fa sapere il circolo camerte – lo abbiamo visto con la sanità dell’Asur e con i servizi agli studenti dell’Erdis. Oggi, chi propone l’università unica sta preparando il terreno per l’ennesima depredazione ai danni del più piccolo. L’Università di Camerino non è un “costo da ottimizzare”, ma un’istituzione con quasi sette secoli di storia che rappresenta il cuore pulsante e la funzione sociale di un intero settore dell’Appennino. Proporre una fusione in nome della “massa critica” è una visione ragionieristica che ignora la realtà: Unicam è il motore della ricostruzione post-sisma. Senza l’autonomia del suo ateneo, Camerino e l’entroterra maceratese rischierebbero un lento e inesorabile spegnimento».

Quindi, la provocazione: «Se proprio si volesse seguire la logica dell’accorpamento – prosegue la nota di Fdi – allora la politica dovrebbe avere il coraggio di premiare la storicità e il merito: si chiudano le sedi nate per ultime e si concentri tutto su Camerino, la nostra “città-università” per eccellenza. Ma la verità è che il mondo ci insegna l’esatto opposto della centralizzazione: le più grandi eccellenze globali non nascono nel caos delle metropoli, ma in centri a misura d’uomo. Pensiamo a Oxford e Cambridge nel Regno Unito, a Heidelberg in Germania, o a Princeton e Yale negli Stati Uniti: università che hanno fatto della simbiosi con una città piccola la loro forza mondiale. Camerino è la nostra Oxford, un modello di “città a misura di studente” che non ha nulla da invidiare ai grandi poli anonimi. Per queste ragioni, Fratelli d’Italia ribadisce che la politica per le aree interne e i comuni montani non può prescindere dalla tutela dei suoi presidi di eccellenza. Chiediamo una collaborazione leale tra gli atenei marchigiani che valorizzi le singole identità, senza cedere a logiche accentratrici che finirebbero per allontanare le scelte strategiche dal nostro territorio. Difendere l’autonomia di Unicam significa garantire un futuro di qualità alle nostre montagne e alle prossime generazioni di studenti: una risorsa preziosa che le Marche non possono permettersi di dissipare».

Parole di chiusura anche da Giacomo Rossi, vicepresidente del Consiglio regionale. «Nel dibattito che si sta aprendo sull’idea di unire le università marchigiane, credo sia necessario porsi una domanda di fondo: siamo davvero sicuri che una simile operazione porterebbe vantaggi superiori rispetto al valore aggiunto che ciascun ateneo dà ai propri territori? Ciascuna delle università delle Marche rappresenta un presidio culturale, ma anche economico e sociale fondamentale per le città e le comunità che le ospitano – evidenzia Rossi – questi processi vengono descritti come “razionalizzazione” o “ottimizzazione”. Tuttavia nascondono un rischio concreto di accentramento che può, al contrario, indebolire gli atenei e di conseguenza le realtà locali con le quali nel tempo si sono costruiti forti legami: viviamo un momento storico complicato, in cui ogni specificità territoriale che porta ricchezza, anche culturale, va difesa con tutte le forze. Questa deve essere la nostra sfida politica: trattenere e valorizzare la storia centenaria dei nostri atenei, invece di accorparli. Vanno piuttosto favorite le collaborazioni tramite il coinvolgimento attivo e i progetti comuni, laddove utili, ma evitare operazioni che rischiano di trasformarsi in impoverimento di opportunità accademiche per i giovani e i territori già messi a dura prova sotto tanti punti di vista».

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