
Il presidente della Regione Francesco Acquaroli
di Marco Pagliariccio
«Sto continuando a seguire da vicino la vicenda, ma il Ministro Roberto Calderoli ha già chiarito che non ci saranno penalizzazioni per i Comuni che non rientrano più tra quelli montani e che ai criteri adottati se ne affiancheranno di altri di tipo socioeconomico». È stato il presidente della Regione Francesco Acquaroli a fare il punto della situazione sulla questione della riclassificazione dei Comuni montani, che vede declassati 29 centri della regione tra cui sette maceratesi (Belforte, Cingoli, Colmurano, Loro Piceno, Sant’Angelo in Pontano, Tolentino e Treia), in risposta alla mozione (poi respinta) presentata dal consigliere Pd Enrico Piergallini e dalla 5 Stelle Marta Ruggeri.
Acquaroli ha definito l’atto “superato” (d’altronde, era stato presentato lo scorso 25 novembre) e ha voluto rassicurare i tanti sindaci presenti tra il pubblico in primis sulla questione dei servizi, nodo cruciale che si collega alla declassazione. «Sono altre leggi che regolamentano i servizi e il dimensionamento scolastico – ha precisato Acquaroli – inoltre al criterio di definizione di Comune montano, il Governo aggiungerà dei criteri socioeconomico. Ci sono realtà montane che non possono essere considerate svantaggiate per particolari condizioni turistiche, di accoglienza, di agricoltura, anzi, magari sono addirittura dei modelli virtuosi. Capisco che il tema sia particolarmente sentito. E il Governo, dopo tanti anni di indifferenza, ha provato a metterci le mani».
Acquaroli ha ripercorso le vicende degli ultimi mesi. «Il Governo ha cercato di interpretare le emergenze che possono compromettere le attività essenziali di certe amministrazioni locali: penso a piccoli comuni di 70 abitanti e 70 chilometri quadrati di territorio dove in inverno c’è un metro di neve – ha spiegato il governatore – il Governo ha fatto una proposta, c’è stata una sollevazione ma Calderoli ha avuto una sensibilità unica, l’ho incontrato due volte e lo posso confermare. Ha detto di portare una proposta e la prenderà in considerazione, basta che la proposta non sia quella di lasciare tutto immutato. Gli assessori della nostra regione hanno fatto il possibile per salvaguardare i Comuni che erano già tra quelli montani: quando è uscito l’elenco abbiamo scoperto però che c’erano comuni che non erano considerati montani che sono rientrati nella nuova classificazione e altri che ne sono usciti. Spero che quantomeno il dolo su questo non ci sia imputato, anzi».
Semmai, su quest’ultimo punto, il problema è di chi, come il presidente del Consiglio Gianluca Pasqui, non appena approvata la nuova legge esultava per il risultato raggiunto (leggi l’articolo). «Mi rendo conto che c’è un problema – ha ammesso Acquaroli – ma Calderoli ha mostrato una grande apertura, chiedendo che chi ha proposto i criteri utilizzati per la legge trovi un’altra quadra. Per cui il tema della mozione è già stato trattato e superato. Ora occorre parlare alla Conferenza della Regioni e all’Anci: serve un accordo in quelle sedi per creare una maggioranza utile ad approvare una nuova soluzione. So che è un lavoro che spetta a me, ma con l’aiuto di tutti, perché ci sono regioni coinvolte di tutti i colori politici. Bisogna tenere in conto delle specificità che tengono conto della sopravvivenza di certe comunità. Non ho fatto post né articoli perché ci sto lavorando ed è un tema difficile, perché una collina in più o meno in un territorio comunale può cambiare radicalmente le cose. Abbiamo ottenuto una speranza per ora, ma il lavoro continua».

L’incontro tra i consiglieri regionali di opposizione i sindaci dei 29 Comuni esclusi
L’opposizione però non ci sta e, di concerto con i sindaci dei 29 Comuni incontrati al termine della seduta, tuona contro lo stop alla mozione. «Il testo riprendeva integralmente l’appello rivolto da questi ultimi alla Regione per chiedere una revisione dei criteri varati dal governo Meloni. Un voto che segna un punto di non ritorno: la giunta Acquaroli ha scelto di non assumere alcuna posizione, lasciando mano libera al Governo nazionale e abbandonando i territori a una declassificazione che ignora la realtà geografica, sociale ed economica di molte aree interne marchigiane – affermano le forze di minoranza – ribadiamo con forza la volontà di continuare la battaglia a fianco dei sindaci e dare loro il nostro appoggio affinché si rivedano i criteri che hanno determinato questa inaccettabile situazione. Non si tratta, infatti, di una questione di colore politico, ma del futuro di tante comunità e dell’intero Appennino marchigiano: la posta in gioco è la tenuta demografica, sociale ed economica di un vasto territorio che rappresenta una risorsa fondamentale per tutta la Regione».
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